
Il 30 maggio si è concluso il secondo giorno di incontri per il 3° Open Meeting 2024. I Grandi Ospedali Italiani si confrontano per fare Sistema presso l’Università di Napoli Federico II, CESTEV, Facoltà di Biotecnologie, dove ho avuto il piacere di partecipare. La prima giornata, il 29 maggio, si è invece svolta all’AORN Cardarelli. Tra i moderatori di giovedì c’erano Margherita Salemme, Giornalista; Luca Telese, Giornalista; Ludovico Baldessin, Amministratore Delegato EDRA; Nino Cartabellotta, Presidente GIMBE. “Quali prospettive per i Grandi Ospedali nella Sanità del Futuro“: questo il tema del secondo giorno di incontri.
Infatti, la sanità italiana si è riunita per discutere di appropriatezza in chirurgia robotica, malattie rare, gestione in Pronto Soccorso dei codici di minore gravità e valore strategico della comunicazione. L’Open Meeting si riconferma dunque l’evento per eccellenza della discussione dello sviluppo della sanità italiana: un’occasione di confronto tra le diverse realtà sanitarie italiane che permette di trovare sempre nuovi spunti per un miglioramento continuo e che promuove la collaborazione tra istituzioni e tra i professionisti. L’evento è stato realizzato in partnership con con FIASO, Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere.
Ho avuto modo di affrontare l’argomento “Prospettive sanitarie del futuro” con Luca Telese, giornalista, saggista, autore televisivo, conduttore televisivo, conduttore radiofonico e opinionista italiano.
I Grandi Ospedali Italiani si confrontano per fare sistema, lei cosa si aspetta dal futuro del sistema sanitario italiano?
«È una partita complicata, ma decisiva per il futuro dell’Italia. Bisogna ridurre gli sprechi, salvare il servizio sanitario nazionale, provare ad usare la tecnologia e la ricerca per attutire il colpo del taglio dei finanziamenti della sanità che è la vera tragedia italiana».
Sostenibilità e digitalizzazione sono i nuovi trend italiani, Lei crede che si possano integrare questi due fattori nella sanità italiana?
«Assolutamente sì, ma se non si hanno le giuste risorse a disposizione, non si può raggiungere alcun risultato. Se un farmaco sperimentale, ad oggi, raggiunge ancora prezzi altissimi, ad esempio 250.000 euro per una terapia di un anno di un paziente, è ovvio che il beneficio straordinario che deriva dalla ricerca e dalle nuove cure rischia di essere annullato dai costi del sistema sanitario che diventano insostenibili».
Come vede la figura dei giovani in questo sistema sanitario?
«I giovani sono l’unica cosa che può funzionare. Trovo ridicolo che abbiamo riempito il PNRR, ed è importante, di nuovi progetti, nuove case di accoglienza, nuovi modelli di assistenza integrata ospedaliera, poi non abbiamo gli infermieri, non abbiamo i medici. Un ragazzo preferisce andare a fare il portantino in Olanda piuttosto che il barelliere a Reggio Calabria. Bisogna pagare di più le persone perché questo è il primo investimento sul futuro. Non si può fare la sanità di massa richiamando i medici di base di 80 anni a lavorare e, purtroppo, questo è quello che sta accadendo».
Successivamente, tra i vari seminari proposti, ho trovato particolare interesse per quello dedicato ai Comitati Etici, progresso scientifico e fine vita. Tra i coordinatori Sabino De Placido, Professore di Oncologia Medica presso la Federico II, e Lorenzo Chieffi, Professore di Diritto Pubblico e Costituzionale presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
Si è parlato di quanto sia necessaria una maggiore consapevolezza su tematiche come quella del fine vita, non solo umana, scientifica e sanitaria, ma anche burocratica e legislativa. In 10 regioni italiane è stata depositata una legge per il fine vita, ma un vero cambiamento che non comporti disuguaglianze fra regioni, può arrivare solo da un’attività parlamentare nazionale. Rimuovere le discriminazioni che si creano in contesti come quelli delle cure palliative, o del suicidio medicalmente assistito, o ancora dell’eutanasia, è una priorità sia della nostra Repubblica, sia del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
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