
La campagna elettorale americana, a guardarla con gli occhi europei, è strana, a volte dai toni eccessivi, talvolta intrisa di astio e litigi. E l’ultima, quella che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca, non è stata diversa. I toni erano molto roventi con affermazioni, prevalentemente del Tycoon, ai limiti del consentito. Due i cavalli di battaglia: i migranti, verso i quali il nuovo inquilino della Casa Bianca ha proposto la “più grande deportazione di massa” e l’aborto, al quale Trump fa la guerra. Posizioni al di là dei toni, sostanzialmente condivisa dalle chiese cristiane americane e che sono state decisive nella sua rielezione.
Il cattolicesimo americano è molto conservatore con una Chiesa sostanzialmente spostata a destra, che non poteva che appoggiare le posizioni di Donald Trump. I cattolici americani, tra tutti i cattolici del mondo, sono i più agguerriti contro Papa Francesco. Non è un caso che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, scomunicato per le sue posizioni in materia di fede, sia stato nunzio apostolico negli Stati Uniti. I vescovi americani conoscono bene Trump ed hanno invitato gli americani ad elevare «preghiere per il presidente eletto Trump, così come per tutti i leader della vita pubblica».
Timothy Dolan, cardinale arcivescovo di New York, conosce personalmente Trump da molti anni. Non ha aperto bocca quando il suo confratello, il cardinale di San Francisco, Salvatore Cordileone, si è scagliato contro il presidente cattolico Joe Biden, invitando i vescovi a negargli la comunione.
I cattolici americani bianchi sono stati determinanti per la vittoria elettorale di Donald Trump. Gli exit poll di Reuters, confermati dai dati, hanno mostrato che il 56% degli elettori cattolici ha sostenuto Trump, rispetto al 41% per Harris. Ed anche il 62% dei cristiani non cattolici ha sostenuto il Tycoon. Diversa invece la posizione di ebrei (79%), dei mussulmani (60%) e dei non credenti (72%) che hanno sostenuto Kamala Harris. Le leggi religiose degli ebrei e dei mussulmani, in linea teorica, vietano l’aborto anche se la pratica è ben diversa, mentre i non credenti hanno posizioni dettate dalla sensibilità personale.
L’arcivescovo Timothy P. Broglio, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha rilasciato una dichiarazione in seguito ai risultati delle elezioni presidenziali americani che vedono Donald Trump vincitore. “Negli Stati Uniti, siamo fortunati a vivere in una democrazia e ieri gli americani sono andati alle urne per scegliere chi avrebbe dovuto guidare il nostro paese come prossimo Presidente degli Stati Uniti. Mi congratulo con il Presidente eletto Trump, così come con i funzionari nazionali, statali e locali”. E poi precisa: “La Chiesa cattolica non è allineata con nessun partito politico, e nemmeno la conferenza episcopale. Non importa chi occupa la Casa Bianca o detiene la maggioranza a Capitol Hill, gli insegnamenti della Chiesa rimangono immutati e noi vescovi non vediamo l’ora di lavorare con i rappresentanti eletti del popolo per promuovere il bene comune di tutti”.
E prosegue: “Come cristiani e come americani, abbiamo il dovere di trattarci a vicenda con carità, rispetto e civiltà, anche se potremmo non essere d’accordo su come gestire questioni di politica pubblica. Come nazione benedetta da molti doni, dobbiamo anche preoccuparci di coloro che sono fuori dai nostri confini e desiderosi di offrire assistenza a tutti”. Infine, il comunicato si chiude con queste parole: “Preghiamo per il Presidente eletto Trump, così come per tutti i leader della vita pubblica, affinché possano essere all’altezza delle responsabilità loro affidate mentre servono il nostro paese e coloro che rappresentano. Chiediamo l’intercessione della nostra Beata Madre, la patrona della nostra nazione, affinché ci guidi a sostenere il bene comune di tutti e a promuovere la dignità della persona umana, specialmente i più vulnerabili tra noi, compresi i nascituri, i poveri, gli stranieri, gli anziani e gli infermi e i migranti”.
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