
Le radici dopotutto son difficili da sbarbare. Il punto di vista di Ignazio La Russa? Nostalgie del fascismo che lo hanno toccato personalmente. E facciamo riferimento al busto di Benito Mussolini in casa e mostrato anche in tv, eredità del padre che è stato regalato alla sorella per evitare altri guai. E ancora: un fratello, Romano, assessore in regione Lombardia, criticatissimo per aver fatto il saluto romano nel settembre del 2022 durante il funerale di Alberto Stabilini, militante dell’estrema destra milanese con un passato nel Fronte della gioventù. Prima reazione: «Ma no, dai…». E poi? La seconda carica dello Stato, in un colloquio telefonico con il Corriere della sera, ha sottolineato di “non volere entrare” nel merito della vicenda. La Russa ha assicurato che “FdI è totalmente estranea all’episodio dei saluti romani alla commemorazione delle tre giovanissime vittime dell’attentato di Acca Larenzia”.
Arriviamo al nocciolo della questione. Fare il saluto fascista, per il presidente del Senato, è reato? Non è detto, è la linea. «Finora – ha sottolineato Ignazio La Russa – ci sono state sentenze contrastanti sul fatto che il saluto romano in occasione di celebrazioni di persone decedute sia reato oppure no. Per alcune sentenze della Cassazione non era reato, per altre invece sì. Credo sia importante si faccia chiarezza dal punto di vista giuridico, ce n’è bisogno». Perché, ragiona la seconda carica della Repubblica dopo Sergio Mattarella, «una cosa è l’apologia di fascismo, una cosa è la ricostituzione del partito fascista, un’altra è la commemorazione di deceduti».
Tuttavia, anche se Meloni (quest’anno) non c’era, la commemorazione ha acceso le polemiche e messo sotto i riflettori il partito della premier, che ancora una volta non riesce a fare i conti con il passato. Le opposizioni (tutte: dai renziani fino alla sinistra) chiedono che Meloni si esprima e che la giustizia proceda.
Sconvolgente è il video ripreso domenica sera a Roma, davanti alla ex sede Msi di via Acca Larentia. Centinaia di braccia tese si levano verso l’alto quando viene chiamato il “presente”. Saluti romani per commemorare tre giovani del Fronte della Gioventù uccisi lì davanti 46 anni fa. Ogni 7 gennaio da quarantasei anni a questa parte Acca Larentia, la sede del Msi nascosta ai piedi di un condominio del quartiere medio-borghese del Tuscolano, davanti alla quale nel 1978 vennero uccisi tre giovani missini, diventa un luogo topico della galassia fascista e post-fascista. Quel cortile per un giorno si trasforma in un sacrario della memoria nera.
Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta vennero uccisi da un commando di estrema sinistra. Stefano Recchioni negli scontri che seguirono tra giovani di estrema destra e forze dell’ordine. La strage è stata ricordata in una cerimonia ufficiale domenica 7 gennaio nel piazzale dove c’è la targa ricordo. Erano presenti il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e, per il Campidoglio, l’assessore alla Cultura Miguel Gotor. Ma qualche ora dopo alcuni militanti si erano già dati appuntamento nel palazzo che ospitava la sede del Msi, e un video aveva immortalato croci celtiche e saluti romani.
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