
Provate ad immaginare un gigantesco asteroide che si dirige verso la Terra. Sembra quasi la trama di un film di fantascientifico, uno scenario tanto pericoloso quanto improbabile, eppure gli scienziati lo annoverano tra i “possibili futuri”.
È proprio per questo motivo che l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha lanciato la missione Hera, una sorta di “rilevatore spaziale” con il compito di indagare su un evento straordinario: l’impatto di una sonda contro un asteroide.
Il 7 ottobre 2024, la sonda Hera, insieme ad altri due piccoli satelliti, è partita alla volta del sistema binario di asteroidi 65803 Didymos. L’obiettivo? Studiare da vicino gli effetti dell’impatto della sonda americana DART contro il sistema di asteroidi. Si tratta di un impatto risalente al settembre 2022.
Ebbene sì, Hera non è la prima missione spaziale di difesa planetaria. Già due anni fa, infatti, l’impattatore cinetico DART si era schiantato contro l’asteroide più piccolo del sistema, Dimorphos, per deviarne la traiettoria.
La prima parte del viaggio di Hera si concluderà con l’arrivo a destinazione nel 2026 ed è proprio allora che inizierà un’intensa attività di osservazione ed analisi. Equipaggiata con strumenti all’avanguardia, la sonda studierà il cratere formato dall’impatto di DART, misurerà la massa e la composizione degli asteroidi e cercherà di capire come l’impatto ha modificato la dinamica orbitale originaria.
Dietro questa missione c’è un impegno internazionale, che vede anche l’Italia tra i protagonisti coinvolti in prima linea. Tra gli strumenti a bordo di Hera, infatti, c’è un prezioso contributo italiano: il mini-satellite CubeSat Milani, realizzato dall’azienda italiana Tyvak International e dedicato al Professore Andrea Milani, pioniere nel monitoraggio degli asteroidi potenzialmente pericolosi.
Questo piccolo satellite ci permetterà di analizzare nel dettaglio la composizione della polvere generata dall’impatto di DART, aiutandoci a comprendere meglio la natura mineralogica di questi corpi celesti.
Grazie ai dati raccolti da Hera, gli scienziati saranno in grado di affinare i modelli matematici che descrivono gli impatti tra asteroidi e le deviazioni orbitali.
Ma Hera è molto più di una semplice missione spaziale, è un passo fondamentale dell’ESA per sviluppare una strategia efficace di difesa planetaria.
La missione, in tal senso, supera gli schemi di classificazione sistematica già esistenti nell’ambito dell’esplorazione spaziale, confermando ancora una volta la volontà umana di espandere e ridefinire i confini della consapevolezza di sé e della struttura della realtà.
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