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Il Casino Reale del Demanio di Calvi: un altro gioiello borbonico in rovina

Redazione Informare
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7 agosto 20255 min di lettura

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Il Casino Reale del Demanio di Calvi: un altro gioiello borbonico in rovina

Indice (6)

  • 1Il Casino Reale del Demanio di Calvi tra storia, degrado e promesse mancate
  • 2Un’antica contesa tra borghesi e sovrani
  • 3Rivoluzioni, restaurazioni e appropriazioni
  • 4Il Casino Reale: architettura e decadenza
  • 5Oggi resta solo il fantasma di ciò che fu
  • 6Un patrimonio da riscoprire, prima che sia troppo tardi

Il Casino Reale del Demanio di Calvi tra storia, degrado e promesse mancate

Dopo il casino vecchio di San Leucio in Caserta e il Real Sito della Lanciolla ad Acerra, noi di Informare siamo andati nel cuore della campagna calena, nel territorio di Sparanise, dove sorge — o meglio, sopravvive — uno dei luoghi più significativi e dimenticati della memoria storica del Sud Italia: il Casino Reale del Demanio di Calvi. Un tempo secondo solo a Carditello per estensione e importanza agricola nel Regno di Napoli, oggi è ridotto a rudere, soffocato da erbacce, rifiuti e indifferenza.

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Dettagli all’interno della chiesetta: si può vedere lo stemma mariano

Un’antica contesa tra borghesi e sovrani

Un po’ di contesto storico: tutto ha inizio nel XVIII secolo, quando Carlo III di Borbone, fondatore della dinastia duosiciliana, mise gli occhi sul Demanio di Calvi: un bene collettivo, formalmente inalienabile, dove le popolazioni di Calvi e Sparanise godevano del diritto d’uso civico per il legname. Fu proprio qui che il sovrano, affascinato dalla bellezza dei boschi, decise di avviare battute di caccia reali, affittando i terreni dal barone Luigi Zona — che, però, non poteva vantare diritti sul bosco stesso, riservato all’uso collettivo.

Rivoluzioni, restaurazioni e appropriazioni

Il Demanio visse momenti cruciali durante la rivoluzione napoletana del 1799, che vide protagonisti due nobili di Sparanise, Leopoldo e Stanislao de Renzis, rispettivamente ministri della guerra e dell’interno della breve Repubblica Partenopea. Alla caduta della repubblica, Leopoldo venne giustiziato dai sanfedisti borbonici in piazza Mercato.

Con la restaurazione dei Borbone, e la crescente ostilità verso la famiglia De Renzis, il re Ferdinando II decise di forzare la mano: con un decreto regio del 1832, il Demanio venne dichiarato bene reale ed ereditario per i figli maschi del re, ignorando completamente i diritti storici dei comuni di Calvi e Sparanise.

Fu imposto un presidio militare borbonico e venne ordinato il taglio del bosco e la distruzione dell’ambiente naturale per cancellare definitivamente ogni pretesa di uso collettivo. Il bosco, un tempo patrimonio condiviso, scomparve per sempre.

Il Casino Reale: architettura e decadenza

Il Casino dell’Antico Demanio di Calvi fu edificato nel 1779, su progetto degli architetti Francesco Collecini e Gaetano Patturelli. Comprendeva dodici stanze, due saloni, una cappella, un fienile e un piazzale ellittico dove si correvano le gare equestri. Il pianterreno era affidato ai contadini custodi, mentre il piano superiore era riservato al re e alla corte. Accanto al Casino fu costruita anche una chiesetta, oggi a rischio crollo.

Durante la Seconda guerra mondiale, il sito fu adibito a scuola rurale per i bambini sfollati. Ma con il tempo, e dopo l’Unità d’Italia, anche i Savoia provarono a mantenere il possesso del sito, finché su iniziativa del sindaco di Sparanise Annibale Ranucci, il Demanio fu restituito alla popolazione e destinato ad uso agricolo.

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Quello che resta del Casino Reale del Demanio di Calvi a Sparanise

Oggi resta solo il fantasma di ciò che fu

Il sito borbonico, un tempo vivace centro di vita rurale e aristocratica, è oggi un monumento abbandonato, divorato dalla vegetazione e dall’incuria. Una parte dell’edificio è stata abbattuta per fare spazio a una strada, il resto è preda del degrado.

Nel 2008, la Regione Campania stanziò 50.000 euro come contributo straordinario per il restauro del Casino Reale di Sparanise, come riportato nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania n°5 Bis del 4 febbraio. Non possiamo linkarvi il documento perchè su internet ci dice “pagina non trovata”. Vedete qui. Da allora? Nessun intervento concreto. Tutto è rimasto come prima.

Un patrimonio da riscoprire, prima che sia troppo tardi

Quella del Casino Reale di Calvi è la storia di un’Italia meridionale che lotta per non perdere la memoria. Un pezzo di storia borbonica, agricola, politica e sociale che meriterebbe ben altro destino. A ricordarcelo restano le macerie di un sito reale che fu fulcro di economia, cultura e potere… e che ora chiede solo di essere salvato dall’oblio.

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Foto di Rossella Rox Sorvillo risalenti al 2020

Articolo a cura di Gianrenzo Orbassano e Gianmario Ricciardi

Tags
  • #Casino Reale del Demanio di Calvi
  • #Sparanise
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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