
Eletto al soglio di Pietro il 16 ottobre 1978, dopo la prematura scomparsa di Giovanni Paolo I dopo soli 33 giorni di pontificato, Giovanni Paolo II morì il 2 aprile del 2005 all’età di 84 anni. Il primo pontefice non italiano dopo 455 anni, fu papa per poco più di 26 anni: il suo pontificato, dopo quello di Pio XI, è stato il terzo più lungo della storia. Non c’è angolo del mondo che Giovanni Paolo II non abbia visitato per portare il messaggio cristiano e, durante il suo lungo pontificato ha proclamato ben 482 santi e ha beatificato 1 345 servi di Dio, più di quanti ne avessero proclamati tutti i suoi predecessori in duemila anni.
Giovanni Paolo II succedette, tranne la pausa di papa Luciani, a Paolo VI che fu chiamato a dare attuazione al Concilio Vaticano II che aveva tentato di rinnovare la Chiesa. L’ultimo grande Concilio, eccezion fatta per il Vaticano I del 1869, che non toccò questioni ecclesiologhe – che riguardano cioè la concezione della Chiesa in quanto popolo dei battezzati – era stato celebrato nel 1545. E a papa Wojtyla toccò il compito di dare attuazione alle richieste del Concilio: una concezione diversa della Chiesa, molto meno clericale, una morale più aderente ai tempi, il dialogo con le altre religioni, la questione della donna nella Chiesa, la formazione dei preti, la pratica della sinodalità. Ebbene, se nella forma esteriore Giovanni Paolo II fu un grande innovatore, nella dottrina – che è il DNA della Chiesa – fu un rigoroso conservatore, specchio della chiesa di Polonia, da cui proveniva, che ancora oggi dimostra un grande attaccamento alla tradizione, non solo nella forma esteriore, ma anche nella concezione della Chiesa.
La colonna vertebrale dell’intero pontificato di Giovanni Paolo II fu Joseph Ratzinger, suo strettissimo collaboratore. Era il 25 novembre 1981 quando il Wojtyla nomina il cardinale tedesco prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il dicastero pontificio che si preoccupa di vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica. E fu una vigilanza rigorosa, attenta a qualsiasi sbavatura del dogma cattolico. In tema di aborto, omosessualità, di celibato ecclesiastico, di divorzio, non fu fatto nessun passo avanti. Temi profondamente divisivi che causarono grosse lacerazioni nella società italiana che, checchè se ne dica, in barba a qualsivoglia principio di laicità, vive ancora all’ombra del Cupolone. Ma Giovanni Paolo II, sospinto dal fido Ratzinger, non fece mai nessun passo indietro. Anzi si preoccupò di raccogliere la retta dottrina della Chiesa nel catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nell’agosto del 1997. L’edizione precedente era del 1905 e l’aveva pubblicata Pio X. Ed anche nella nomina dei cardinali, di competenza esclusiva del papa, Giovanni Paolo II operò una scelta certosina: i cardinali sono quelli da cui viene scelto il papa che, dopo Giovanni Paolo II fu Benedetto XVI, continuatore dell’opera del papa polacco.
Giovanni Paolo II fu un grande comunicatore, era onnipresente sui mass media e a chi glielo faceva notare, rispondeva candidamente che erano i giornalisti ad inseguire il papa, e non viceversa. E in Italia il suo più stretto collaboratore fu il cardinale Camillo Ruini, per tanti anni presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che in quegli anni divenne in qualche modo l’altra camera del parlamento italiano. Ed è indubbio che l’intero pontificato del papa polacco ebbe una impostazione più politica che pastorale, politica nel senso più nobile dell’accezione, una Chiesa che “pretendeva” di orientare i destini non solo dei battezzati ma anche di chi la fede non l’aveva. La dimostrazione della popolarità di Giovanni Paolo II furono i suoi funerali. Numeri mai visti prima: 6.000 giornalisti accreditati, 137 reti TV presenti, 169 capi di stato, 500.000 fedeli presenti in piazza San Pietro, 3.000.000 di pellegrini giunti a Roma per rendere omaggio al feretro, miliardi di spettatori che in tutto il mondo guardarono i funerali in diretta TV. Solo in Italia, RaiUno toccò numeri di share mai visti prima: il 94,33% di spettatori. Un uomo che seppe farsi amare da tanti ma ancora oggi molto controverso proprio per il suo rigore e la sua concezione essenzialmente tradizionalista della Chiesa.
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