
Il fenomeno riguarda soprattutto i giovani di età compresa tra i quattrodici e i trenta anni, anche se le ricerche effettuate non permettono di fare una stima precisa, come abbiamo scoperto nella nostra intervista alla Dottoressa Elena Procino, referente di Hikikomori Italia per la Campania.
L’associazione nazionale Hikikomori Italia è nata nel 2017, con la volontà di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni riguardo la tematica hikikomori. Le cause che portano all’isolamento sono molteplici: il temperamento caratteriale, la totale assenza di uno o entrambi i genitori, problematiche nell’ambiente scolastico, episodi di bullismo, pressione sociale… Tutto questo porta ad una crescente difficoltà ad interfacciarsi con la vita sociale.

«Un soggetto che si emargina, per essere definito hikikomori, dev’essere in isolamento da almeno sei mesi. Uno dei primi campanelli d’allarme può essere l’abbandono di tutte le attività che il proprio figlio stava svolgendo: inizia a saltare la scuola progressivamente per più giorni a settimana, smette di frequentare il suo gruppo di amici preferendo rimanere a casa. Vi è quindi un abbandono alla pulsione verso l’isolamento, che diventa più forte della pulsione alla socialità.
Inizialmente il genitore associa tutto questo ad una mancanza di volontà nello stare con gli altri, ma in realtà si tratta di una vera propria impossibilità: è in questa prima fase che l’intervento è più efficace».
«In Campania l’interesse verso la tematica hikikomori è molto in evoluzione: siamo partiti nel 2017 con un gruppo formato da meno di dieci genitori a Napoli ed ora abbiamo gruppi condotti da psicologi anche a Salerno e Caserta. L’associazione è strutturata da gruppi di mutuo aiuto composti da genitori e psicologi, che mensilmente aiutano il gruppo a chiarire alcune dinamiche. Inoltre, tramite l’associazione è possibile ottenere interventi da parte di psicologi convenzionati, che offrono interventi più specifici ed appropriati per il singolo caso. Hikikomori Italia provvede anche ad avere contatti con le istituzioni, per sensibilizzare e fare luce su questo fenomeno».
«Le istituzioni scolastiche andrebbero innanzitutto informate sulle dinamiche hikikomori: noi come associazione abbiamo tenuto alcuni seminari nelle scuole che hanno fatto richiesta o che hanno avuto ragazzi con episodi di isolamento, trovando anche un grande interessamento da parte degli insegnanti.
Nel pratico la scuola dovrebbe attuare un PDP (Piano Didattico Personalizzato .ndr) rispetto all’insegnamento e alla frequenza, oppure servirsi della didattica a distanza come avvenuto nel periodo di quarantena».
«La pressione sociale è un altro aspetto fondamentale nel fenomeno hikikomori: alcune persone subiscono fortemente questa pressione, che insieme alle difficoltà del ciclo vitale e a quelle familiari ostacola l’accesso a queste “tappe evolutive”. Nella realtà italiana con poche opportunità lavorative, un soggetto hikikomori trova grandi difficoltà legate sia alla pressione sociale che al bisogno di realizzarsi, finendo per bloccare l’evoluzione della persona.
Accanto a questo però c’è sempre una famiglia chiamata a sostenere e supportare il ragazzo o la ragazza».
di Marco Polli
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°208
AGOSTO 2020
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