
La svolta protezionistica del presidente americano Donald Trump sta mettendo in difficoltà il mondo intero. Dopo i primi giorni di applicazione, i dazi di Trump stanno mostrando tutto il loro potenziale negativo. L’Europa sta soffrendo particolarmente e l’Italia è forse tra i primi posti dei paesi più colpiti, considerando che gli USA sono il primo cliente per molti prodotti agroalimentari come il vino. Che effetto avranno i dazi sull’economia della regione Campania?
Secondo alcune prime stime, la Campania sarebbe la seconda regione più colpita dal neo-protezionismo statunitense, soprattutto nel settore agroalimentare. I tre settori che verrebbero maggiormente danneggiati sarebbero, oltre a quello già citato, le automotive con Stellantis e il sistema moda. Per ora due settori non colpiti rimarrebbero il farmaceutico e l’aerospaziale. In generale, De Luca sta chiedendo ai paesi europei di considerare la nuova situazione di distanza, ormai anche economica, degli USA, prima considerati il principale alleato a livello globale.
Durante una diretta Facebook Vincenzo De Luca ha detto: «Nei prossimi giorni faremo degli incontri con il sistema delle imprese per capire esattamente quali sono i volumi che possono essere toccati e per prendere eventuali contromisure ed eventuali misure o per dare sostegno alle nostre imprese. Certo è che si apre un periodo complicato, anche perché le valutazioni fatte dal presidente americano sono in buona parte anche molto aleatorie, non corrette». Resta da vedere l’entità e l’efficacia delle contromisure che il governatore intende adottare di fronte a una crisi potenzialmente globale.
Dopo il Liberation Day, i dazi di Trump per l’Italia avranno consistenti conseguenze per l’economia nazionale. Si parla di importi che andranno fino al 25% del valore delle merci stesse. Ma il Tycoon minaccia di far salire l’importo fino al 200% del valore per prodotti come il vino, di cui l’Italia è uno dei maggiori esportatori verso gli USA. La prospettiva è questa: i nuovi prezzi nella vendita al consumo scoraggeranno la classe media americana, spingendola verso alternative locali. La filiera riceverà una contrazione che colpirà anche i produttori italiani. L’ipotesi più probabile è che il calo di fatturato porterà a tagli del personale.
Tutti i produttori alimentari italiani stanno riflettendo sul da farsi. Cristina Scocchia, amministratrice delegata di Illy Caffè, in una recente dichiarazione, ha detto che l’azienda sta pensando di spostare la produzione negli Stati Uniti. Al contrario di brand insostituibili, come il marchio automobilistico Ferrari, tutta la filiera alimentare rischia una competizione con i prodotti locali statunitensi. A cui si aggiunge poi il problema dei prodotti falsi, contro cui il governo ha già intrapreso una battaglia.
Mentre come già accennato le auto di lusso continueranno ad attirare la clientela statunitense, un dazio del 200% potrebbe portare a una riduzione delle esportazioni fino all’80%, soprattutto nel settore agro-alimentare. I prodotti emiliano-romagnoli di maggior successo negli Stati Uniti sono il parmigiano reggiano, con seimila tonnellate esportate nei primi cinque mesi del 2024, il formaggio di Solignano dop, l’olio extravergine d’oliva, la pasta e il vino. Gli USA, infatti, sono il primo consumatore di vino italiano: 1,9 miliardi di euro di fatturato sul totale di oltre 8 miliardi di esportazioni, per 22 milioni di ettolitri di vino venduti.
Letizia Cesani, presidente di Coldiretti Toscana, appare particolarmente preoccupata per le conseguenze sui pericoli che rischiano i posti di lavoro. “Gli Stati Uniti, per l’agroalimentare toscano, rappresentano la seconda destinazione. Ma per vino e olio sono la prima – spiega la presidente di Coldiretti -. L’agroalimentare toscano è composto da tante piccole aziende. Verrebbe minato un tessuto produttivo che ha fatto dell’export un proprio stile commerciale.”
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