
Qualche giorno fa, a Pomigliano D’Arco, c’è stato uno sciopero dei dipendenti della Pro&Ng, società di progettazione di impianti di comunicazione, che comprende tra i propri clienti aziende come Open Fiber Spa, Tim, Enel Spa ed enti pubblici. La protesta, sostenuta dai sindacati, si è svolta per via delle poche certezze garantite dalla società riguardo il futuro lavorativo dei dipendenti ed il mancato pagamento degli stipendi.
I lavoratori hanno deciso di affidarsi per la precisione alla UILM, la quale aveva già mandato in precedenza lettere e contestazioni all’azienda. Come se non bastasse, la società non ha mai fornito alcuna spiegazione, anche durante lo sciopero non c’è stato alcun confronto con la dirigenza. L’unica risposta ricevuta è quella ad una richiesta di assemblea da parte del sindacato da tenere il 1 marzo, che però è stata spostata al 18 marzo.
Bisogna inoltre chiarire che la Pro&Ng ha sedi su tutto il territorio nazionale e si vanta della sua espansione per la sua buona comunicazione con i dipendenti. Forse intendevano i dipendenti di un’altra azienda, sicuramente non la loro.
Secondo quanto denunciato dai dipendenti della società Pro&Ng, molti dei lavoratori non stanno ricevendo gli stipendi da circa due mesi, ovvero da gennaio. Ed è stata proprio questa anomalia a spingere i dipendenti a cercare risposte. La risposta della società è arrivata dopo qualche giorno dal termine ultimo di erogazione dello stipendio. “Siamo in crisi di liquidità” queste le parole della Pro&Ng ai lavoratori. Quest’ultimi hanno visto il primo acconto di gennaio (siamo a marzo), solo un paio di giorni fa. Ma non si hanno certezze su quando gli stipendi saranno del tutto in regola.
Parlando con alcuni di loro, il senso di sconforto dei dipendenti dovrebbe farci scattare un senso di allarme sulla precarietà del lavoro e su quanto le aziende a cui affidiamo il nostro tempo, possano non dedicarci altrettanto supporto. La Pro&Ng ha abbandonato i suoi lavoratori.
«Non riusciamo a descrivere quanto sia stato brutto questo periodo ed è inconcepibile che l’azienda non abbia avuto un minimo di trasparenza. Sono sempre stati molto vaghi nelle comunicazioni e mai chiari su quello che ci sarebbe successo. Abbiamo lottato per i nostri diritti e siamo stati puniti con una sanzione disciplinare, non penso serva dire altro».
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