
In una piccola insenatura dell’isola di Capri si apriva una grotta in cui nessuno osava entrare. I pescatori la evitavano, convinti che nelle sue acque si nascondessero spiriti maligni. Quelle superstizioni si tramandavano da generazione in generazione e, per secoli, la grotta rimase nascosta agli occhi del mondo. Finché due giovani pittori tedeschi, spinti dalla curiosità, decisero di avventurarvisi a bordo di una piccola barca. Duecento anni fa August Kopisch ed Ernst Fries, accompagnati dal pescatore Angelo Ferraro, detto “Riccio”, e dal locandiere Giuseppe Pagano, attraversarono quel varco nella roccia. Furono loro a darle il nome di “Grotta Azzurra” e, raccontandone la straordinaria bellezza, a trasformare quel luogo che gli isolani temevano in una delle meraviglie più celebrate del Mediterraneo.
Prima del 1826 l’isola era riconosciuta per il suo patrimonio archeologico. Erano i reperti dell’età imperiale romana e le ville di Tiberio ad attirare sull’isola qualche erudito. I racconti di August Kopisch e i dipinti di Ernst Fries incuriosirono artisti provenienti da tutta Europa. Da quel momento, pittori, scrittori e poeti si affrettarono a raggiungere Capri per vedere con i propri occhi quel blu meraviglioso di cui tutti parlavano, «un azzurro tendente al turchese, traslucido, dove le tinte si riflettono sul tetto e le pareti e lo scintillio delle onde si specchia sulla pietra in un’atmosfera fatata», come scriveva Mary Shelley.
Nessun luogo di Capri è stato raccontato quanto la Grotta Azzurra. Alexandre Dumas scrisse che chi vi entrava si trovava «dinanzi, intorno, sopra, sotto, dietro delle meraviglie di cui nessuna descrizione potrebbe dare un’idea» e che persino «il pennello, questo grande interprete dei ricordi dell’uomo, resta impotente»; Mark Twain parlò invece di un’acqua «dell’azzurro più luminoso e incantevole che si possa immaginare», Hans Christian Andersen la descrisse come un regno fiabesco, la cui profondità è fatta di acqua luminosa e le cui pareti «gareggiano con i petali di fiordaliso».
Nemmeno il divieto di balneazione è riuscito a spegnere il fascino della Grotta Azzurra. Oggi c’è chi è disposto a pagare una multa salata pur di concedersi un bagno proibito qui. Wanda Nara, Heidi Klum e Tom Kaulitz sono gli ultimi nomi di una lunga lista di chi ha sfidato il divieto per un tuffo repentino.
In fondo, molto prima delle celebrità, era stato il cinema a innamorarsi della Grotta Azzurra. Nel 1922 il film muto Il segreto della Grotta Azzurra, diretto da Carmine Gallone con Diomira Jacobini, è il primo a portare questo luogo incantato nelle sale cinematografiche. Poi arrivano La baia di Napoli con Sofia Loren, Vittorio De Sica e Clark Gable, Il disprezzo di Jean-Luc Godard con Brigitte Bardot, La pelle di Liliana Cavani e Ragazze da marito di Eduardo De Filippo. Lo schermo consacra definitivamente quel piccolo antro come simbolo di Capri.
Duecento anni dopo quella traversata in barca, dal 3 luglio al 18 ottobre 2026 la Certosa di San Giacomo celebra la Grotta Azzurra con la mostra “Il mito di Capri. A duecento anni dalla scoperta della Grotta Azzurra (1826–2026)“, a cura di Massimo Osanna e Luca Di Franco. Il nuovo allestimento amplia il percorso del Museo archeologico di Capri, inaugurato due mesi fa con due sale dedicate ai reperti trovati nei nuovi scavi condotti sull’isola. La mostra ricostruisce la lunga storia, quasi fiabesca, della Grotta Azzurra attraverso dipinti, libri, reperti archeologici e testimonianze dell’epoca che hanno contribuito a creare l’immagine della grotta che noi abbiamo oggi.
Tra le opere più significative spicca Un pescatore e le sirene dentro la Grotta Azzurra di Herman David Salomon Corrodi, ispirato alle antiche leggende che per secoli hanno avvolto la cavità. I dipinti sono affiancati da statue, giare e altri reperti rinvenuti nel ninfeo della villa romana di Gradola, che descrivono il legame tra la Grotta Azzurra e il suo passato imperiale. Il percorso si conclude con un’esperienza immersiva: grazie ai visori di realtà aumentata, i visitatori possono esplorare la grotta così come appariva in età romana e confrontarla con il suo aspetto attuale.

La mostra racconta Capri e la Grotta Azzurra, ricomponendone le tante vite. Dalla villa imperiale ai viaggiatori del Grand Tour, dai dipinti degli artisti romantici alle ricostruzioni in realtà aumentata, il percorso mette in dialogo epoche e linguaggi diversi. È un punto di arrivo per due secoli di storia, ma anche un punto di partenza perché la storia della Grotta Azzurra continua a scriversi ogni anno, con milioni di visitatori che raggiungono Capri attratti dallo stesso fascino che, due secoli fa, conquistò i primi viaggiatori europei.
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