
È il suo richiamo a riempire per primo le strade, seguito poi dal rumore del suo carretto. Non lo si vede ancora, ma lo si sente: passo lento e voce alta. Basta udire poche parole, quasi sempre le stesse, per iniziare ad annusare nell’aria la possibilità di un affare. Ed è in quel momento che principalmente donne e scugnizzi iniziano a mobilitarsi. O’ sapunaro è meglio d’o mercato. La spesa a Napoli è più comoda e più economica se la si può fare in pantofole sull’uscio di casa. E mentre ci si sistema per accogliere il suo carretto e la sua merce, ecco che lo si vede svoltare l’angolo con la sua andatura lenta. «Sapunaro, robba vecchia».
È il cenciaiolo napoletano, atteso con ansia dalle donne di ogni quartiere. Sì, perché il saponaro unisce ogni ceto sociale e frequenta nella sua giornata ogni tipo di strada ed abitazione: dal cortile nobiliare al basso popolare. Ma il suo pubblico più affezionato restano le lavandaie, le pettinatrici – ‘e capere –, le stiratrici, le impagliatrici o le sarte: è con loro che trova maggior successo negli affari. Perché il sapone è cosa assai cara, almeno quattro soldi, e l’arrivo del venditore ambulante vuol dire una sola cosa: risparmio. Vi è, infatti, una regola, semplice ed unica, che dirige rigidamente l’operato del saponaro: il cenciaiolo napoletano baratta, non vende.
Con il suo carretto pieno di tutto e pieno di niente si districa tra le più complesse trattative. È l’arte del negoziato la sua prerogativa. L’abilità nel seguire ora questo ed ora quell’affare, valutando, scrutando, discutendo e quantificando la merce. Per il saponaro tutto può avere un’utilità un domani, in un modo o nell’altro. Anche vestiti logori od oggetti invecchiati, ciò che principalmente gli viene offerto in cambio di sapone, piatti e tegami. Il suo giorno preferito è senza dubbio ‘o 4 e maggio. È la data definita dai napoletani per i cambi di domicilio: è il momento dei traslochi, nell’immaginario comune collegato al concetto di confusione. “Ma che è ‘stu 4 e maggio?”.
Un’espressione ancora oggi adoperata con frequenza per chiedere spiegazioni circa una situazione di disordine. Il giorno dei traslochi, quindi, è il momento in cui ci si libera della roba vecchia: una data cerchiata in rosso sul calendario del saponaro, che accumula così la maggior parte della sua merce. Ed è con tale merce che riempie il suo carretto con il quale si prepara a girare per le strade di Napoli. «Sapunaro, robba vecchia», è il richiamo che pronuncia a gran voce. Poche parole che riecheggiano nella memoria collettiva di una città, nel ricordo di figure emblematiche di una Napoli che fu e che oggi permane nei racconti tramandati di generazione in generazione.
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