
Chiese sempre più vuote, celebrazioni meno partecipate, l’età media che aumenta e sembra lasciar sempre meno spazio ai giovani: sebbene l’Italia venga considerata la culla del cattolicesimo, nonché uno dei paesi occidentali per eccellenza in cui la religione ricopre un ruolo di rilievo nella società, sono sempre meno le persone, in particolar modo le nuove generazioni, ad avvicinarsi a esso. Tuttavia, sarebbe riduttivo restringere il discorso unicamente al campo del cattolicesimo. Stiamo assistendo a un processo che affonda le proprie radici nel Novecento, nell’epoca in cui neanche la religione è stata in grado di salvaguardare gli uomini dagli orrori della storia; si tratta di un progressivo allontanamento dalle istituzioni religiose, soprattutto quelle considerate “canoniche”, in favore delle cosiddette religioni spirituali.
Negli ultimi venti anni la partecipazione alle funzioni religiose e le adesioni a gruppi parrocchiali è diminuito drasticamente, registrando, invece, un aumento delle persone che ammettono di non aver mai preso parte a una celebrazione. Il motivo che si cela dietro questo progressivo abbandono della chiesa – e, di conseguenza, di tutte le attività che la circondano – è da far risalire a una perdita di fiducia nelle istituzioni religiose. Scandali di natura morale e finanziaria, scarsa trasparenza, abusi perpetrati dai membri del clero e omertà hanno portato i giovani a non riuscire più a identificarsi con un’istituzione che dovrebbe predicare valori quali la giustizia e l’amore verso il prossimo, ma che, dietro la facciata di perbenismo, nasconde l’incapacità di proteggere i più deboli. Nel frattempo, il distacco tra i giovani e le posizioni tradizionali di alcune religioni su temi quali i diritti LGBTQ+, l’aborto e l’eutanasia è sempre più evidente e, a tratti, incolmabile. Al cattolicesimo – i cui fedeli continuano a districarsi tra le finte dichiarazioni woke del papa e il modo in cui inevitabilmente finisce a ritrattarle – si affianca l’Islam, con numerosi gruppi formati da donne che si distaccano dai precetti e dalle interpretazioni traviate del Corano, dando vita a un nuovo Islam transfemminista.
A cambiare, tuttavia, è anche il modo in cui le nuove generazioni si rapportano alla fede. Le grandi religioni monoteiste sembrano aver perso attrattiva: la loro “rigidità” non è più in grado di abbracciare i bisogni di migliaia di persone, specie in Italia, che hanno cominciato a volgere lo sguardo verso religioni “diverse”, più spirituali e meno incentrate su dogmi e gerarchie. Il buddhismo inizia a diffondersi in Italia a partire dagli anni Sessanta, con la fondazione a Firenze dell’Associazione Buddhista Italiana e con la rivista “Buddhismo Scientifico”. I numeri crescono fino a raggiungere, secondo gli ultimi dati registrati nel 2023, il numero di circa 121mila praticanti. A questi, inoltre, vanno aggiunti circa 96mila fedeli della Soka Gakkai – la scuola laica buddhista giapponese – e 140mila buddhisti immigrati da paesi asiatici.
Numeri minori, ma comunque essenziali per tracciare una panoramica completa della varietà religiosa della penisola, sono registrati dalla Scuola Taoista d’Italia, con circa mille seguaci; rimanendo su piccola scala, in Italia possiamo notare una presenza di seguaci di altre religioni giapponesi di stampo non buddhista, come la Tenrikyō. E ancora, la tutela dell’induismo italiano è affidato a centri, come l’Unione Induista Italiana, i cui ministri del culto sono stati riconosciuti dal Ministero degli Interni già nel lontano 2003. L’Unione si è posta come obiettivo l’incontro tra la cultura indiana con la società occidentale, attraverso la fondazione della Casa Editrice Laksmi, nel 2009.
Nettamente contrapposto al cattolicesimo e aspramente criticato dall’opinione pubblica, sebbene la confusione in materia sia piuttosto notevole, è il satanismo “luciferiano”, in cui Satana è una personificazione del Bene e della conoscenza. In Italia i gruppi organizzati sono spariti nel tempo: tra questi il Tempio di Pan, il cui fondatore, Maestro Loitan, ha deciso di sciogliere il movimento nel 1998 e di convertirsi al cattolicesimo; anche la Confraternita di Efrem del Gatto, conosciuta anche come Chiesa Nera Luciferina, sembra avere cessato l’attività dopo la morte del suo fondatore, nel 1996.
Il neo-paganesimo affonda le proprie radici nell’interesse rinascimentale nei confronti di una religione brutalmente – e crudelmente, aggiungerei – repressa dal cristianesimo. Sebbene l’Inghilterra, in particolar modo, sia stata la culla della rinascita di nuovi culti legati alla natura, al sole e ai circoli druidici, anche l’Italia si è presto ritrovata ad accogliere i loro seguaci. Qui, infatti, si registra una presenza piuttosto considerevole di alcune tradizioni neopagane come la corrente Ásatrú e odinista, la “Via Romana” – la quale riprende l’antico pantheon romano – e la Wicca propriamente detta. In Italia il neopaganesimo sembra essere di stampo “regionale”: per esempio, mentre il revival celtico e la tradizione odinista sono maggiormente diffusi nel nord Italia (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Veneto), il tradizionalismo romano trova terreno fertile soprattutto in Lazio, Toscana e Sicilia. A queste realtà si aggiunge lo sciamanesimo, sia latino-americano che siberiano, i cui esponenti principali continuano a mantenere stretti rapporti con l’Italia con incontri e conferenze.
Nonostante tutto, non si può affermare che i giovani abbiano completamente abbandonato la religione o la spiritualità. Al contrario, il bisogno di trascendenza e significato resta forte, ma si manifesta in forme nuove e più personali. Stanchi delle imposizioni “dall’alto”, i giovani si rivolgono ai culti personalizzati, alle declinazioni spirituali che permettono di instaurare un rapporto diretto con le divinità, senza alcun tramite. La privatizzazione della religione, d’altronde, non è un fenomeno nuovo: è una tendenza decennale, un bisogno di approcciare ad un culto e, in un certo senso, plasmarlo affinché possa rispecchiare i reali bisogni di un individuo. In un mondo sempre più complesso e frammentato, le religioni monolitiche di un tempo non sono più in grado di soddisfare le necessità dell’uomo: sono cristallizzate nelle proprie convinzioni, incapaci di adattarsi ai cambiamenti sempre più radicali della società odierna. Non è un caso se, difatti, molti movimenti transfemministi e intersezionali fanno diretto riferimento alle correnti spirituali e neopagane, più inclini all’accettazione delle diversità.
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