
Ci troviamo dinanzi a una situazione allarmante ma, al contempo, non nuova: è da una settimana a questa parte che il Bangladesh è colpito da piogge monsoniche torrenziali continue, diventate alluvioni. Al momento, il governo di Dacca non è in grado di fornire informazioni sufficienti su morti e dispersi.
Le piogge torrenziali che stanno colpendo il paese da una settimana non sono un evento eccezionale. Nel 2022, 4 milioni di persone rimasero intrappolate nelle proprie abitazioni, privi di elettricità e di mezzi di trasporto per spostarsi. Nel 2023, un anno dopo, le alluvioni distrussero centinaia di villaggi; a queste si accompagnò anche un’epidemia di dengue. Ad oggi, la preoccupazione maggiore è nei confronti dei bambini: 772.000 bambini hanno urgentemente bisogno di cure e supporto.
In un rapporto dell’Unicef del 22 giugno si scrive: «Con l’innalzamento delle acque, i bambini sono i più vulnerabili e devono affrontare rischi maggiori di annegamento, malnutrizione, malattie mortali trasmesse dall’acqua, il trauma dello sfollamento e potenziali abusi in rifugi sovraffollati. [ … ] In coordinamento e partnership con il Governo del Bangladesh e con gli attori locali sul campo, abbiamo già distribuito acqua sicura per raggiungere più di 100.000 persone e, mentre questi sforzi continuano, abbiamo anche distribuito più di 3.000 contenitori d’acqua da dieci litri. Mentre le scuole sono chiuse per le vacanze dell’Eid dal 13 giugno al 2 luglio, più di 810 scuole governative nella divisione di Sylhet sono state allagate e quasi 500 sono state utilizzate come rifugi per gli alluvionati. Inoltre, quasi 140 cliniche comunitarie sono state colpite dalle acque dell’alluvione».
Ancora una volta la causa principale dei disastri naturali che stanno colpendo il nostro pianeta è da ricondurre al cambiamento climatico. Le alluvioni in Bangladesh e nell’Assam, il caldo mortale in India, ma anche l’instabilità metereologica dell’Italia sono tutti il sintomo più eclatante di un processo apparentemente inarrestabile. È giunto il momento, per i governi mondiali, di aprire gli occhi: forse è già troppo tardi.
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