
Sarà Keir Starmer a diventare Primo Ministro nel Regno Unito, leader del principale partito di sinistra socialdemocratica. Avviene dopo 14 anni di susseguirsi di primi ministri conservatori. E come se non bastasse, a rendere ancora più amara la sconfitta dei conservatori sono stati: Nigel Farage, leader di Reform UK e fautore della Brexit, e anche Ed Davey, leader dei liberal-democratici, che hanno ottenuto uno dei migliori risultati della storia del partito.
In ogni caso sarà Keir Starmer a diventare il nuovo primo ministro del governo guidato dai laburisti. Il Regno Unito viene da anni di crisi economica e politica, inflazione e di problemi alla sanità che hanno portato i laburisti a raccogliere una maggioranza assoluta in Parlamento di oltre 410 seggi, mentre i conservatori solo circa 120.
Merito anche di Nigel Farage, leader di Reform UK, promotore della Brexit e volto controverso della politica britannica – nonché unico politico ad aver ricevuto nella sua carriera non uno, ma ben due milk shake in faccia, a causa del suo non piacere. Dopo sette tentativi andati a vuoto questa volta è riuscito a farsi rieleggere al parlamento, togliendo ancora voti ai conservatori.
I conservatori d’altro canto non hanno giocato le loro migliori mosse per potersi accaparrare posti in Parlamento. Dagli scandali di Boris Jhonson al report negativo del governo di Liz Truss, durato solo 45 giorni. Tanto che gli elettori hanno persino preferito premiare il partito di Ed Davey, rimasto per anni ai margini. Grazie anche a una campagna elettorale decisamente bizzarra ha ottenuto un risultato storico e potrà contare sul fatto di essere la terza forza in Parlamento. Tra le cose che ha fatto, Davey è salito sulla giostra di un parco divertimenti subito dopo aver presentato il programma, scherzando sulla possibilità di un “big swing” per i Libdem: un’espressione che gli analisti politici usano per parlare di uno spostamento dei consensi ma che in inglese indica letteralmente una grande altalena, come quella su cui si era seduto Davey.
Nei giorni scorsi persino il Tabloid Sun – dichiaratamente conservatore – aveva appoggiato Starmer. Così come anche l’Economist che non appoggiava i laburisti da almeno 20 anni. Segno di un Regno Unito che ha deciso di cambiare a 14 anni di distanza dall’ultima volta.
Figlio di un operaio e di un’infermiera, Starmer è diventato prima avvocato, poi cavaliere della Corona. Sir Starmer entra nel 2015 nei laburisti, periodo difficile per il partito che assiste solamente a sconfitte. Prima con il referendum sulla Brexit e poi la sconfitta di Jeremy Corbyn alle elezioni del 2019. Da lì il partito si affida a Starmer per una transizione più moderata rispetto al socialismo più spinto di Corbyn.
Starmer infatti è un uomo pragmatico: si è opposto alla Brexit, ma non intende annullarla, è un ecologista ma non intende spendere troppo per la transizione verde. Forse anche fin troppo pacato, dato che la maggior parte degli elettori non sa nemmeno quali siano le sue posizioni politiche su qualsiasi tema. Ora che sarà al governo dovrà essere meno elusivo su temi su cui finora ha potuto tenersi vago.
Il programma con cui è stato eletto ha dentro la creazione di un azienda energetica nazionale, la costruzione di un milione e mezzo di nuove case e un rilancio del sistema sanitario nazionale, con l’assunzione di oltre 8.500 persone solo nell’ambito della salute mentale.
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