
Con una compostezza tutta partenopea, ma non priva di calore civile, Napoli si appresta – doverosamente – a celebrare l’80° anniversario della Liberazione. Un evento che, se si volesse davvero coglierne l’essenza, va ben oltre la ritualità istituzionale: è un’occasione, oggi più che mai, per ritessere il filo della memoria storica in un presente spesso disattento, talvolta colpevolmente smemorato. Il cuore delle commemorazioni batterà, naturalmente, il 25 aprile, data-simbolo della rinascita italiana, del riscatto democratico dalle tenebre del nazi-fascismo.
La mattina del 25 aprile, le celebrazioni entreranno nel vivo con un incontro promosso da Cgil, Cisl e Uil Napoli, che si svolgerà, a partire dalle ore 9, in largo Berlinguer – luogo dal forte valore simbolico, incastonato tra i flussi incessanti di via Toledo. Qui, sotto gli occhi dei passanti e dei cittadini consapevoli, si darà voce – letteralmente – alla Costituzione. Articoli fondamentali letti, commentati e condivisi pubblicamente: un gesto che ha il sapore della riaffermazione democratica. Vi parteciperanno lavoratori, studenti, pensionati, artisti – tra cui Nando Paone, Daniela Ioia, Antimo Casertano e Valeria Vaiano – e i vertici delle tre sigle sindacali.
Alle ore 10, come da tradizione, ci si sposterà al Mausoleo di Posillipo, nel Sacrario dei Caduti. Qui, sotto lo sguardo austero della memoria storica, le massime autorità – tra cui il prefetto Michele di Bari – renderanno omaggio ai caduti della libertà. Seguirà, alle ore 11, la cerimonia in piazza Salvo D’Acquisto, dove verrà deposta una corona in onore del carabiniere simbolo di sacrificio contro la barbarie nazista. Due momenti distinti ma interconnessi, che rinsaldano – senza retorica, si spera – il legame tra la storia e l’identità democratica.
Ma c’è di più. E, permettetemi, è uno di quei “di più” che contano. Il Ministero della Cultura ha disposto l’ingresso gratuito ai musei e ai parchi archeologici statali per l’intera giornata del 25 aprile. Una scelta intelligente, e anche politicamente significativa. A Napoli, apriranno gratuitamente le loro porte luoghi di assoluto prestigio: il Parco archeologico dei Campi Flegrei, il Museo archeologico nazionale, il Palazzo Reale, il Bosco di Capodimonte, la Certosa di San Martino, Castel Sant’Elmo, e le aree archeologiche di Pompei ed Ercolano. Un’offerta culturale che, se ben compresa, diventa strumento di cittadinanza attiva.
A coronamento delle celebrazioni, il 29 aprile, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, sarà presentato un volume prezioso – tanto per rigore scientifico quanto per spirito civile. Si tratta di “La provincia di Napoli – Le Quattro giornate di Napoli”, curato da Guido D’Agostino e Silvio de Majo, ed edito da La Valle del Tempo. Un libro che racconta, attraverso dieci prospettive e undici biografie, l’epopea eroica delle Quattro Giornate del 1943.
Le celebrazioni, ci tengono a precisare gli organizzatori, saranno sobrie. E va bene così. Ma sobrietà non significa rinuncia alla forza del messaggio. Al contrario: questa Napoli che si raccoglie attorno ai suoi valori fondativi lo fa con discrezione, ma anche con fermezza. Perché il 25 aprile non è una festa di parte, ma una giornata nazionale. Un faro che, ogni anno, ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. E se vogliamo davvero costruire un futuro più giusto, non possiamo permetterci di dimenticarlo.
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