
Quando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono uccisi dagli attentati mafiosi non ci fu nessun lutto nazionale. Forse non erano meritevoli come lo è stato il Cavaliere del Lavoro Silvio Berlusconi.
Nella storia della Repubblica Italiana non c’è mai stato un solo giorno di lutto nazionale neanche per le migliaia di persone morte sul lavoro che questo paese lo hanno costruito. Forse non erano meritevoli, come lo è stato il grande imprenditore Silvio Berlusconi.
Lo stesso per le donne uccise da uomini, migliaia solo nel corso degli ultimi decenni. Ogni volta sempre le stesse identiche parole di cordoglio, ogni volta più ipocrite. Mai proclamato un lutto nazionale. Forse neanche quelle povere donne erano meritevoli come lo è stato Berlusconi che le donne le ha amate davvero, soprattutto rispettandone la figura pubblicamente.
Ma dopotutto, conta davvero? Quanto ha senso un lutto nazionale, riconoscimento di quello stesso Stato che con la mafia ci ha collaborato, di quello stesso Stato che non ha mai difeso i diritti di chi lavora, quello stesso Stato che non ha mai difeso nessun diritto mai?
A spaventare ancora di più, invece, è il modo con cui la stampa sta trattando la notizia della morte di Silvio Berlusconi. Oltre al lutto e al cordoglio l’operazione mediatica attorno alla sua figura sta dipingendo – nuovamente, come si è fatto in vita – l’immagine di un Cavaliere da beatificare. Siti di “debunking” che dichiarano di essere imparziali rivelano invece di essere di parte, attaccando chi fa notare l’ipocrisia di Stato del lutto nazionale. Nei salotti televisivi, chi critica l’immagine di B. è posto al centro: quello è lo scemo, e ora tutti contro!
I titoli, poi: “un grande statista”, “colui che ha cambiato la politica”. Oggettivamente, e per tutti “un pezzo di storia”. Sì, ma quale? E’ la risposta a dividerci.
All’estero i titoli non sono tanto buoni: il Guardian, CNN, la BBC lo ricordano come l’uomo degli scandali, Al Jazeera e il Washington Post ne sottolineano i coinvolgimenti dubbi, le storie di s.sso che hanno fatto il giro del mondo mettendo in ridicolo l’Italia.
Chi controlla i media ha il potere. Basta osservare l’impero creato proprio da Lui. Un’idea, stampa e potere – stampa è potere, che nasce con la nostra storia e passa nei secoli per i detentori della verità assolute, per chi “fa” la cultura e oggi, per chi gestisce l’informazione che ci avvolge e irrimediabilmente ci condiziona, terribilmente. Nel giornalismo mainstream il concetto di imparzialità è morto, e dietro questa morte ci abbiamo nascosto di tutto.
C’è tempo solo per il lutto insindacabile e obbligatorio di una figura inattaccabile. Eppure basterebbe ascoltare i tanti cittadini, professori, accademici, semplici studenti e lavoratori che qualcosa l’hanno capito, oppure guardare fuori dal paese, in quel modo sì per essere finalmente un po’ oggettivi. Ma c’è chi non si pone neanche il dubbio, non pensa neanche che possa mai esistere un’alternativa. E continua ad alimentare un incubo. L’ennesimo capolavoro delle classi dominanti.
Oggi i funerali. Grazie, Silvio, per averci dimostrato un’ultima volta che “Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media”. Proprio come diceva Licio Gelli, a capo della loggia massonica P2, di cui anche tu facevi parte.
Di Ciro Giso
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