
Sono più di vent’anni che sentiamo parlare di enormi investimenti in strutture private nell’Alto Casertano e sul litorale domizio da parte della criminalità organizzata. Strutture poi accreditate dalla Regione Campania per l’erogazione di servizi sanitari e sociosanitari.
Con questo sistema, grazie a prestanome e coperture politiche, tutto risulta più semplice e garantito.
Cosa sta accadendo a Caserta e in Campania?
Le strutture di riabilitazione sono piene come l’uovo, mentre i servizi territoriali e domiciliari vengono smantellati, ignorando i bisogni delle persone fragili e rispondendo solo agli interessi economici dei grandi gestori.
La politica parla di “sanità di prossimità”, ma lo fa solo a parole: nei fatti non riesce o non vuole spezzare questo connubio tra affari, camorra e massoneria.
Un anno fa avevamo già denunciato queste alleanze all’interno dell’Azienda Sanitaria.
Oggi arrivano conferme e nuove prove: vengono interrotti i PTRI (Progetti Terapeutici Riabilitativi Individuali), sostenuti dal Budget di Salute, per indirizzare gli utenti verso strutture “amiche”, spendendo il triplo e causando danni erariali.
E nelle stesse strutture, persone fragili restano rinchiuse da vent’anni, come se fossero colpevoli di un reato che non hanno mai commesso.
Qualche giorno fa, un nostro socio fragile, Giggino, è stato sradicato dalla sua abitazione dopo anni di percorso riabilitativo che gli avevano restituito autonomia e dignità.
Viveva in un gruppo di convivenza al centro del paese, dove poteva andare al bar, in parrocchia, al supermercato: una vita normale, con benefici evidenti anche sul piano sanitario (riduzione dei farmaci, nessun TSO).
Oggi invece Giggino è stato trasferito in una struttura chiusa e isolata nell’Alto Casertano, privato di ogni legame umano e sociale.
Come un pacco.
Come se i suoi desideri e la sua volontà non contassero nulla.
Questa è una sanità che distrugge l’umanità, quella che Basaglia aveva restituito con la Legge 180.
Non è la legge a non funzionare: è la mente corrotta di chi la applica male, che continua a costruire nuovi manicomi e nuove gerarchie basate sulla cultura della reclusione.
Che colpa ha Giggino per essere rinchiuso?
A chi aveva fatto del male?
Con lo smantellamento dei servizi di prossimità, le famiglie sono state lasciate sole, costrette a farsi carico di malattie e difficoltà enormi.
Si è scelto di chiudere invece di accompagnare e sostenere.
Di storie come quella di Giggino ce ne sono centinaia, vittime di una politica regionale miope e venduta, che ha barattato i diritti e la dignità delle persone per una frittura di pesce.
E in questa provincia, trattata come un macello, a capo della sanità hanno messo un veterinario.
Comunicato stampa di Nuova Cucina Organizzata
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