
Venerdì 21 , ha aperto le porte al pubblico, Mater-ia di Vittorio Valiante nell’Hub Side – Spazio Libero al Borgo Casamale. L’Ipogeo della Chiesa Collegiata in Santa Maria Maggiore, a Somma Vesuviana, è stato l’ennesima occasione di rivalorizzazione del territorio grazie alle associazioni “Tramandars” ed “Amici del Casamale“. Oggi uno spazio che prima sembrava dimenticato, lasciato per anni vittima di usi impropri, è casa di un patrimonio artistico e culturale gratuito per tutti.
Ma il progetto Mater-ia non nasce da questo evento, la collaborazione tra l’artista Vittorio Valiante e Tramandars comincia l’anno scorso. Il 30 luglio 2022 per la prima volta si sente parlare di Mater-ia, dando così vita all’incontro artistico tra Valiante ed il maestro Angelillo Arcuccio. La storia continua fino a venerdì 21 luglio, dove l’inaugurazione suggestiva dell’Ipogeo è stata accompagnata dalla performance di Angelo Nocerino.
Un evento come questo è ciò di cui necessità la comunità del Casamale, così devota ad i suoi spazi ed alle sue tradizioni, che riescono a prendere una nuova vita grazie alla visione di chi ha voglia di ridare un valore ad oggetti e luoghi che sembrano lasciati nell’oblio. Grazie a Vittorio Valiante, Tramandars, Amici del Casamale e chiunque altro abbia dato un contributo, si può sperare in un continuo arricchimento del nostro territorio che non smette mai di avere qualcosa da offrire.
Questo dovrebbe essere il tuo terzo incontro con Tramandars, il primo con il progetto Acqua a Bagnoli, il secondo e quello di venerdì 21 con il progetto Mater-ia.
«Sì, questo è il terzo incontro e per quanto riguarda Mater-ia, questo evento potrebbe definirsi la “conclusione” di questo progetto. Un lavoro che nasce nel luglio 2022 e termina nel luglio 2023».
Come nasce Mater-ia ed il suo progetto di riqualificazione?
«Mater-ia nasce dalla rivisitazione della pala d’altare di Angiolillo Arcuccio che si trova nella Chiesa Collegiata. Mi è stato chiesto di “intervenire” nella rivalutazione della pala ed ho deciso di onorarla donandole una visione molto più contemporanea. Da lì nasce il concetto di maternità, infatti Mater-ia non è stato scelto a caso come nome. Mater-ia, da qui “Mater“, ovvero madre in latino, che per me significa l’origine di tutto. Da qui nasce l’idea di focalizzare questa rivalutazione sulla maternità».
Collegandomi al concetto di madre, è giusto tener conto che sia un concetto davvero molto forte ed anche molto presente nella vita di ognuno di noi. Nella vita di altri invece, è parallelamente un concetto assente, la madre stessa come figura fisica, può non essere presente nella quotidianità di tutti. Con Mater-ia che prospettiva vuoi dare alle persone, magari soprattutto a chi una madre non ce l’ha o non l’ha mai vissuta?
«Mater-ia inteso come origine, ha alla base un concetto legato alla madre, ma può essere inteso anche come tutt’altro. Può essere sì una persona fisica, ma allo stesso tempo può essere anche un luogo, uno spazio sicuro o un modo di vivere il concetto di maternità. Nel mio caso personale, la madre è stata anche la strada. Quest’ultima mi ha dato molto artisticamente. Allo stesso tempo c’è anche mia madre, che nonostante i normali attriti, mi ha sempre accompagnato e le devo tutto. Quello che ho voluto fare era creare un posto sicuro, un grembo materno. Il mio è un regalo alla comunità dove chiunque può entrare e sentirsi accolto in un luogo materno che ti accompagna e ti fa stare bene, a prescindere da come venga inteso. Un luogo che ti dà sicurezza ed abbiamo davvero tanto bisogno di sicurezza».
Quindi questa sicurezza potrebbe tranquillamente rappresentare anche un messaggio per i giovani?
«Certo. Ci tengo a dire che non bisogna sottovalutare la madre, il più delle volte diamo per scontato questa figura. La mamma ha sempre un occhio su tutto e molto spesso neanche ce ne rendiamo conto talmente abituati a trovarci già tutto “bello e fatto”. La mamma è sempre pronta a farsi un “cuore esagerato” per i figli ed io ho voluto proprio omaggiare questo concetto. Una mamma fa cento figli e cento figli non fanno una madre. Io ho l’esempio di mia madre, ad oggi vedova, che a 70 anni ancora combatte con noi quattro figli. Lei è il mio punto di riferimento, ho voluto darle il giusto rilievo, infatti è proprio lei ad essere rappresentata in questi pannelli.»
Dopo aver ascoltato le meravigliose parole dell’artista che riescono già a dare un quadro chiaro di cosa rappresenti questa rivalutazione che è Mater-ia, è stato un onore per me ascoltare l’opinione comune di Tramandars ed Amici del Casamale in merito a questa esperienza.
«La collaborazione tra Amici del Casamale e Tramandars è nata spontaneamente, eravamo già amici ed è stato tutto abbastanza semplice. Quando c’è amicizia, le cose si trasformano, si diventa come una famiglia ed il Borgo Casamale è un po’ così, è una famiglia. Il vero senso del Borgo è integrazione, siamo tutti l’uno con l’altro. Abbiamo una magia che non si ritrova facilmente ovunque perchè nessuno prevale sull’altro, è un lavoro che facciamo tutti insieme. Tutto si intreccia, tradizione ed innovazione si ritrovano unite a creare qualcosa di meraviglioso e siamo veramente contenti di tutto ciò.»
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