
In scena dal 21 gennaio al 3 febbraio 2024 al Teatro San Carlo di Napoli, i “Vespri Siciliani“: un dramma in cinque atti di Giuseppe Verdi per la regia di Emma Dante, direttore Henrik Nánási, scene a cura di Carmine Maringola, costumi di Vanessa Sannino e luci di Cristian Zucaro.
In scena Mattia Olivieri (Guido di Monforte), Gabriele Sagona (Il Sire di Bèthune), Adriano Gramigni (Il Conte di Vaudemont), Piero Pretti (Arrigo), Alex Esposito (Giovanni da Procida), Maria Agresta (La Duchessa Elena), Carlotta Vichi (Ninetta), Antonio Garés (Tebaldo), Lorenzo Mazzucchelli (Roberto), Francesco Pittari (Danieli) e Raffaele Feo (Manfredo). Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, maestro del Coro Fabrizio Cassi.
Un’opera che racchiude e riesce perfettamente a mediare tra il teatro di Emma Dante e l’opera classica di Verdi, senza lasciare scoperto o manchevole nessuno dei due. Certo è che chi si aspettava di trovare il classico così com’è, ovviamente non doveva sedersi ad uno spettacolo con la regia della Dante.
L’impronta registica di Emma Dante si sente: non solo per alcune scelte tematiche come quella di attualizzare e commemorare le vittime delle mafie, ma anche in alcuni riferimenti alla Sicilia, nei corpi di donne che diventano buste da buttare o nei corpi nudi dei francesi ormai vinti.
L’impronta registica si sente e va benissimo così. Una rappresentazione teatrale che riesce a creare il giusto mix di un’opera che si attualizza, che denuncia, senza mai però dimenticare quelle che sono le sue origini.
Le scene dei Vespri Siciliani sono suggestive e sanno riempire la scena senza mai affogarla, ma dando il giusto spazio ad ogni oggetto e agli attori sul palcoscenico che hanno saputo rispettare i movimenti all’apparenza leggiadri, ma estremamente rigorosi.
“Per me Vespri Siciliani – afferma Emma Dante – contiene tutta la forza evocativa di un doloroso mosaico della memoria”. Ed è la forza evocativa con cui è stato messo in scena il dramma che ha reso ancora più potente il concetto. Una forza avvolgente e suggestiva, che riesce a prendere, ma soprattutto a scuotere: in particolar modo le coscienze.
Un teatro, quello della Dante, che riesce sempre a darti una riflessione, un punto di vista diverso a qualcosa che siamo sempre abituati a vedere in un determinato modo, ma talvolta fa anche bene cambiare prospettiva.
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