
Dal 2019 ad oggi i casi di disturbo del comportamento alimentare sono più che raddoppiati. Si stima che in Italia attualmente più di tre milioni di persone soffrono di queste patologie. La pandemia ha portato ad un incremento di casi del 30-35%, oltre che ad un preoccupante abbassamento dell’età di esordio. I DNA, infatti, stanno iniziando a diffondersi anche nella popolazione infantile, andando a colpire bambini di 8-9 anni. Il Ministero della Salute, per facilitare l’accesso ai percorsi di cura, presenta ogni anno una mappatura dei servizi territoriali dedicati a tali disturbi: a settembre 2024, ultima stima rilevata, si contano 180 strutture su tutto il territorio nazionale.
La Campania è una delle Regioni maggiormente colpite da queste patologie, contando 600 casi l’anno. Un’elevata incidenza che ha spinto l’amministrazione a prendere ampiamente in considerazione il tema. Dal 2018, infatti, sul territorio è presente una rete pubblica, che va dal livello ambulatoriale a quello residenziale con la struttura presso l’ASL di Salerno. Inoltre, in data 10 dicembre 2024, è stata approvata la Legge Regionale “Disposizioni per la prevenzione e la cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”.
Un ulteriore passo in avanti per la Regione Campania nella prevenzione e la cura di queste patologie. «È una legge che interviene per dare risposta a quella che è diventata una vera e propria emergenza sanitaria, con numeri impressionanti post Covid e il coinvolgimento di ragazzi sempre più giovani» spiega la Vicepresidente del Consiglio Regionale, nonché promotrice di questa legge, Valeria Ciarambino, ai nostri microfoni. «Ho ritenuto che fosse ineludibile che anche la politica regionale si attivasse. Si tratta di una legge complessa, che non si occupa soltanto dell’aspetto sanitario, ma anche di quello sociale, coinvolgendo tutti gli ambienti di vita del paziente».
La legge prevede sul piano sanitario la strutturazione e l’istituzionalizzazione di una rete assistenziale diffusa su tutto il territorio regionale in maniera omogenea ed articolata in cinque livelli assistenziali: da quello distrettuale ed ambulatoriale fino ad arrivare, nei casi più complessi, alle strutture residenziali e ospedaliere. «Oggi in Campania esiste una sola struttura residenziale nell’ASL di Salerno. Questo livello va assolutamente implementato per consentire alle famiglie di curare i propri figli sul territorio. La legge punta ad offrire una risposta assistenziale direttamente nella nostra regione». Inoltre, presso ciascun Pronto soccorso della Campania è prevista l’attivazione del “Codice Lilla” per il riconoscimento e la presa in carico precoci delle persone con DNA, formando il personale per l’individuazione dei segni della malattia.
«Trattandosi di patologie complesse, che coinvolgono la dimensione affettiva e sociale di questi ragazzi, bisogna lavorare a 360 gradi. Per questo, con tale legge interveniamo con azioni di formazione e di screening, che riguardano non solo il personale sanitario (compreso i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta), ma anche le famiglie, il personale scolastico e gli operatori dello sport». Un altro focus della legge riguarda la ricerca e le indagini epidemiologiche. «Per trattare i DNA serve un’équipe medica: con questa legge si identificano anche quali sono le professionalità da coinvolgere per una presa in carico globale. Inoltre, abbiamo istituito un tavolo tecnico dove ci sono figure altamente specializzate sul tema, che possono anche fare proposte alla Regione Campania». La legge è stata dedicata dalla consigliera Ciarambino ai genitori che hanno perso figli a causa di queste patologie. «Sono straordinari. Hanno trasformato il loro dolore in forza per combattere per altri figli, affinché ad altri non accadesse quello che è successo a loro. Stiamo parlando di patologie che sono la seconda causa di morte tra i giovani, dopo gli incidenti stradali. È un tema che riguarda tutti noi, nessuno escluso».
Approvata la legge, necessaria è la tempestività nell’attuazione di quest’ultima. «La cosa importante è che oggi la Campania abbia una legge sul tema. Adesso, però, la vera sfida viene nella fase attuativa ed io non mi fermerò. Bisogna immediatamente partire con il rafforzamento della rete assistenziale e con il coinvolgimento di scuole, famiglie ed associazioni. Io vigilerò affinché questo venga fatto in tempi rapidi, ma il Presidente De Luca ha mostrato apprezzamento per questa legge, per cui sono certa che la Regione si attiverà con tempestività».
Un unicum sul territorio della Campania. Il Centro residenziale per i Disturbi del Comportamento Alimentare, diretto dal dottor Giulio Corrivetti, presenta attualmente 12 posti letto e lavora in maniera interdisciplinare per il recupero dei pazienti. «In Campania abbiamo creato un sistema che governa tutti i percorsi sulla base di tre diverse intensità assistenziali: ambulatoriale, semi-residenziale e residenziale. Presso il nostro centro abbiamo l’opportunità di attuare il percorso riabilitativo residenziale, che in genere va dai 3 ai 6 mesi, con flessibilità legata ai casi specifici, e dove c’è un approccio rieducativo al comportamento e alla relazione simbolica con il cibo». In casi di estrema criticità, al di sotto di alcuni indici di compromissione della massa grassa del corpo e variabili e marcatori biologici simili, il dott. Corrivetti ci parla anche di quarto livello, legato all’ambiente ospedaliero.
