
Una batosta per i pacifisti da divano: un sondaggio dell’Istituto Piepoli, commissionato dal ministero della Difesa e pubblicato dal Quotidiano Nazionale, rivela che gli italiani sono pronti alla guerra, ben il 44 % disponibile ad imbracciare l’uniforme in caso di “estrema necessità”. Su 500 intervistati (età dai 18 anni in su), quasi uno su due si sente mutuamente disponibile: anche se per ora sono solo chiacchiere. Giovani italiani guerra: un accostamento che mai pensavamo di risentire.
Sorpresa: il sacrificio è di gran lunga più accettato per eventi apocalittici in stile film catastrofista – 72% per disastri naturali, 65% per pandemie, ma solo 30% per guerre . Tradotto dal politichese: “Sono pronto, purché non ci piazzino un conflitto vero”. Con una disponibilità superiore (48%) a cedere libertà personali, evidentemente il lockdown ha lasciato il segno .
Altro dato interessante: la fiducia nel ministro della Difesa Guido Crosetto è salita al 43 %, +4 punti rispetto ai mesi passati. Più della metà lo giudica positivamente (51 %), merito – stando all’analisi – del suo equilibrio tra supporto all’Ucraina e spinta verso negoziati di pace. Cambio look da politico brusco a condottiero, insomma.
Ben il 75 % del campione si dichiara legatissimo all’Italia (85 % fra over 55) , ma solo il 29 % è disposto a sacrifici concreti sul reddito per la patria, mentre l’80 % lo farebbe per la famiglia . È un patriottismo «cucito su misura»: amore più per il divano italiano, meno per fare il soldatino. Questo conferma anche che il legame nazionale, pur robusto, ha una soglia oltre la quale vacilla. Per quanto riguarda l’aumento della spesa militare al 4% del PIL, richiesto da NATO, il supporto è del 45 % – ma sale al 56 % tra i giovani (18–34 anni).
E in questa fascia d’età, quasi la metà (49 %) è attiva sull’argomento cyber‑sicurezza, ossessionata dagli hacker che hanno già fatto tremare la rete europea . Traduzione: se non gli dai protezione sulla rete, quei 4 % restano solo ipotesi. Ma l’Italia ci mette la testa (e il portafogli)? Il ministro Tajani ha annunciato che servono almeno 10 anni per adeguare la spesa alla soglia NATO del 4% – o meglio, per modificarne i conti in modo da farla sembrare al 4 % . Crosetto ha chiarito che l’Italia non ha i margini per arrivare al 5 % richiesto dall’alleato USA e che il 3,5 % sarà già una fatica da digerire . Ergo, niente iPhone militari a breve.
Se avessimo un euro ogni volta che sentiamo «in caso di estrema necessità», saremmo già a 44 euro – ma dopotutto, è un sondaggio, non un bollettino di guerra. Ciononostante, i numeri fanno pensare: il legame con la patria è forte, lo spirito altruista scatta per emergenze epidemiologiche e naturali, ma rallenta di colpo quando entra in gioco l’idea di combattere. I giovani, armati di smartphone e ansia da cyber‑attacco, sembrano più pronti a finanziare la difesa, anche coi loro soldi. E poi c’è Crosetto, che sul campo diplomatico batte – almeno per ora – più colpi nell’immaginario collettivo.
In un’Italia divisa tra click‑patriottismo da social e reale fatica a imbracciare la divisa, il sondaggio parla chiaro: siamo pronti, ma a patto di restare comodi sul divano.
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