
Come si poteva prevedere, la simpatica amicizia della nostra premier Giorgia Meloni col nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump non è servita a fermare quest’ultimo dall’imporre dazi su tutta l’Unione Europea, e quindi anche al nostro Stato.
Questo l’annuncio del Tycoon in un post su Truth. Cosa significherà per l’Italia? Quanto incideranno sulle casse dello Stato?
Uno studio della società di consulenza e ricerca economica Prometeia, effettuato lo scorso 7 novembre 2024 prima del voto Usa e tornato di attualità dopo l’insediamento di Trump, prevede due possibili ipotesi, in base al diverso campo di applicazione dei dazi.
Partendo dal fatto che il valore dei dazi si attesterebbe sul 10%, i due scenari che ci si pongono dinanzi differiscono nelle ipotesi in cui i dazi dovessero essere imposti ai settori già tassati o, diversamente, a tutti i settori.
Il primo scenario simula un aumento di 10 punti percentuali limitato a quei prodotti che già oggi sono sottoposti a dazi e nessuna tassa per quelli che sono invece esenti. Dal punto di vista settoriale, in questo scenario a essere maggiormente colpito sarebbe il sistema moda, già oggi insieme all’agroalimentare uno dei più esposti del made in Italy. In questo scenario l’aggravio sarebbe di 4,12 miliardi di dollari.
Il secondo scenario simula invece un aumento tariffario generalizzato di 10 punti per tutti i prodotti importati dagli Stati Uniti. In tal caso, sarebbe la meccanica a subire più negativamente le conseguenze del nuovo protezionismo. In questo scenario l’aggravio sarebbe di 7,20 miliardi di dollari.
Non bisogna dimenticare che tali somme si andrebbero a cumulare a un valore di dazi sul mercato Usa già oggi pari a quasi 2 miliardi di dollari (dati del 2023, pari al 2.5% di quanto esportato negli Stati Uniti). Ciò significa che la cifra lieviterebbe a quasi 10 miliardi di dollari.
In questo clima, il governo prova a minimizzare i danni. Gli americani per esempio potrebbero colpire lo champagne francese ma non il prosecco o il franciacorta. A prescindere da ciò, la premier vorrebbe indossare i panni della mediatrice tra Trump e l’UE, che già sta pianificando di rispondere. Tra le ipotesi di risposta c’è quella di colpire l’agroalimentare, le importazioni di whisky e bourbon, le Harley Davidson, i suv e i pick-up. E l’Europa potrebbe anche rendere più difficile ai big del tech come Microsoft e Tesla di accedere agli appalti pubblici.
A Palazzo Chigi, spiega oggi La Stampa, sono convinti di poter fare cambiare idea a Bruxelles. La premier vuole garantire una maggiore sintonia con il tycoon. Difficile che ciò si concretizzi sul serio, dato che il legame tra i due c’è da un bel po’, ma non sufficiente, almeno per ora, a fermare il presidente Usa.
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