
A Grumo Nevano, dove persone immigrate da Bangladesh, Pakistan, India vivono da anni, lavorano e seguono lunghi iter burocratici per regolarizzare il loro soggiorno, la risposta della comunità è frammentata e, come è chiaro dagli ultimi eventi, polarizzata verso una repulsione che è sfociata in atteggiamenti disumanizzanti e violenti.
Che cosa sta succedendo in questi giorni a Grumo Nevano e nei paesi limitrofi?
«Succede che ragazzini sui motorini, spesso con qualcosa che copra la testa, picchiano le persone senza motivo. Sono state picchiate diverse persone a Sant’Antimo, Grumo Nevano, a Frattamaggiore vicino la stazione, dove la vittima era una persona anziana, quasi di cinquant’anni. Gli hanno dato due, tre schiaffi, era bangladese, e l’hanno lasciato lì».
A te è mai successa una cosa del genere? Da quanto tempo vanno avanti queste violenze?
«A me è successo che stavo passando in strada per tornare a casa dal lavoro e uno di loro mi voleva picchiare con uno schiaffo, non c’era nessuno per strada, ma fortunatamente non è successo niente. È una cosa brutta. Non posso lasciare il mio lavoro perché stanno girando questi ragazzini per strada, o di sera o di mattina. Venerdì mattina a Sant’Antimo hanno picchiato un signore con quattro birre in testa, non so se è ancora in ospedale. Da quasi tre settimane/un mese stanno facendo queste cose. È successo pure con mio padre, stavano litigando vicino a un bar e quando l’hanno visto che stava in bicicletta hanno cambiato strada per picchiarlo, gli hanno dato pugni sul braccio, gli fa ancora male».
Tu hai paura? Ti sei mai domandato il perché di queste violenze e soprattutto perché a voi?
«Sì, perché vado sempre da solo al lavoro e torno sempre da solo a casa. Non posso portare con me una persona che mi può proteggere da queste persone. Purtroppo è pericolosa questa cosa, è brutta.
No, perché non lo so. Nessuno viene a parlare, vengono solo a picchiare».
Gregorio di Leva, da cittadino consigliere comunale di Grumo Nevano, puoi raccontarci cosa è successo?
«Domenica pomeriggio centinaia di abitanti della comunità pakistana, bangladese e indiana di Grumo Nevano si sono radunati davanti la caserma dei carabinieri per chiedere informazioni e giustizia su quella che è una situazione che va avanti ormai da troppo tempo. Quella che sembrava, infatti, una singola aggressione -che è stata denunciata da loro-, ha scoperto in realtà il velo su una serie di aggressioni che avvengono in maniera sistematica ai danni di questa comunità da ormai due mesi a questa parte. Il modus operandi da parte di queste persone è sempre lo stesso: dalle telecamere di videosorveglianza sembrano essere giovanissimi; agiscono a bordo, secondo il loro esposto, di un SH bianco e nero e di una Fiat 500 bianca. Attaccano alle prime ore dell’alba o in tarda serata, magari quando si stanno recando al lavoro o nei momenti di preghiera, persone che camminano da sole, indiscriminatamente. Pensiamo che una delle vittime più giovani, stando ai loro racconti, abbia addirittura otto anni, potrebbe essere un nostro fratellino».
Abbiamo visto che ci sono state varie proteste in queste ultime giornate e che continueranno a riunirsi gruppi di associazioni ed enti del territorio, come il Centro Astalli Sud. Qual è stata, appunto, la risposta della comunità che si è percepita?
«La comunità di Grumo Nevano ha reagito con sdegno a questa notizia. Infatti, ieri e in queste ore sono molte le manifestazioni di solidarietà nei confronti delle comunità colpite di Grumo Nevano. In piazza Pio XII c’è stata un’altra manifestazione a cui anche i cittadini grumesi hanno partecipato, perché sentono questa cosa e sono pienamente solidali con la comunità pakistana, indiana e bangladese. A tal proposito mi fa ben auspicare l’intervento del prefetto di Napoli Michele Di Bari che, oltre ad aver ricevuto in prefettura ieri una delegazione della comunità etnica, ha detto che avrebbe intensificato i controlli sul territorio, che è quello di cui abbiamo bisogno».
Tu, come consigliere, quali soluzioni potresti proporre e che interventi vorresti richiedere anche da un punto di vista politico e istituzionale?
«Innanzitutto abbiamo cercato di portare la questione all’attenzione degli organi centrali, tanto è vero che ieri il deputato PD Marco Sarracino ha presentato un’interrogazione parlamentare alla Camera dei deputati dove ha chiesto chiarimenti al ministro Piantedosi. Inoltre, noi come PD e anche come cittadini ci auspichiamo che questi criminali e gli autori di questo gesto folle vengano individuati quanto prima e assicurati alla giustizia. Dopodiché, bisognerà lavorare sulla realtà di questo territorio, per far sì che episodi del genere non avvengano mai più».
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