
L’ultimo caso risale al 12 novembre scorso e riguarda l’amministrazione di Teverola. Al mattino i giornali locali danno notizia dell’apertura di un filone di indagini per l’ennesimo sistema corruttivo emerso in un Comune campano: agli arresti domiciliari finiscono due ex sindaci della città e altre figure, accusate di aver intascato tangenti in cambio di favori ad una società edilizia per una serie di costruzioni. Un mese prima un’inchiesta del genere, riguardante il verde pubblico, aveva colpito esponenti politici di Caserta e San Nicola La Strada: anche qui i capi di accusa sono corruzione, turbativa d’asta e associazione a delinquere. Sono soltanto due degli ultimi scandali che hanno investito la politica campana nei mesi di ottobre e novembre, decisamente un brutto biglietto da visita rispetto ad altre regioni italiane, non un fiore all’occhiello per trasparenza ma certamente oggetto di una vita amministrativa più sana. Sessanta giorni di buio completo, da Salerno a Napoli, passando per il casertano, durante i quali illeciti e procedimenti insani hanno padroneggiato su iter di assegnazione di appalti pubblici e lavori di ogni tipo nei palazzi comunali interessati.
I due mesi di malapolitica regionale iniziano ai primi di ottobre nella zona sud, esattamente dalla Provincia di Salerno e dal Comune di Capaccio Paestum. La storia è sempre la stessa: politici e imprenditori siedono insieme ai tavoli e decidono ditte e aziende che dovranno occuparsi di determinati lavori pubblici. Il tutto spesso senza bandire una gara, oppure con la pubblicazione di quest’ultima ma senza che ci sia poi l’effettivo confronto tra le offerte delle imprese. Non solo amministrazioni comunali o province. A finire sotto l’occhio della magistratura ci sono anche singoli personaggi politici della regione: per esempio, uno di questi è stato accusato per aver facilitato la realizzazione di diverse costruzioni coinvolgendo alcuni comuni del casertano, nonostante il divieto posto da Palazzo Santa Lucia. Tra i casi degli ultimi sessanta giorni rientrano anche quello di Poggiomarino, il cui sindaco sarebbe stato addirittura scelto da un boss della camorra per controllare direttamente l’attività amministrativa comunale; e della Provincia di Caserta, con l’inchiesta giudiziaria che ha portato alle dimissioni del presidente Giovanni Magliocca, indagato sempre per corruzione e frode. E poi c’è Giugliano, coinvolta in ben tre questioni scottanti, ultima delle quali quella della Teknoservice, ditta impegnata nella raccolta rifiuti nella città, per cui, secondo l’accusa, l’ex primo cittadino Antonio Poziello avrebbe ricevuto mazzette per 300mila euro; mentre il sindaco attuale, Nicola Pirozzi, avrebbe gestito posti di lavoro nell’azienda.
C’è un dato che vince su tutto e tutti inerente alle elezioni: l’astensionismo. Si tratta di un fenomeno che colpisce allo stesso tempo l’ambito nazionale, regionale e comunale. Della percentuale di coloro che non si recano alle urne per esprimere la propria preferenza, la fetta maggiore arriva dai giovani, ormai totalmente disinteressati dalla vita pubblica e politica di una città o dell’intero Paese. Non di rado, analisti e studiosi che si concentrano su una tornata elettorale parlano di crescente disaffezione da parte loro. Ma come possono i giovani acquisire fiducia nelle istituzioni politiche dopo gli scandali e la corruzione che ormai la persuadono? Se un ragazzo o una ragazza di 18-19 anni dovesse per caso trovarsi tra le mani questo periodico e leggesse i primi due paragrafi sopra, come potrebbe poi stabilire una connessione con i fatti e i personaggi politici che appartengono al comune di appartenenza?
Durante la trasmissione “Ma che Domenica” andata in onda il 10 novembre su Tv Luna, Antonio Casaccio, direttore responsabile di Informare, ha posto il seguente quesito: “Quali esempi positivi hanno oggi i giovani?”. Si parlava dell’omicidio di Santo Romano e della violenza giovanile sempre più in voga. Ecco, esponenti politici di ogni partito, nazionali e locali, dovrebbero assumere proprio questo ruolo, con l’obiettivo di essere paladini di legalità, trasparenza e giustizia. Con i sessanta giorni di buio descritti, invece, il patto di fiducia tra politica e cittadini (giovani soprattutto) non può che spezzarsi e venire meno. I giovani sono sempre più disincentivati e disinteressati, e continuerà ad andare peggio se gli interessi privati dei singoli politici saranno messi prima di quelli della collettività. Le premesse non promettono bene, ma la speranza non muore.
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