
Nel 2004 il giornalista e scrittore statunitense Philip Meyer, deceduto nel novembre scorso all’età di 93 anni, profetizzò che l’ultima copia cartacea del New York Times sarebbe stata venduta nel primo trimestre del 2043. Lo scrisse all’interno del suo libro, The vanishing newspaper, dedicato al mondo dei giornali di carta e al loro triste ed inevitabile declino. All’epoca poteva sembrare una profezia azzardata: parliamo di anni in cui l’incredibile ascesa di Internet non era ancora avvenuta del tutto, un periodo nel quale i quotidiani online rappresentavano la semplice trasposizione dell’edizione cartacea sul web. Sedici anni dopo, nel 2020, sulla previsione si espresse anche l’ex CEO del prestigioso giornale americano, Mark Thompson, il quale dichiarò che sarebbe “sorpreso di trovare quotidiani cartacei in circolazione tra vent’anni“. Opinioni che confermano quella che all’inizio del millennio era solo un’ipotesi: dalla fine degli anni 90′ l’evoluzione digitale ha cominciato pian piano a segnare il destino della carta stampata, quasi fissando il decennio della sua scomparsa, che, secondo ricercatori e studiosi, è ormai più che sicura. E il 2040 potrebbe addirittura essere anticipato.
Il 2020 passerà alla storia non solo per l’esplosione della pandemia Covid, ma anche per lo storico sorpasso nel giornalismo dei ricavi dal digitale rispetto a quelli derivanti dalla carta stampata. Da quel momento il dato emerso ha tracciato la strada da intraprendere per tutti gli editori e le rispettive imprese: quella dell’online, del clic rapido, dei titoli veloci e a volte senza senso, della pubblicità elevata al quadrato, spesso ai danni di credibilità, affidabilità e imparzialità, pilastri fondamentali dei vecchi quotidiani. In Italia la crisi dei giornali cartacei era in realtà già iniziata prima dell’ascesa del web 2.0 e della diffusione delle edizioni digitali, favorita anche dal particolare rapporto che esiste da sempre tra gli italiani e la lettura (a differenza di altri paesi europei come Francia o Germania, nel nostro paese si preferisce guardare più che leggere). Anche per questo motivo, le redazioni più affermate a livello nazionale hanno chiuso diversi bilanci consecutivi in rosso, dimezzato le équipe di giornalisti al loro seguito, chiuso le porte delle assunzioni, facendo segnare una piccola ripresa solo grazie all’online e ai social network. Un dato su tutti è eclatante: nell’arco tra il 2008 e il 2012, il giornale italiano più venduto, Il Corriere della Sera, aveva una tiratura di circa 450mila copie; a gennaio 2023, invece, il dato si è fermato a 109mila.
Altro segnale che lascia presagire una fine pressoché imminente dei quotidiani cartacei arriva dagli ultimi numeri di Unioncamere: oggi nel nostro paese ci sono circa 13mila punti vendita, tra cui edicole, di giornali, mentre a settembre 2019 erano oltre 16mila. Si tratta di una perdita quasi 3mila esercizi commerciali, che equivalgono a quasi il 20%. La carta stampata non la legge proprio più nessuno.
Chi nella sua vita ha affrontato un percorso di laurea in comunicazione, chi ha sostenuto un esame o seguito corsi di giornalismo o chi si è semplicemente informato da autodidatta, sa che la carta stampata è stata il primo mezzo di comunicazione “moderno”, se non vengono considerati oralità, scrittura e pittura rupestre. La stessa persona saprà anche che i primi giornali di carta della storia, gli “Avvisi“, si diffusero proprio nelle principali città portuali d’Italia nel XV secolo, Genova e Venezia, fogli su cui venivano manoscritte informazioni commerciali. Con i Corantos olandesi del secolo successivo, invece, si intraprese la strada che avrebbe condotto all’epoca d’oro dei quotidiani, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Un mezzo di comunicazione, quello della stampa cartacea, che, se scomparirà nel 2040 o giù di lì, avrà avuto una durata di circa 600 anni. Molto più del telegrafo, che fu soppiantato nel giro di 150 anni dal telefono.
Se per il 2040 gli esperti hanno previsto la scomparsa dei classici quotidiani, alberga tuttavia una speranza nei cuori degli amanti del profumo della carta stampata, che riguarda i periodici. Si tratta di un mercato sì in crisi, ma non quanto quello dei primi: nei maggiori paesi europei, compresa l’Italia, settimanali e mensili riescono ancora ad attrarre un buon numero di lettori. Merito in primis delle notizie pubblicate, le quali non sono di giornata ma approfondimenti o inchieste dettagliate che non entrano necessariamente in competizione con la velocità del web e dell’online. È a questa tipologia di giornale che sono aggrappate le aspettative e la fiducia di coloro che di sostituire un’edizione digitale ad una di una carta non ne vogliono proprio sapere.
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