
Non esistono solo i nostalgici del busto del duce: la Democrazia Cristiana prova a resuscitare la Balena Bianca in provincia di Caserta. I comunisti vogliono la loro falce e martello sotto la scritta “rivoluzione”. C’è una crisi di fiducia nei partiti moderni?
Sono due segnali provenienti dal basso, ma non per questo poco indicativi: a Caserta, il 27 ottobre la Democrazia Cristiana (DC) torna in pista, e lo fa con il fiore all’occhiello del nostrano revival politico. L’inaugurazione della nuova sede, situata in via Bellini 1 a Recale, promette di essere un gran punto di ripartenza per lo scudo crociato. E a presiedere il tutto, il neo segretario Valerio Stravino, entusiasta, promette un “punto di partenza più forte per progettare il futuro”. Ma quale futuro? Quello in cui gli italiani ritornano a scegliere tra DC e PCI come se fossimo ancora nel bel mezzo della Guerra Fredda?
Sì, perché a quanto pare, oltre ai nostalgici dei busti del duce, c’è un’altra categoria in ascesa: quelli che sentono il richiamo della Balena Bianca. Ma non stiamo parlando del film di Spielberg; si tratta di un recupero nostalgico. La DC di Stravino si propone di risolvere i problemi moderni con le soluzioni d’antan. Scelte politiche come il finanziamento ai famosi “cordiali approcci sociali” si fondono in una rientranza ideale di quell’io che reclamava il “centro”.
L’altro lato del cartellone politico non è da meno: mentre la DC si riallaccia al suo passato glorioso, dall’altra parte, i compagni di eterno amore per Marx si stanno riunendo per formare un “Partito Comunista Rivoluzionario“. Non una rifondazione di Rifondazione Comunista, ma un esperimento audace per radunare i molteplici e sparpagliati gruppi di “partiti comunisti”, sperando di dare vita a un’entità unica che riempia il vuoto esistenziale di ideologie datate e mai realmente sopite.
Sarà come un reunion tour dei Bee Gees — ma per i più nostalgici dei mazzetti di fiori rossi. Un’impresa titanica, che avrà come palcoscenico Roma il 23 novembre, dove gli aspiranti rivoluzionari si raduneranno per un’assemblea di fondazione. E chi lo avrebbe mai detto che Marx e Ted Grant potessero tornare di moda?
Perché questa rivisitazione del ruggente passato? È davvero in luce un desiderio di riappropriarsi di valori politici ben definiti? La controparte contemporanea, d’altronde, sembra più un mercatino rionale di idee in cui è faticoso trovare un vero “carrello della spesa politico” da riempire con convinzione.
Ma è in questa atmosfera che si fa sentire l’amaro sapore di un’epoca passata in un appuntamentoche, dobbiamo ammetterlo, sembra una operazione nostalgia. Gli attuali partiti sono stati realmente incapaci di offrire un’alternativa plausibile al bipolarismo degli anni DC o PC? Elettori e militanti si sono ritrovati a rimpolpare le fila di gruppi ideologici, cercando rifugio sotto l’ombrello dell’uno o dell’altro partito storico, nello stesso modo in cui un’imprecisione esistenziale ci spinge a cercare sotto il letto i nostri racconti preferiti dell’infanzia.
Quando tornerà anche il coraggio di immaginare un avvenire politico realmente nuovo? Forse, dietro questa nostalgia si cela una crisi di fiducia nei partiti moderni, incapaci di fare breccia nei cuori degli elettori. In un panorama politico in continua evoluzione, dove le nuove generazioni faticano a trovare punti di riferimento, tornare a ideali di un passato che sembrava sepolto può apparire, ai più, come una soluzione semplice. D’altronde, cosa c’è di più rassicurante del ritorno a ciò che si conosce, a quell’epoca in cui il panorama politico era delineato e comprensibile, anche se non privo di contraddizioni?
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