
Leggere “I dieci passi dell’addio” di Luigi Nacci è come camminare attraverso un paesaggio interiore devastato, dove ogni passo è un tentativo di trovare pace tra le rovine di un amore perduto. Nacci, con la sua sensibilità poetica e la profondità di un viandante dell’anima, ci guida in un viaggio che commuove, ferisce e, in qualche modo, aiuta a rimarginare le ferite.
Triestino, Nacci è poeta, scrittore, insegnante e guida escursionistica. Questo è il suo primo romanzo, pubblicato da Einaudi, dopo una serie di volumi dedicati alla viandanza. Tra questi ricordiamo “Alzati e cammina. Sulla strada della viandanza” (Ediciclo, 2014), “Viandanza. Il cammino come educazione sentimentale” (Laterza, 2016) e “Non mancherò la strada. Che cosa può insegnarci il cammino” (Laterza, 2022).
Secondo Nacci, la viandanza è molto più di un semplice viaggio fisico; è un cammino interiore che permette di osservare il mondo e di trasformarsi durante il percorso. Anche quando si è fermi, si può essere in cammino se si è in evoluzione. Durante il cammino, si entra in una realtà diversa e migliore, dove la condivisione e l’ospitalità sono valori fondamentali, spesso trascurati nella vita quotidiana. Il legame tra la viandanza e la natura del romanzo è evidente: si riflette nel viaggio interiore del protagonista e nei titoli, che evidenziano la profondità dell’esperienza umana e spirituale raccontata nel libro.
La narrazione inizia nel soggiorno semi-vuoto, pieno di oggetti familiari ma estranei dopo la fine della relazione. Ogni dettaglio, come il rumore di una penna che cade, evoca una sensazione di distacco e irreversibilità. Gli scatoloni sono diventati parte del quotidiano, testimoni della precarietà della nuova realtà. La stanza matrimoniale, ora chiamata “masseria delle tristezze“, diventa il luogo di un’elaborazione dolorosa e di un tentativo di fare pace con il passato. In questo contesto, il dolore e la necessità di accettazione emergono come temi centrali, riflessi nella lotta interiore per trovare un nuovo equilibrio.
Da quel mattino in cui lei se ne va, la casa, vuota di amore sotto il sole primaverile, diventa un luogo di permanente oscurità, dove le mattine e i pomeriggi sono negati. Chi ha vissuto in una casa così descrive una disperata ricerca di significato, camminando per strade e sentieri, cercando di evitare ogni contatto con il passato che ogni oggetto evoca. Di giorno, la casa è un limbo in cui il rumore del mondo può distrarre, ma dopo il tramonto diventa un inferno di solitudini intrappolate nel dolore, dove ogni sensazione diventa acuta e isolata. Vivere in una casa senza amore è descritto come un’esperienza estrema di isolamento e disperazione, dove ogni gesto quotidiano è carico di significati dolorosi. La dolorosa progressione della separazione amorosa, dal momento in cui una relazione inizia a sfilacciarsi fino al momento critico in cui è chiaro che non ci sarà più un futuro insieme, è narrata con precisione. Il narratore riflette sul significato dell’amore, suggerendo che, nonostante le separazioni formali, l’amore stesso non finisce mai veramente.
Si chiede se si possa ricordare esattamente il momento in cui ci si è innamorati e riflette sulla natura dell’amore come qualcosa di più grande di noi stessi, connesso al tempo, a Dio e alla vita. Durante un incontro in un ristorante cinese, dove i due discutono di lavoro e cronaca senza affrontare l’argomento più doloroso della divisione della loro casa comune, il narratore ricorda con precisione quanto la sua ex-compagna abbia mangiato, un dettaglio che sembra cercare di lenire il senso di colpa che prova. Questo senso di colpa è evidente nel tentativo disperato di prendersi cura di lei durante i mesi difficili, quando il dolore per la fine della loro relazione la consumava fisicamente ed emotivamente. L’immagine delle bombe che cadono rappresenta metaforicamente l’esplosione finale della loro storia d’amore, segnando il punto in cui ogni tentativo di ricominciare diventa dolorosamente impossibile.
La natura degli abbracci che anticipano la fine di una storia d’amore, sottolinea come anche i momenti gioiosi all’interno di questi abbracci siano permeati dalla consapevolezza che presto dovranno separarsi. Nonostante la sofferenza e la perdita, il processo di guarigione inizia con piccoli passi verso una nuova vita, segnando un cammino verso la salvezza personale e il superamento dell’addio.
di Achille Callipo
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