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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Gyuri Garics, dalla serie A all'imprenditoria

Angelo Morlando
Angelo MorlandoRedazione Informare
31 ottobre 20186 min di lettura

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Gyuri Garics, dalla serie A all'imprenditoria

È venuto a trovarci nella nostra redazione l’ex giocatore del Napoli Gyuri Garics, che ha deciso di interrompere l’attività agonistica subito dopo gli Europei del 2016 per intraprendere una serie di attività imprenditoriali, tra le quali la realizzazione di un centro sportivo in Castel Volturno, località Pinetamare. Un ragazzo perbene, estremamente umile e disponibile, visibilmente entusiasta di quanto già realizzato e degli obiettivi futuri. Dopo esserci presentati, gli abbiamo chiesto subito del rapporto con i colleghi calciatori e della vulnerabilità di rapporti personali necessariamente condizionati da eccessiva esposizione mediatica.
«Il successo prima o poi finisce, infatti, per me è già finito (ride, ndr) ma i rapporti con le persone “vere” restano sempre. Per molte persone, purtroppo, accade che i rapporti finiscono quando termina la notorietà. Io, invece, ho sempre cercato di trovare degli amici o comunque legami fuori dal campo. In Italia, ad esempio, sono rimasto legato a Marek Hamsik».
Hai deciso di acquistare una casa qui a Castel Volturno e ci torni spesso. Perché hai deciso di investire in questo territorio dimostrando di crederci con il cuore, pur essendo nato in Ungheria e cresciuto in Austria…
«Sono stato in Ungheria fino ai 14 anni, poi mi sono trasferito in Austria dove ho avuto la mia vera e propria formazione, come uomo e come sportivo. Devo tanto all’Austria e poter giocare nella nazionale austriaca è stato sicuramente un modo per dire “grazie” in maniera simbolica; dall’altra prospettiva, io sono di sangue cento per cento ungherese. Sono partito da lì, ma avendo perso mio padre difficilmente ci ritornerò. Mio padre, se fosse ancora in vita, vivrebbe qui a Castel Volturno, infatti, il centro sportivo nasce anche per sua volontà, perché desiderava che creassimo qualcosa insieme. Ora non c’è più e per me è un motivo in più per poter portare avanti questo progetto. Il logo del centro, la figura all’interno, è proprio il volto stilizzato di mio padre. Lui era innamorato di due posti: Pinetamare e la costiera Amalfitana, dove stiamo realizzando un piccolo bed & breakfast. In sintesi, parto dall’Ungheria, cresco in Austria e se oggi sono l’uomo che sono, lo devo anche sicuramente alla mia parte napoletana, rappresentata da mia moglie e dal Calcio Napoli. A Napoli il calcio conta. Se sono riuscito a rimanere al top in questi anni lo devo principalmente al Calcio Napoli dove ho cominciato a farmi conoscere. Il mio vero percorso è iniziato qui nel 2006 quando ho visto il Napoli passare dalla serie B alla serie A».
Hai deciso di concludere la tua carriera precocemente, come mai e quali sono i tuoi progetti?
«Ho concluso la mia carriera dopo gli Europei del 2016. Dico sempre che per abbandonare grandi amori bisogna vivere grandi delusioni. Nel mio caso ho deciso di abbandonare il campo in seguito alle condizioni di salute in cui era mio padre. Gli promisi che avrei comunque giocato l’Europeo, e così fu. Dopodiché ho messo in primo piano la famiglia. Per il calcio ho già dato il giusto, ci sono altri progetti ora».
Cosa bisogna fare per arrivare a certi livelli? Qual è il motivo per restare focalizzati su certi obiettivi e quali sono le priorità per un campione disposto a sacrificarsi sul serio?
«Se vuoi arrivare a certi livelli bisogna fare sacrifici. All’inizio è un gioco, io ad esempio non mi sono mai prefissato l’obbiettivo di diventare calciatore professionista, non ero ossessionato.
Oggi vedo molti genitori che tendono ad indirizzare i figli verso certi tipi di carriera per ossessione: i maschietti devono essere calciatori, le femminucce magari le mogli dei calciatori; ma se una persona dentro di sé non ha spirito di sacrificio non si va da nessuna parte. È inutile che i genitori spingano i propri figli verso cose per le quali non hanno realmente passione. Se non ce l’hai dentro non andrai mai avanti. Man mano che si cresce si capisce realmente l’obiettivo, che non deve essere solo il guadagno. Almeno per me non è stato così, bisogna trovare sempre nuove sfide, ambizioni e stimoli che ti permettono di tenere il fuoco acceso a fiamma altissima».
Ci parli del tuo amore per Pinetamare?
«Qui mi sento a casa. Avendo una cultura diversa, non potrei viverci 365 giorni l’anno, ma se ho fatto degli investimenti di un certo tipo, non è sicuramente il guadagno che mi ha portato qui. Se avessi voluto lucrare, potevo scegliere altri posti. Non mi è mai venuto in mente di vivere a Napoli, perché qui mi sento davvero a casa. Pinetamare è a misura d’uomo, le persone mi fermavano per strada e scambiavamo due chiacchiere indipendentemente da una vittoria o da una sconfitta della squadra. Qui ho investito, perché sento che questo posto possa darmi qualcosa di reale a livello emotivo. Poi qui ho conosciuto mia moglie: la mia vita sentimentale è partita da qui. Mi auguro che questo progetto abbia successo perché può creare lavoro, inoltre credo che investire nello sport sia importante anche a livello educativo, perché lo sport ti dà un’educazione. Lo sport ti crea un ritmo, un percorso giornaliero che specialmente in età giovanile ti aiuta a non avere idee stupide, ti allontana da strade cattive, è una scuola di vita. Questo posto ha innumerevoli potenzialità che se venissero sfruttate ad un certo livello, potrebbero trasformare Pinetamare in una bomboniera, a livello mondiale! Spero di essere d’esempio, di dare un segnale, stimolare le persone a vedere questo potenziale».
Quali sono le fasi attuali del progetto in Pinetamare e le tempistiche successive?
«Nel 2021 sarà sicuramente tutto pronto. Dal prossimo novembre 2018 si potrà giocare nel campo per il calcio a cinque con la copertura indoor. In seguito ci sarà anche il campo da tennis, probabilmente in terra rossa; poi ci fermeremo per vedere come procede. Per l’estate 2019 il progetto sarà già bellissimo. Mi piace fare le cose per bene, quindi, con i giusti tempi sarà realizzata una struttura pienamente efficiente».

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Ringraziamo Garics per la disponibilità e cordialità, sperando che possa essere di esempio e da traino per ulteriori investimenti sul nostro bellissimo territorio, ancora pieno di opportunità.
L’evoluzione continua del centro sportivo è possibile seguirla su:
www.sportclubpinetamare.it

di Angelo Morlando

foto di Antonio Ocone – Fotogram Pinetamare

Tratto da Informare n° 187 Novembre 2018

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Angelo Morlando
Redazione Informare

Angelo Morlando

Responsabile Scientifico del magazine Informare e dell'Associazione "Centro Studi Officina Volturno". Ingegnere Idraulico, specializzato in ingegneria sanitaria e ambientale. Giornalista iscritto all'Ord. della Regione Campania con n. 143539

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