
La vicenda che coinvolge l’iniziale arresto e il successivo rimpiatrio, con tanto di volo dei servizi segreti, del capo della polizia giudiziaria libica e del centro detenzione di Mitiga Najem Osama Almasri, tocca dei punti del nostro paese che è interesse di tutti che rimangano sopiti, da Destra fino a Sinistra, sebbene quest’ultima stia sfruttando l’occasione per fare la morale ad una realtà di cui è la prima complice.
Partiamo dalla fine, col geniale video della nostra premier che, anticipando i giornalisti, annuncia con orgoglio il suo “avviso di garanzia” pervenuto dall’avvocato Luigi Li Gotti. Strepitoso a livello di comunicazione, penoso a livello di contenuti.
Giorgia, infatti, parte subito con una impietosa delegittimazione dell'”avversario” corrente, tale Li Gotti, utilizzando la classica retorica del distruggere “non cosa si dice, ma chi lo dice” (delegittimazione, tra l’altro, che ha basato sul fatto che l’avvocato si sarebbe reso famoso per aver difeso Tommaso Buscetta «ed altri mafiosi», come se porsi al fianco dei pentiti di mafia fosse una cosa scandalosa).
Il video prosegue poi con la distorta narrazione dei fatti che il premier e il ministro Nordio hanno portato anche in Parlamento, quella che vede il governo come una povera vittima degli eventi ritrovatosi con il pericoloso criminale lasciato a piede libero dalla corte d’appello di Roma, per un suo vizio formale nell’arresto. Governo che poi sarebbe stato “costretto” a rimpatriare l’individuo per la eccessiva pericolosità dello stesso. Non manca poi, la velata accusa complottista nel precisare che il mandato d’arresto era stato rilasciato solo quando Almasri era in Italia, dopo 12 giorni in cui «aveva serenamente soggiornato in altri tre Stati europei».
Peccato, cara Premier, che se una persona è pericolosa per la sicurezza di uno Stato la si mette in carcere, non la si riaccompagna al suo Paese con un volo di Stato pagato dai contribuenti, come un piccolo Lord.
Il vizio formale di cui parla la premier era perfettamente risanabile dal Ministro della Giustizia Nordio. Si trattava di un errore nella procedura di arresto, poichè la polizia italiana si è mossa in base alle norme sugli arresti a fini estradizionali, mentre in questo caso andavano applicate altre due leggi di ratifica e attuazione della cooperazione con la Corte dell’Aia. Queste prevedono una preliminare e indispensabile «interlocuzione tra il ministro della Giustizia e la Procura generale presso la Corte d’Appello di Roma». In sostanza, la polizia non poteva arrestare il ricercato di propria iniziativa, ma solo su autorizzazione del ministro Guardasigilli al quale dovevano rivolgersi i magistrati dell’Aia.
Qui in realtà ci sarebbe già la prima fallacia nella narrazione, poichè non possiamo essere sicuri che questa interlocuzione tra i magistrati della Cpi e Nordio non ci sia stata, dato che è possibile (oltre che plausibile, visto che l’avevano già fatto per la comunicazione alla polizia) che questa sia pervenuta tramite l’ambasciata italiana in Olanda. Una delle norme in materia, infatti, prevede che le istanze siano trasmesse «per via diplomatica».
Aldilà di ciò, quando la Corte d’Appello ha rilevato l’anomalia e ha chiesto un parere, il procuratore generale ha ritenuto la cattura di Almasri «irrituale», ma non illegittima, e ha domandato al Ministero della Giustizia che cosa intendesse fare. Il Guardasigilli, a quel punto, poteva risolvere il problema tecnico chiedendo di procedere secondo l’istanza della Corte internazionale. Ma, a detta dello stesso procuratore generale, «Il ministro della Giustizia, interessato da questo ufficio in data 20 gennaio immediatamente dopo aver ricevuto gli atti dalla Questura di Torino, ad oggi non ha fatto pervenire nessuna richiesta in merito».
Ed è solo a quel punto che la Corte d’Appello si è trovata costretta alla scarcerazione del generale libico, nell’impossibilità di convalidare l’arresto. La realtà è che qualunque «irritualità» dell’arresto del generale libico poteva essere sanata dal ministro Nordio, il quale non ha ritenuto di farlo, per evidente volontà del governo e per tutto ciò che comporta la figura di Almasri per il nostro Paese.
Si eviterà di discutere delle ulteriori gaffes della premier nel video incriminato, come l’avviso di garanzia che in realtà non è un avviso di garanzia, o l’accusa complottista che non tiene conto del fatto che la richiesta d’arresto proveniva dal 2 ottobre, e l’emissione del mandato era conseguente al fatto che solo in quel momento si era venuto a sapere della presenza di Almasri in Europa.
Si eviterà poichè è evidente che dietro i tecnicismi giuridici ci sia la scelta politica di liberare Almasri e farlo tornare tranquillamente in patria, comodamente seduto sul sedile di un un aereo di Stato a disposizione dei servizi di sicurezza coi suoi 3 amici libici, ed essere acclamato al suo ritorno come un vero eroe, che nel curriculum ha giusto qualche crimine contro l’umanità.
Almasri fa parte di quelle verità che la nostra classe dirigente non ha per nulla voglia di far affiorare in superifice, trovandosi meglio a parlare nei salotti TV dei soliti quattro-cinque argomenti che interessano alla pancia degli italiani, facendo sprofondare in un limbo le vere questioni che farebbero vergognare ogni politico che si trova nelle aule parlamentari. Almasri è a capo della prigione di Mitiga, dove vengono rinchiusi migliaia di migranti che sperano di raggiungere l’Europa, ed è ritenuto responsabile di aver coordinato, ordinato e eseguito omicidi, violenze sessuali e torture. E le porcate che avvengono lì, con Almasri in prima linea, sono finanziate da noi.
Con la Libia abbiamo un memorandum firmato nel 2017. Un accordo siglato dal ministro del PD Minniti, con cui facevamo patti con le tribù locali e la guardia costiera tripolina, e che impedì che l’Italia subisse un devastante tsunami di migrazioni, tant’è che gli sbarchi calarono in un anno del 77%. Da allora, in nome della sicurezza internazionale del contenimento della paurosa emergenza migratoria, lanciamo soldi dall’altra parte del mediterraneo, girando la faccia per far finta di non vedere come questi vengono usati. l’importante è che vengano usati per non far arrivare nel nostro paese troppi migranti sgraditi. Dal 2017 l’accordo viene rinnovato periodicamente, da governi di destra, governi di sinistra e governi post-ideologici, finanziando quelli che testimoni diretti descrivono come dei veri e propri lager.
Difficile dire chi risulti più ridicolo in questo squallido teatrino. Se il governo che si attacca a dei cavilli giuridici, quando è di dominio pubblico che il 21 gennaio, mentre il ministero della giustizia confermava di aver ricevuto la richiesta di arresto del libico, dichiarando che stava valutando “la trasmissione formale della richiesta della Cpi al procuratore generale di Roma”, dall’aeroporto di Ciampino era già partito l’aereo che in serata avrebbe riportato Almasri a Tripoli; o il PD all’opposizione, che impugna la questione in nome del diritto umanitario, facendo finta che se al governo ci fossero stati i dem l’epilogo sarebbe stato diverso, sebbene questi criminali li abbiano fatti nascere loro e hanno a cuore quanto la Destra che restino a piede libero.
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