
Eletto il 267esimo pontefice della Chiesa Cattolica: è il cardinale Robert Francis Prevost. Si chiamerà Leone XIV. Nato il 14 settembre 1955 a Chicago, Prevost è stato sempre considerato come un papabile “di compromesso”, tra quelli che potrebbero riuscire nel difficile compito di unire le diverse e spesso contrastanti anime di una Chiesa cattolica che sta attraversando grandi cambiamenti. Papa Prevost avrà da affrontare un mondo in guerra, non certo una passeggiata.
Probabilmente è stato eletto dopo solo 4 scrutini, riuscendo ad unire almeno 2/3 del collegio cardinalizio composto quest’anno da 133 cardinali. Papa Prevost, così dovremmo abituarci a chiamarlo, è in continuità con l’eredità di Francesco.
Di nazionalità americana, Prevost ha speso gran parte della sua vita nelle periferie del mondo: 20 anni in Perù, tra le comunità di Chulucanas e Trujillo, dove ha formato generazioni di sacerdoti e servito come vicario giudiziario. La sua elezione rappresenta un riconoscimento della Chiesa alle periferie geografiche e spirituali.
La sua storia parla più delle sue parole: figlio di Chicago, agostiniano per vocazione, ha scelto di vivere 20 anni nelle missioni più difficili del Nord Perù. Quando nel 2014 Francesco lo chiamò a guidare la diocesi di Chiclayo, continuò a girare senza scorta tra le comunità, ascoltando i pescatori come i narcotrafficanti pentiti. “Un vescovo deve sapere di sudore”, ripeteva.
Oggi quel missionario si trova sul trono di Pietro. La sua elezione in soli 4 scrutini dimostra che il Collegio Cardinalizio ha cercato un uomo capace di traghettare la Chiesa tra due fuochi: la necessità di riforme strutturali e la fedeltà radicale al Vangelo.
La scelta del nome “Leone” è un programma: richiama il coraggio di Leone Magno contro le invasioni barbariche e il genio sociale di Leone XIII. Ma c’è dell’altro: nella spiritualità agostiniana, il leone rappresenta la Resurrezione. Un simbolo potente per una Chiesa chiamata a rinascere dalle sue crisi.
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