
La sentenza sul procedimento disciplinare a Serena Bortone per il caso Scurati è arrivata: 6 giorni di sospensione per la giornalista, colpevole di aver annunciato su Instagram l’inspiegabile annullamento dell’intervento dello scrittore. E da settembre – notizia già nota – il suo programma sarà cancellato. Al partito della Meloni piace molto raccontarsi vittima di regime quando il giornalismo scopre i fascisti al suo interno, ed essere silente quando ha metodi da regime nei confronti del giornalismo.
Serena Bortone si è fatta conoscere negli ultimi mesi per le sue dichiarazioni a seguito della censura, a detta sua, nei confronti di Antonio Scurati all’interno del suo programma. Il famoso scrittore italiano era stato invitato al programma “Che Sarà” della giornalista Rai per un monologo antifascista in occasione del 25 aprile. Il giorno prima, però, lo scrittore ha visto il suo contratto rescisso. Da allora la giornalista si è scagliata contro la decisione Rai, vedendoci probabilmente dietro una matrice partitica.
Ha poi iniziato ad essere molto più radicale nei suoi atteggiamenti, manifestando sempre più apertamente la sua natura antifascista. Natura che però le sta costando sempre più problemi, tra la cancellazione del suo programma e la sanzione disciplinare. Ci sarebbe quasi da scandalizzarsi nel vedere una giornalista marginalizzata per il suo essere antifascista, se non ci trovassimo nello stesso paese in cui il partito di governo inveisce nei confronti di giornalisti che “sgamano” un focolare fascista nella giovanile di quel partito.
La parte più curiosa della questione Scurati e della conseguente sospensione della Bortone, per la quale la giornalista ha già annunciato il ricorso, è che le due parti raccontano l’andamento dei fatti in modo totalmente diverso. L’Amministratore Delegato Roberto Sergio dichiara di aver mandato “un WhatsApp a Bortone” con il quale la invitava “a mandare in onda il monologo” e che lo scrittore aveva scelto di non andare solo perché non pagato. Dall’altra parte Serena Bortone sostiene di essere stata lei a tutelare l’azienda in occasione della cancellazione del monologo. La conduttrice conserva una copia dei messaggi e delle email mandate a Paolo Corsini e allo stesso Roberto Sergio, portando avanti la tesi che il testo, visionato dalla direzione Approfondimento, era stato ritenuto indigeribile dai meloniani.
Chi dice la verità? Forse può aiutare ascoltare alcune dichiarazioni di Roberto Sergio, che qualche settimana fa ha detto che la giornalista meriterebbe il licenziamento, affermando che “a nessun dipendente di nessuna azienda sarebbe consentito di dire cose contro l’azienda in cui lavora”. Insorgono ovviamente i partiti di opposizione, tra tutti Elly Schlein, che dichiara: “Serve una riforma che liberi la Rai dai partiti e dalla politica”. Parole dure del segretario del partito che per anni ha tentato di occupare la Rai.
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