
Nel centro storico di Napoli, da dieci anni, Marina (cuoca) e Paola (nutrizionista) hanno iniziato un progetto che promuove un’alimentazione consapevole, sostenibile ed etica.
«Dieci anni fa ci coinvolsero in un progetto di educazione alimentare: formare delle donne inoccupate o con bassa scolarizzazione. Dando loro una formazione sull’alimentazione per bambini, sarebbero state lavoratrici più qualificate. Marina è una cuoca e Paola una nutrizionista. Ci siamo subito accorte che mettendo insieme teoria e pratica, le cose potevano andare bene: i concetti si fissano meglio. Abbiamo pensato di proseguire con questa modalità, continuando la nostra avventura».
«Il nostro nome mostra che per noi la cosa più importante è la consapevolezza. II nostro dogma è non avere dogmi, non vogliamo etichette: per noi la cosa più importante è essere coscienti e scegliere cosa stai mangiando. Noi ci impegniamo a promuovere non solo un consumo critico, sia per l’individuo che per il mondo, ma anche a far sperimentare l’ascolto del corpo, riacquisendo una saggezza interna che sa cosa è giusto per noi in quel momento. Quando abbiamo iniziato, dieci anni fa, la parola consapevolezza non era così diffusa, adesso invece se ne sente parlare spesso. Quando, nel 2017, ho iniziato la mia formazione di Mindful eating, ho scoperto che esiste un altro Centro di alimentazione consapevole negli Stati Uniti, cioè “The Center of Mindful eatin”g».
«Le cose sono molto cambiate da quando abbiamo iniziato. Da dieci anni abbiamo un corso di cucina e alimentazione vegetariana, basato sulla Dieta mediterranea (che per definizione è prevalentemente vegetariana), che è una delle diete più salutari possibili. L’idea è quella di permettere alle persone di allargare la proposta della loro tavola, non di restringerla. Quando iniziammo, le persone inorridivano di fronte alla parola “vegetariano”. Ma in realtà l’alimentazione mediterranea è a prevalenza vegetale, o addirittura vegana, come lo dimostrano una buona pasta e fagioli, ma il pregiudizio era molto forte. Napoli è una piazza particolarmente difficile, le persone dicono “se foste a Milano, sareste una realtà incredibile”. La sfida è rimanere. La nostra città è quella che forse ha più bisogno. A settembre inizieremo un corso di consapevolezza per il contrasto all’obesità finanziato dalla Regione Campania».
«Sono davvero molti, in generale, il lessico aiuta tantissimo: se tutto deve essere etichettato con vegetariano o vegano, le persone tendono ad essere più riluttanti. Le parole creano molti pregiudizi. “Questo dolce è vegano”: dopo questa affermazione, molte persone non lo mangiano. “Questo è un dolce”: a quel punto saranno le tue papille gustative a decidere. Il problema è semplice: i pregiudizi creano etichette che precludono esperienze».
«L’etica dovrebbe influire soprattutto sulla scelta dell’acquisto. Noi siamo consumatori prima di tutto. Ad esempio, sapere che un prodotto non viene dall’altra parte del mondo, producendo quanto meno inquinamento possibile. Ancora, mangiare solo prodotti di stagione. Poi, è importante conoscere le aziende. Sono informazioni a cui oggi è facile accedere e che si possono avere grazie ad Internet. Tuttavia, è chiaro che a volte si viene sopraffatti dal carico informativo. Ma è a questo che servono i gruppi di acquisto. Noi ne abbiamo organizzato uno: si instaura rapporto diretto tra consumatore e produttore. Anche in questo caso, si tratta di una scelta che pone l’alimentazione tra le proprie priorità».
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