
Era nell’aria già da tempo, ma in questi giorni la situazione in casa Movimento 5Stelle si è fatta incandescente. La convivenza forzata Grillo-Conte è ormai diventata impossibile. I due, ormai da giorni, si sfidano a colpi di dichiarazioni al vetriolo, rivendicando diritti sull’amministrazione del movimento nei giorni in cui lo stesso Conte ha lanciato una iniziativa costituente per riformare radicalmente la struttura dell’organizzazione. In risposta, il fondatore e garante ha minacciato persino di fare ricorso a vie legali per difendere le tre norme statutarie, a detta sua, fondanti: nome, simbolo e regola del doppio mandato.
Il 24 agosto scorso viene lanciata sulla piattaforma web del Movimento una “assemblea costituente“, definita da Conte stesso “il più grande esperimento di democrazia partecipativa in Europa”. L’obiettivo dichiarato è dunque quello di discutere, grazie alle proposte popolari, la forma del Movimento e, se necessario, persino cambiare nome e simbolo. Una rivoluzione radicale dunque, subito avversata dal principale ideatore dell’M5S, l’ex-comico Beppe Grillo, con un post sul suo blog intitolato “Il nostro DNA”, a difesa del simbolo originario. Il 5 settembre, Grillo rincara la dose, con un nuovo post intitolato eloquentemente “Repetita iuvant”, con cui rivendica con forza il suo ruolo di Garante dello Statuto, minacciando persino di agire per vie legali contro Conte nel caso di un rebranding completo del Movimento e di annullamento della regola del doppio mandato. Non si è fatta attendere la risposta di Conte alla festa del Fatto Quotidiano, dove ha accusato Grillo di voler essere un “soggetto sopraelevato sulla comunità”, e che “fa sorridere che chi ha lanciato la democrazia dal basso viene meno ora che si realizza un vero processo di partecipazione”. Secondo Conte, “nessuno può dire ‘di questo si discute e di questo no'”. La frattura, dunque, sembra ormai insanabile.
Non è mai stata un mistero l’avversione del fondatore Grillo, e con lui dei vari Crimi, Raggi e Fico, per il nuovo corso intrapreso dal Movimento post-governo Conte II. L’ascesa dell’ex premier a leader indiscusso del Movimento ha segnato una decisa svolta sia a livello strutturale, assumendo una forma molto più affine ad un partito tradizionale, sia a livello politico, con una brusca virata a sinistra, cercando di attrarre gli elettori delusi dal centrosinistra convenzionale. Una mossa che non ha giovato alla salute del Movimento, che alle scorse europee si è fermato a un misero 10%. Questo ha convinto Conte della necessità di un rinnovamento radicale, forse anche con un totale stravolgimento dell’apparato iconografico e statutario del partito, attraverso una consultazione della base di sostenitori, figlia comunque degli esperimenti di democrazia diretta come la piattaforma Rousseau. Evidentemente Grillo, proveniente dalla cultura del populista “no alla casta” (da cui deriva anche la regola del doppio mandato) e da sempre aperto alla forma liquida del “partito pigliatutto”, che prende sia da destra che da sinistra, vede in questa manovra il definitivo colpo di mano di Conte per estrometterlo dalla leadership del Movimento e porre fine alla sua creazione per come era nata. E l’ombra della scissione non è mai stata così concreta all’interno dei 5Stelle.
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