«Sulla base delle linee di indirizzo del Ministero della Salute, l’approccio è sempre multidisciplinare. Sono coinvolte anche le discipline mediche relative ai danni più frequenti, quindi l’endocrinologo, il nutrizionista medico, il nutrizionista biologo, il dietista, il tecnico della riabilitazione sul comportamento per il pasto assistito e, in particolare nella struttura residenziale, abbiamo una sorveglianza cardiologica e nefrologica con appuntamenti periodici di valutazione di tutti quanti i pazienti. Dal punto di vista sanitario è importante il monitoraggio completo e costante di vari parametri vitali». Oltre questo, ovviamente, è centrale l’approccio sotto il profilo psichico. «La quasi totalità delle persone che hanno questo disturbo fondano e radicano l’ossessione per il cibo sulla base di un disturbo di personalità, che va dalle forme borderline a quelle ossessivo-compulsive. Questi tratti di personalità sono quelli che residuano di più, anche quando si è superato il DNA. L’approccio dal punto di vista psichico, comportamentale ed emotivo fonda le sue metodiche terapeutico-riabilitative sulla cura del disturbo della personalità».
Preoccupante negli ultimi anni è l’abbassamento dell’età di esordio. «È stato progressivo negli ultimi 10 anni. È incredibile, ma abbiamo bimbi di 9 anni con il disturbo alimentare. Andiamo da quest’area pediatrica all’adulto in età matura». Ad oggi il centro residenziale presenta 12 posti letto, ma sono in corso lavori d’espansione in un’altra area dell’edificio, che porteranno i posti a 20. Inoltre, ci informa il dott. Corrivetti, è in via di completamento il lavoro di ristrutturazione di un’ala a Capua del Palazzo Fieramosca, in cui ci sarà un’altra struttura con sei posti letto.
La Regione Campania ha puntato sul pubblico e sul percorso di rete per rispondere all’aumento dei casi di DNA. «Nella recente mappatura che il Ministero della Salute ha presentato, noi siamo tra le prime regioni in Italia con un sistema di rete così ben strutturato e con un’ampia numerosità di centri per l’accoglienza, la diagnosi ed il trattamento. Sicuramente, però, va migliorato il collegamento tra le strutture».
Una straordinaria forza è ciò che serve per riconoscere, mettere in luce ed aiutare i propri figli ad uscire da una patologia che li tiene imbrigliati. Ma non basta solo questo. Serve la formazione, serve la consapevolezza, serve la capacità di riconoscere i segnali ed individuare i percorsi di cura quando necessari. Giuseppe Rauso nel 2007 ha visto spegnersi progressivamente sua figlia Maria Paola e da quel momento lavora ogni giorno affinché ciò non accada ad altri ragazzi e ad altri genitori. «La mission che ci siamo prefissati quando è nata l’associazione Emmepi4ever è di evitare che altre famiglie vivano quello che abbiamo vissuto noi. Nel 2007 in Campania non c’era nulla per il trattamento di queste patologie: non c’erano associazioni, non c’era una rete di servizi, c’era tanto stigma e se ne parlava poco a livello nazionale».
Non è facile per le famiglie, come spiega Giuseppe, stare al fianco di chi soffre di queste patologie, soprattutto se non si ha una buona formazione ed informazione. «Oggi è dimostrato che laddove una famiglia è preparata, diventa un’alleata dei percorsi terapeutici. Viceversa una famiglia non informata, non può fare altro che ostacolarli. È indispensabile la formazione della famiglia e il coinvolgimento di quest’ultima nei percorsi di cura. Quando i familiari si rivolgono a noi, la prima cosa che gli diciamo, oltre che rivolgersi ai centri esistenti, è di entrare a far parte della cura». Fondamentale, però, è intercettare la malattia il prima possibile. «Gli specialisti lamentano il fatto che spesso i pazienti arrivano tardi ai percorsi di cura. Per questo sono anche molto importanti le campagne di sensibilizzazione e di informazione per familiari, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, docenti e gestori di palestra. Oggi sappiamo che prima si arriva ai percorsi di cura, più alte sono le percentuali di guarigione».
L’aumento dei pazienti sul territorio nazionale ha evidenziato un problema relativo alla disponibilità delle strutture. «Si tratta di un’emergenza sanitaria del nuovo millennio e dei paesi industrializzati. Le liste d’attesa sono molto lunghe, a Salerno, come nelle altre regioni. Il problema c’è ed è in espansione: bisogna riorganizzarsi per affrontarlo. La migrazione in altre province o in altre regioni costa caro alle famiglie: noi oggi abbiamo famiglie della Campania che stanno curando le proprie figlie in estremo Nord». Ci sono stati passi avanti negli ultimi decenni, ma la strada è lunga, soprattutto alla luce dell’aumento dei casi. «A livello culturale c’è un’apertura maggiore, ma c’è ancora tanto stigma. La salute mentale sta assumendo un ruolo importante nella sanità pubblica: abbiamo le condizioni per poter affrontare in modo deciso questa patologia. Servono, però, professionisti motivati che lavorino con il cuore e che mettano a disposizione tutta la loro esperienza».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...