
La scoperta di un farmaco può veramente incidere oltre che sulla vita personale di un paziente, anche sulla sfera sociale ed economica di un intero Paese? La risposta è sì, sopratutto se il farmaco in questione riguarda la cura dell’ictus, ossia la seconda causa di morte a livello globale. Ciò è quanto dichiarano i dati dello studio internazionale “Oceanic-Stroke”, che ha portato all’individuazione di un farmaco sperimentale (Asundexian) che riduce il rischio di recidiva nell’ictus ischemico del 26% e che vede protagonista nella sperimentazione clinica di tale medicinale l’Ircss – Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna.
Lo studio internazionale, a cui hanno aderito 12mila pazienti in tutto il mondo, ha visto partecipe anche il nostro Paese, in cui 22 centri, coordinati dall’Ircss – Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna sotto la direzione del dottor Andrea Zini, noto medico neurologo, hanno preso parte con ben 400 pazienti.
I risultati della ricerca sono stati divulgati all’Interntional Stroke Congress di New Orleans e sono stati diffusi contemporaneamente sulla celebre rivista “New England Journal of Medicine”. La sperimentazione clinica tramite il farmaco Asundexian, il quale appartiene alla categoria degli antitrombotici, dimostra un notevole impatto nella riduzione di recidiva dell’ictus del 26%.
L’Asundexian è un farmaco di nuova generazione che ricopre una posizione intermedia rispetto a quelle che sono le terapie antiaggreganti, che hanno lo scopo di ridurre l’aggregazione piastrinica e gli anticoagulanti, come ad esempio fa l’aspirina. Il fine dell’Asundexian è quello di inibire il fattore XIa della coagulazione, ma senza andare ad aumentare il rischio emorragico. Mentre attualmente su pazienti che hanno subito un ictus e che sono ad alto rischio trombotico, l’uso di antiaggreganti ed anticoagulanti comporta un aumento dei rischi, poiché lascia scoperta la cascata della coagulazione, l’introduzione di questo nuovo farmaco riduce del 26% il rischio di avere un nuovo ictus, soprattutto se usato entro 72 ore dalla comparsa dei sintomi.
Proviamo a spiegarlo in parole più semplici. L’obiettivo di questo farmaco sperimentale, è quello di prevenire la formazione di trombi patologici ma senza compromettere la capacità fisiologica del corpo di fermare un sanguinamento. Offre una potenza superiore alla sola aspirina, venendo quindi aggiunto durante la terapia al medicinale antiaggregante usato fino a questo momento, ma mantenendo un rischio emorragico basso.
Quando viene introdotto un nuovo farmaco, l’effetto immediato è quello dell’aumento della spesa farmaceutica. Come sottolinea anche lo stesso dottor Andrea Zini, che ricordiamo essere stato la figura principale nella gestione della sperimentazione clinica in Italia di tale farmaco, le terapie, i test, le ricerche hanno tutte un costo elevato. Tuttavia un farmaco, seppur in un primo momento risulta essere un’importante fonte di spese, può far risparmiare molti soldi allo Stato a lungo termine. Se l’Asundexian riduce la recidiva di ictus, il sistema sanitario risparmia sia sui costi altissimi di ricovero, sia sulla riabilitazione, che sugli interventi chirurgici d’urgenza. Inoltre l’introduzione di un nuovo farmaco, in linea generale, può avere un forte impatto anche sull’aspetto dei costi sociali. Un paziente che non ha un secondo ictus è una persona che può tornare a lavorare e che non necessita di assegni di invalidità o di assistenza domiciliare.
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