
Negli ultimi due anni mi è capitato di prendere la Linea 1 della metro di Napoli pochissime volte, sempre per tratte brevi e in orari morti della giornata (tarda mattinata o primo pomeriggio). Ieri mattina, invece, in occasione di un dibattito organizzato dal nostro giornale presso l’Archivio di Stato del capoluogo, mi sono ritrovato a percorrere quasi l’intera linea dopo poco meno di due anni, da Piscinola a Duomo, stazione più vicina al sito culturale partenopeo. E l’ho fatto “da studente”, cioè partendo alle 7:30 circa, come se dovessi seguire un corso universitario, e ricordando un periodo contrassegnato da corse e ritardi continui. Ho viaggiato con leggerezza, senza lo stress o la pressione di perdere i primi minuti di una lezione di Comunicazione politica o di Sociologia generale, e questo mi ha permesso di fare alcune considerazioni, ovviamente personali e opinabili, e di notare alcuni cambiamenti avvenuti per i viaggiatori dagli ultimi 15-20 mesi a questa parte.
Da utente ordinario e quotidiano della Linea 1 di Napoli, almeno fino alla primavera del 2023, mi sono occupato più volte della principale metro napoletana, senza ombra di dubbio quella con più affluenza e viaggiatori del capoluogo. Nell’archivio di Informare si possono infatti trovare vari articoli a mia firma che denunciavano lo stato in cui versavano i mezzi, insieme al mancato comfort all’interno di questi. Comfort di cui ieri ho goduto, quasi al 100%. I vecchi treni “gialli”, ormai, sembrano essere un lontano ricordo e su quelli di nuova costruzione c’è aria climatizzata sempre attiva. Così mi hanno detto alcuni studenti di Medicina dell’Università Federico II che ho incrociato ieri durante il viaggio di ritorno, ai quali ho fatto diverse domande per comprendere meglio la situazione. E (mi rivolgo ai lettori critici e non della Linea 1) questa non è affatto una cosa scontata: negli ultimi mesi ho utilizzato più volte le metro di Roma o Milano e vi posso confermare che non ho mai viaggiato come ieri, se non alcune volte nel capoluogo lombardo. L’intero preambolo per sfatare un tabu, che può essere a mio avviso da considerare come superato: i nuovi treni della Linea 1 non hanno nulla da invidiare a quelli di altre città italiane, e, anzi, possono essere ritenuti addirittura superiori, almeno se parliamo delle condizioni esterne ed interne dei mezzi.
Per i nuovi treni ora in circolazione il Comune di Napoli aveva previsto anche la rete Wi-fi, per dare la possibilità ai viaggiatori di navigare gratuitamente. Un sistema non ancora attivo, ma, a fare da contraltare, c’è il fatto che oggi è possibile connettersi ad Internet per buona parte della tratta mentre si viaggia. Me ne sono reso conto appena il treno sul quale viaggiavo è arrivato alla fermata Vanvitelli, quando all’improvviso il mio smartphone ha iniziato a ricevere messaggi e a vibrare. Gli studenti di medicina interpellati me lo hanno confermato, dicendomi che il percorso Vanvitelli-Duomo (circa la metà dell’intera linea) è coperto da rete, anche se soltanto quando ci si ferma per l’ingresso e l’uscita dei passeggeri. Si tratta di un ulteriore step che il trasporto pubblico napoletano, limitandoci alla metro, ha compiuto verso l’innovazione e la modernizzazione.
Uno dei problemi riscontrati ieri, che è quello principale della Linea 1, sono i pochi mezzi che circolano. 10-15 minuti di attesa tra un treno e l’altro sono ancora tanti, soprattutto se paragonati ai tempi di altre città italiane che ho citato prima, dove si aspetta al massimo per 4-5 minuti. In realtà, i treni ci sarebbero anche, visto che ne hanno costruiti più di dieci. La difficoltà, a quanto pare, corrisponde all’assunzione di personale da impiegare affinché ogni viaggio possa essere svolto nel migliore dei modi. E qui si aprirebbero altri discorsi, che non è il caso di intraprendere per il fine dell’articolo. Certamente, almeno per quanto vissuto dal sottoscritto ieri, qualcosa sulla Linea 1 è cambiato.
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