
“Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri” è una celebre frase di Voltaire. Se fosse realmente così, l’Italia sprofonderebbe fra i peggiori posti della classifica, quantomeno europea.
Come Informare ci siamo più e più volte soffermati sull’emergenza carceri, legata al sovraffollamento e alle condizioni insalubri e talvolta disumane a cui i detenuti sono costretti a sottostare; da ultimo l’articolo sul nostro cartaceo di dicembre 2025.
L’emergenza non riguarda solo la regione Campania, ma l’intera nazione italiana, e nell’ultimo anno una denuncia costante e dura contro le condizioni carcerarie e le politiche governative e ministeriali a riguardo è arrivata probabilmente da chi meno ce lo saremmo aspettato, per appartenenza politica, fino a un paio di anni fa: Gianni Alemanno.
Alemanno è un politico, ex sindaco di Roma ed ex Ministro della Repubblica, militante del Movimento Sociale Italiano prima, e di Alleanza Nazionale e Fratelli d’Italia poi, condannato e successivamente arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di mezzo”, con l’accusa di corruzione. Dal 31 dicembre 2024 è detenuto presso il carcere di Rebibbia.
Ma perché ci dovrebbe interessare così tanto di Alemanno? Né per pietà né per misericordia, ma perché Alemanno sta portando avanti una battaglia fondamentale per il nostro paese, completamente ignorata da quasi tutti i suoi ex compagni di partito. L’ex sindaco di Roma tiene ormai da un anno un diario di cella che periodicamente pubblica tramite dei delegati sui suoi canali social, in cui denuncia le condizioni inumane che i detenuti subiscono.
Ve ne riportiamo alcuni stralci:
“Rebibbia, 23 novembre 2025 – 327° giorno di carcere. SOS Aiuto, venite a salvarci! Pronto, qui Rebibbia, abbiamo un problema: stiamo morendo dal freddo.
Siamo giunti al 23 novembre e i termosifoni sono completamente spenti, mentre nevica in tutta Italia e le temperature scendono anche a Roma. Radio carcere ci dice che le caldaie sono rotte e che anche gli agenti della Penitenziaria sono nelle nostre stesse condizioni […] A guardarli questi ragazzi sembrano i soldati di Napoleone in Russia, tutti imbacuccati nelle loro divise, con il pigiama sotto la mimetica e le facce stanche e congestionate. E invece sono solo le truppe del Maresciallo Nordio, quello che questa estate aveva giurato “spezzeremo le reni al sovraffollamento, senza scarcerare nessuno!”. “
“Rebibbia, 7 settembre 2025 – 250° giorno di carcere. Sabato mattina eravamo ancora sotto l’impressione del suicidio di Daniela Zucconelli a Rebibbia femminile, quando si è diffusa la notizia che Flavio Evangelista (inutile nascondere i cognomi, ormai) si era tolto la vita al braccio G12 di Rebibbia Nuovo Complesso.
Vi ricordate di Flavio? Nel Diario di Cella 14 vi avevamo raccontato la storia del suo tentato suicidio, avvenuto l’8 luglio al nostro braccio G8. Era stato salvato per miracolo dai suoi compagni di cella e da altre persone detenute e poi ricoverato nella terapia intensiva di un ospedale esterno al carcere. 35 anni, malato di cancro al terzo stadio, con diverse metastasi, aveva compiuto quel gesto estremo anche perché non riceveva nessuna terapia da 3 mesi e mezzo.
[…] Flavio, oltre ad essere ammalato, era un tossicodipendente grave, che aveva commesso i suoi reati proprio per questa dipendenza. Quindi non sarebbe dovuto stare in carcere, ma ai domiciliari o ricoverato in una comunità terapeutica. Sta di fatto che sabato mattina, quando i suoi compagni erano usciti dalla cella per andare all’aria, Flavio ha avuto il tempo di preparare un altro cappio con le lenzuola per appendersi alle sbarre della finestra. Questa volta il suo gesto gli è stato fatale e non è bastato il trasporto in ospedale per salvarlo. Un’altra morte annunciata, una morte che si poteva evitare.”
Questi sono solo 2 dei 38 diari di cella che Alemanno ha pubblicato nell’ultimo anno di detenzione, rivolgendo appelli al Papa, al Governo, al Ministro Nordio, alla politica e alla società civile. Dai diari di Alemanno traspare come ogni ambito della quotidianità umana venga totalmente distrutto, in una realtà totalmente distopica rispetto a ciò che siamo abituati a vivere: la fede, la privacy, l’amicizia, l’amore, la famiglia, all’interno delle quattro mura del carcere assumono parametri totalmente differenti, degli algoritmi a noi sconosciuti.
Precedentemente ho affermato come non ci si sarebbe aspettato un’attenzione del genere da parte di Alemanno, e questo è vero in relazione non tanto all’ “uomo Alemanno”, in sè, che ha sempre mostrato attenzione verso le condizioni di detenzione, ma alle posizioni che il suo schieramento politico ha, particolarmente negli ultimi anni, assunto con forza.

Il giustizialismo estremo, la difesa della tortura, della pena di morte, della violenza da parte delle forze dell’ordine, sono battaglie che gli eredi della destra sociale e nazionale hanno fatto propri recentemente, ma che non appartengono alla tradizione del Movimento Sociale e dei movimenti extraparlamentari di destra che sono poi confluiti nell’attuale partito di Fratelli D’Italia. Alemanno infatti, proviene dalla tradizione della destra sociale, che volente o nolente ha sempre dovuto occuparsi anche della questione carceraria, nonostante la sua tensione alla strenua difesa delle forze dell’ordine (parliamo degli anni di piombo, che portarono ad arresti e morti sia nelle frange comuniste che in quelle fasciste dei movimenti).
Sorvolando sull’ipocrisia di difendere la legittimità della violenza poliziesca, salvo poi lanciare bombe a mano e molotov sulla celere (attentati di cui molti neo-fascisti degli anni ’70 si sono resi responsabili), ciò che più impressiona della storia di Alemanno, è come questo sia stato lasciato tendenzialmente solo, a portare avanti una battaglia impopolare, sostenuta da pochi, non considerata dalla destra perchè al governo, nè tantomeno dalla sinistra causa dell’ideologia politica di Alemanno, fatta eccezione per qualche singolo parlamentare che ne ha portato le istanze nelle Camere. La posizione dei due poli rivela da un latoun tradimento politico da parte del partito (che in casi differenti ha invece sostenuto e difeso sempre i propri militanti nonostante le condanne definitive), dall’altro il disinteresse del centro-sinistra a difendere i temi e le persone indipendentemente dalle ideologie e dagli ideali.
La credibilità si perde proprio su questo terreno: se vuoi condizioni migliori per i carcerati, ammesso che lo si voglia veramente, non puoi ignorare un detenuto che quotidianmente denuncia le nefandezze che avvengono nelle carceri italiane, solo perchè missino.
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