
Sono tante le cose tipiche italiane che ci contraddistinguono in tutto il mondo: la pasta, la moda, l’arte, la criminalità organizzata, lavoro in nero o non retribuito, i giovani che fuggono da questo paese, in particolare dal Sud e dalla Campania, perché nessuno garantisce un futuro stabile, e chi più ne ha più ne metta. La fuga di cervelli è un fenomeno che sta crescendo sempre di più tra i giovani. La colpa è di questi “ragazzi di oggi che non hanno voglia di lavorare” o di un’Italia assente?
Lo Stato italiano ha presentato altri indicatori negativi sui giovani che rendono chiara la risposta alla domanda precedente: il tasso di occupazione, il livello di istruzione tra i più bassi d’Europa e l’abbandono scolastico, problematica significativa soprattutto nelle regioni meridionali. In Italia, la crisi demografica è un problema serio che si potrebbe affiancare a quello della denatalità, entrambi fenomeni che hanno un forte impatto economico e sociale. Possibile che a nessuno importi?
Se il paese vuole affrontare con successo le sfide economiche, sociali e culturali dei prossimi decenni, deve mettere i giovani al centro delle politiche di sviluppo. Investire sui giovani vuol dire investire sul futuro del paese e soprattutto vuol dire non perdere quei “talenti” che potrebbero fare la differenza, ma che giustamente cercano opportunità migliori altrove. Inoltre, la mancanza di interesse verso i giovani non solo separa l’Italia dal resto del mondo, ma separa anche il Sud dal Nord: sono migliaia i ragazzi e le ragazze che riescono a trovare un lavoro ben retribuito solo nell’Italia settentrionale (e molto spesso i giovani hanno bisogno di interi stipendi per pagare affitti imbarazzanti).
Secondo l’ufficio studi della CGIA, negli ultimi dieci anni, la popolazione italiana nella fascia di età tra i 15 e i 34 anni è diminuita di circa 750.000 unità, corrispondente a una riduzione del 5,8%. Nel 2014, infatti, la popolazione giovanile superava i 12,8 milioni, mentre nel 2024 è scesa sotto i 12,1 milioni. Questa diminuzione ha colpito in particolare il Centro Italia (-4,9%), ma soprattutto il Mezzogiorno, dove la riduzione è stata drastica, pari al 14,7%. Alcune province hanno registrato cali davvero preoccupanti, come il Sud Sardegna con un -25,4%, Oristano con un -23,4% e Isernia con un -21,5%. Al contrario, nel Nord Italia, quasi tutte le regioni hanno mostrato un saldo positivo.
Ma, come accennato prima, la crisi più grande riguarda i giovani del Sud che riescono a trovare opportunità lavorative valide esclusivamente al Nord Italia. Nel decennio compreso tra il 2014 e il 2024, la diminuzione complessiva della popolazione giovanile è stata di 747.672 unità, di cui 730.756 riguardano il Mezzogiorno, mentre altri 119.157 si riferiscono al Centro Italia. Il Nord, invece, ha registrato un risultato positivo, in parte dovuto alla presenza di giovani stranieri e alla migrazione di giovani provenienti dal Sud. Infatti, sempre tra il 2014 e il 2024, la popolazione giovanile è aumentata di 46.821 unità nel Nordest e di 55.420 nel Nordovest.
Ad influenzare questo fenomeno è anche la denatalità, che rappresenta uno dei principali fattori che alimentano questa crisi demografica. In Italia, il tasso di natalità è tra i più bassi al mondo e continua a diminuire. Nel 2023, la media di nascite per donna è stata stimata a 1,25 figli, un valore ben al di sotto del livello di sostituzione necessario per mantenere stabile la popolazione.
In molte zone della Campania, soprattutto fuori dai grandi centri come Napoli, le opportunità professionali, specialmente per i neolaureati o i giovani senza esperienza, sono piuttosto scarse. Trovare un lavoro stabile e ben retribuito diventa quindi impossibile, rimane solo fuffa: contratti a termine, stage non retribuiti, lavori a bassa retribuzione. Inoltre, la condizione dei trasporti pubblici non è uguale per tutti, limitando chi abita in zone più dislocate dal centro. Ecco perché il nord Italia, in particolare Milano e Torino, attrae giovani con opportunità lavorative più concrete e una rete di supporto più solida per chi inizia la propria carriera.
Negli ultimi anni, c’è anche un fenomeno di emigrazione verso l’estero, in particolare verso paesi con economie più forti, come la Germania, il Regno Unito o la Svizzera, alla ricerca di lavori specializzati o esperienze internazionali. Tutto ciò è di una tristezza disarmante. Nonostante la Campania abbia un grande potenziale in termini di cultura, turismo e agricoltura, molte idee imprenditoriali faticano a decollare a causa di una burocrazia complessa e di un supporto limitato da parte delle istituzioni locali. Questo può scoraggiare i giovani talentuosi che vorrebbero investire nella loro terra ma non trovano un contesto favorevole.
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