
Dopo lo scalpore e i dibattiti suscitati dall’annuncio della riforma costituzionale per il premierato, ecco una prima modifica del progetto di riforma. Sono prossimi quattro o cinque emendamenti frutto della mediazione tra i partiti di maggioranza, in particolare Fdi e Lega, divisi sul tema della norma anti-ribaltone che limitava la scelta del secondo premier ai soli banchi della maggioranza in parlamento nel caso della caduta del presidente del consiglio eletto.
Il testo originario stabiliva, secondo la famigerata norma “anti-ribaltone”, che nel caso della caduta del premier eletto per sfiducia del parlamento, dimissioni o qualsiasi altra casistica, c’era la possibilità della nomina e la fiducia a un secondo presidente del consiglio che doveva essere obbligatoriamente parlamentare della maggioranza del governo uscente.
Secondo Fratelli d’Italia, questa possibilità poneva il problema di un secondo premier non eletto con più poteri del premier votato dai cittadini in quanto titolare della possibilità di sciogliere direttamente le camere. Questa prerogativa non sarebbe stata disponibile al presidente eletto perché di fatto sostituibile in caso di sfiducia o decadenza per altri motivi.
L’ipotesi di eliminare dal testo questa norma ha però trovato la contrarietà della Lega, probabilmente ingolosita dall’efficacia degli slogan contro ribaltoni, governi tecnici e partiti che governerebbero “senza vincere le elezioni”.
Gli emendamenti conterranno dunque la possibilità di conferire la fiducia al premier di scorta, ma solo nel caso di impedimenti gravi come morte o impossibilità di proseguire a governare, ma anche di dimissioni. Ne consegue che nel caso in cui il presidente eletto venga sfiduciato le camere verrebbero conseguentemente sciolte, senza la possibilità di votare un nuovo premier.
Oltre al nodo del premier di scorta, viene abolito il semestre bianco con una modifica dell’art. 88 della costituzione che disciplina l’impossibilità di sciogliere le camere durante l’ultimo semestre del mandato del Presidente della Repubblica.
Gli emendamenti contengono però anche altre novità non di secondo piano. Il presidente del consiglio avrà il potere di proporre al capo dello Stato nomina ma anche revoca dei ministri, ridimensionando dunque il rapporto tra il presidente del consiglio e i restanti componenti della compagine di governo. Il capo dell’esecutivo sarà dunque sempre meno un primus inter pares, iniziando ad assumere anche prerogative di subordinazione ai danni dei ministri.
Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, si è espresso nel merito di quest’ultima modifica citando Silvio Berlusconi: «Lui si lamentava sempre che il presidente del Consiglio non può cambiare un ministro o un sottosegretario. Questo è un problema. Se vogliamo un governo che funzioni, che rimanga in carica e sia efficiente, bisogna dare potere al premier, fermo restando che il presidente della Repubblica non perde i suoi poteri». In realtà li perde eccome.
Viene infine introdotto il limite dei mandati. Due, ma diventano tre se nei due mandati precedenti il premier ha governato per un periodo inferiore a 7 anni e 6 mesi.
Al netto delle ultime novità, la riforma è stata presentata e spinta nell’ottica del potenziamento dell’autorità del presidente del consiglio, indicato come troppo debole nei confronti dei suoi ministri e del parlamento generando quell’instabilità che porta il paese a cambiare spesso esecutivo.
La riforma introduce dunque delle norme strutturali atte a modificare completamente gli equilibri stabiliti dal costituente, tralasciando però l’eccessiva polarizzazione del sistema partitico che è principale fonte della debolezza del presidente del consiglio.
Il premier non è infatti debole solo per mancanze normative della costituzione, ma anche e soprattutto per via della debolezza delle coalizioni di maggioranza che esprimono un esecutivo. Per semplificare, il governo Meloni non cadrebbe in quanto non eletto dai cittadini, o perché non in grado di imporsi sul volere dei singoli ministri; decadrebbe invece nel caso in cui uno dei tre partiti di maggioranza decidesse per motivazioni politiche di porre fine all’esperienza di coalizione.
Con il sopraggiungere del premierato, esperienza applicata solo in Israele alla fine del XX secolo con esito fallimentare, non avremo governi più stabili e vicini ai cittadini, ma solo un bilanciamento dei poteri completamente disintegrato, forse in buona fede, forse no.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...