
Il procuratore di Napoli Gratteri denuncia che le mafie usano già l’intelligenza artificiale. Urgono investimenti in sicurezza digitale.
«In Italia la nostra rete informatica è come gli acquedotti, piena di buchi». Con queste parole il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri denuncia allarme durante la terza tappa di Disclaimer – Ultime avvertenze prima della rivoluzione, l’iniziativa di Corriere della Sera e Cineca dedicata all’intelligenza artificiale. Secondo il magistrato, lo Stato deve investire urgentemente in sicurezza digitale: «Non possiamo continuare a lavorare con computer di terza mano che un ragazzino può violare. Servono pc potenti e competenze adeguate».
Per Gratteri, il nostro Paese sta accumulando ritardi pericolosi. «Un tempo eravamo leader mondiali nelle indagini investigative, oggi rischiamo di dipendere da altre nazioni per la tecnologia e per la capacità di analisi». Il procuratore ha invitato il governo a destinare più risorse non solo all’hardware, ma anche alla formazione di personale esperto in cybersicurezza e intelligenza artificiale. Il passaggio più netto riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle organizzazioni criminali: «Le mafie già usano l’AI per migliorare le rotte del traffico di droga», ha denunciato.
Gratteri non demonizza l’intelligenza artificiale, ma chiede regole chiare: «È necessaria per restare competitivi, ma i dati vanno protetti». La maggior parte dei server, ha spiegato, si trova all’estero, spesso negli Stati Uniti, dove le autorità locali ,come l’FBI, possono accedere alle informazioni sensibili anche del nostro Paese. Per questo servono protocolli nazionali e infrastrutture sicure per evitare fughe di dati e intrusioni straniere nelle indagini giudiziarie. La giustizia e la legalità vanno a pari passo con la sicurezza dei nostri dati.
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