
Erba alta, rifiuti abbandonati e desolazione. È ormai arrivata la stagione estiva, e il desiderio di trascorrere il proprio tempo libero in un parco è sempre più forte. Ma Napoli è una città che vive di profondi contrasti: da un lato bellezze naturali e panorami mozzafiato; ma dall’altro povera, anzi poverissima, di spazi verdi realmente fruibili. In una città che continua a soffrire la carenza di verde pubblico, alcune delle principali aree destinate alla socialità restano imprigionate tra lavori incompiuti, manutenzioni insufficienti e progetti mai pienamente realizzati. E il loro triste destino ci pone dinanzi a una domanda cruciale: perché il verde a Napoli continua a rimanere sulla carta piuttosto che divenire realtà?
Sorto come emblema di rigenerazione urbana nell’area orientale di Napoli, il Parco della Marinella si estende lungo circa 30mila metri quadrati tra la zona portuale e via Amerigo Vespucci. Secondo il progetto urbanistico originario, il parco avrebbe dovuto ospitare al suo interno una serie di percorsi pedonali, fontane, un’agorà e persino un canocchiale prospettico con vista sulle acque del Golfo di Napoli e sul Vesuvio.
Tuttavia, ad oggi, la zona ospita un vero e proprio cantiere fantasma: nonostante l’avvio dei lavori sia databile al 2019 – con una durata prevista complessiva di 149 giorni – ad oggi sono fermi da anni. E, intanto, l’area ha lasciato il posto a una vera e propria selva di erbacce, che si erge tra rifiuti di ogni sorta. Ma il vero problema si nasconde nel sottosuolo. Negli ultimi anni, proprio qui è emersa un’ingente quantità di materiale di risulta, tra amianto e perfino tracce di metalli pesanti, come zinco e piombo ben oltre i limiti consentiti. Oggi l’area è ostaggio di contenziosi legali e dubbi sulla reale proprietà.

Spostiamoci adesso nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Nato al centro di un’area particolarmente difficile, il Parco Massimo Troisi ha rappresentato un punto focale per il progetto di rigenerazione urbana del rione in seguito al sisma del 1980. Da un punto di vista architettonico, la zona si caratterizza per la singolare combinazione che offre tra forme geometriche, percorsi a squadro, direttrici regolari ed elementi paesaggistici unici. In particolare, essa è stata soprannominata negli anni dai residenti del quartiere “il laghetto”, per via dello specchio d’acqua che la caratterizzava. Eppure, di quella piccola oasi felice non resta altro che un amaro ricordo: l’acqua del laghetto ha ormai lasciato il posto a un bacino ormai prosciugato. Un risultato che, secondo alcune segnalazioni pervenuteci dai frequentatori del parco, sarebbe dovuto a vari problemi strutturali connessi alla pavimentazione e ai motori che alimentavano il sistema di irrigazione.

Facciamo infine un salto nella periferia nord di Napoli, precisamente nel quartiere di Scampia. Qui sorge il Parco Ciro Esposito: il terzo più grande della città, con i suoi 140mila metri quadrati di estensione. Nel 2019 il parco fu oggetto di un importante piano di riqualificazione, che avrebbe goduto di circa un milione di euro finanziato, attraverso il programma OBC – “Ossigeno Bene Comune” – dalla Città Metropolitana. Un piano ambizioso, che avrebbe reso quest’area molto più di un semplice giardino pubblico. Dopotutto, nella planimetria progettuale figurano aree giochi per bambini, spazi fitness, orti didattici, il recupero dei porticati e zone dedicate alla danza e alla musica.
Nel settembre 2020, l’architetto Enzo Russo vinse la gara di progettazione, e a dicembre di quell’anno venne ultimato l’iter di approvazione del progetto esecutivo. Dopodiché, iniziarono i primi rallentamenti: gli interventi sono partiti soltanto alla fine del 2024, per una durata prevista di otto mesi. Tuttavia, a mesi di distanza, il quadro reale in cui versa l’area è desolante: pochi lavori effettuati, varchi ancora chiusi e un parco ai margini della vita quotidiana del quartiere.

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