
Prima ancora di entrare all’Accademia di Belle Arti di Napoli, lo sguardo non può non posarsi su due presenze silenziose. I due Leoni di Tommaso Solari sembrano immobili, eppure raccontano una storia fatta di pietra, di tempo e di ambizione artistica. Fuse in bronzo nel lontano 1883 a partire da due modelli in gesso, le sculture del celebre artista – che proprio in quell’istituto si formò – hanno lasciato per sette mesi largo Nanni Loy. Un’assenza necessaria, durante la quale sono state sottoposte a un delicato intervento di restauro strutturale e conservativo, frutto di una una virtuosa collaborazione tra istituzioni e al sostegno di mecenati sensibili alla tutela del patrimonio culturale e artistico partenopeo.
Insomma, il ritorno dei leoni monumentali nel loro luogo di origine rappresenta una tappa fondamentale non soltanto nell’ambito della valorizzazione della cultura e della storia partenopea. Rappresenta, infatti, la dimostrazione della straordinaria forza della comunità, il cui impegno “nasce dalla convinzione che la bellezza e la memoria storica siano patrimoni collettivi da tutelare e tramandare alle generazioni future”, ha sottolineato Antonio Magliulo, membro del cda dell’Accademia. Proprio lui, del resto, si è reso promotore di questa iniziativa, di concerto con la presidente Rosita Marchese e il direttore Giuseppe Gaeta, mentre il principale sostenitore è stato il Lions Club di Napoli Lamont Young – con il quale l’istituto ha sottoscritto un protocollo d’intesa.
Si tratta di un progetto che ha preso forma lentamente, dopo lunghi anni di attenta osservazione e di studio silenzioso delle opere. A incentivarlo è Federica De Rosa, delegata alla tutela del patrimonio dell’Accademia, insieme a Paola Fiore, responsabile della manutenzione. Dal 2018, i Leoni sono stati seguiti attraverso un monitoraggio conservativo continuo, che ne ha accompagnato ogni fase di trasformazione. Nel frattempo, la Scuola di Restauro dell’Accademia si è incaricata di seguire le diverse tappe del restauro, con Merj Nesi, in dialogo con la storica fonderia di Antonio Del Giudice, il tutto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza, che ha assurto al ruolo di garante della correttezza e del rigore dell’operazione.
Il profondo restauro strutturale ha previsto anche una serie di operazioni di pulitura, consolidamento e delicate accordature cromatiche, capaci di restituire piena leggibilità ai materiali e alla superficie dei manufatti. Ora si apre una nuova fase direttamente in loco: il restauro estetico e conservativo dei Leoni, affiancato da interventi di pulitura e recupero dei basamenti e della facciata. Il cantiere, aperto alla città, è destinato dunque a trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto. Un’occasione preziosa per avvicinare i cittadini ai temi della tutela, della cura e del rispetto dei monumenti pubblici.
Nel loro silenzioso ritorno a guardia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, i leoni di Tommaso Solari riaffermano così la loro funzione originaria. Sarebbe, del resto, alquanto riduttivo definirli come dei semplici apparati decorativi; rappresentano delle vere e proprie presenze simboliche capaci di dare forma a un’idea condivisa di cultura. Restaurati, ma non snaturati dal tempo, ritornano a raccontare una storia nella quale si realizza un meraviglioso intreccio tra arte, formazione e responsabilità collettiva. La loro rinnovata leggibilità non è soltanto il risultato di un intervento tecnico accurato, ma il segno concreto di un patto tra istituzioni, professionisti e cittadini, siglato nel segno della volontà di preservare ciò che definisce l’identità più autentica della città.
In questo senso, il cantiere “en plein air” e il percorso di restauro diventano parte integrante dell’opera stessa: un processo visibile, partecipato, in grado di tradurre la tutela in un atto pubblico e condiviso. I leoni tornano così a vegliare non solo sull’ingresso dell’Accademia, ma sulla consapevolezza che la bellezza non cessa mai di educare, ispirare e creare ponti tra passato e futuro.
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