
La storia del cinema italiano nell’ultimo ventennio è stata piuttosto travagliata e fortemente influenzata da un grande pregiudizio: il cinema non è un bene primario. «Tutti i bambini, quando nascono, prima ancora di andare a scuola – ci racconta il professore di Storia del cinema della Federico II Massimiliano Gaudiosi – esperiscono migliaia di ore di contenuti audiovisivi». Perciò, all’opposto, l’alfabetizzazione al linguaggio cinematografico, e audiovisivo in generale, deve essere un bene primario, poiché ormai ancor prima di saper leggere e scrivere, i bambini guardano il cinema.
Per alfabetizzare il pubblico al linguaggio cinematografico è fondamentale il cinema del passato: «Chiunque voglia approfondire la conoscenza del passato o affinare le capacità di lettura del presente deve necessariamente passare attraverso la storia del cinema – afferma il professore di Comunicazione del liceo “D. Cirillo” di Aversa Giovanni Costantino – una storia costellata di momenti e situazioni che hanno visto evolversi in maniera più o meno significativa il linguaggio cinematografico».
È fondamentale tenere sempre presente il passato della cinematografia poiché fondante del presente e del futuro. Ad esempio, «il fenomeno dei midnight movies, cioè dei film che vengono proiettati a mezzanotte – afferma Gaudiosi – oggi è ritornato per il lancio di grandi blockbuster, come Avengers, oppure per le anteprime di grandi film». Tuttavia, non tutti i film del passato sono utili per comprendere tale linguaggio e non tutti possono essere definiti “cult”. «Gli studiosi che si sono occupati della definizione di film cult – continua il professore – concordano sul fatto che non esista una formula precisa in grado di racchiudere tutti i cult-movies».
È possibile, però, scindere i film definiti cult prima dell’avvento dei social e dopo l’avvento di questi. Secondo Gaudiosi, il cinema cult pre-social ha due caratteristiche principali: in primis, «è il frutto di fenomeni spontanei di venerazione collettiva o di piccoli gruppi transnazionali, come “A Rocky horror Picture show”, il quale ha una lunghissima storia di proiezioni notturne, dove il pubblico in sala recitava e si vestiva come i protagonisti». Perciò, una caratteristica fondamentale del film ritenuti cult è la venerazione, attraverso “riti”, della pellicola. In secondo luogo, i film cult del passato non erano necessariamente sinonimi di film campioni d’incassi: «Questi film giravano in circuiti alternativi e non mainstream – dichiara il prof. della Federico II – storicamente il destino di molti film cult era di non avere avuto successo nei circuiti normali, ma grazie al passaparola avevano avuto la possibilità di essere ripresi in circuiti underground con un pubblico ristretto». Ma questa comunque non deve essere ritenuta una regola e, infatti, «ci sono casi di film cult che hanno avuto grande successo, come Casablanca, il quale è divenuto un’istituzione e un assoluto punto di riferimento».
D’altro canto, il cinema cult post-social, tramite l’avvento di Internet, ha altre caratteristiche: innanzitutto, «questo rapporto religioso, di venerazione – asserisce Gaudiosi – con il prodotto audiovisivo lo ritroviamo anche con la serialità»; poi, tramite la creazione di community, forum e fandom, «si creano molto più facilmente delle nicchie, delle bolle di spettatori in grado di trasformare i film in cult, per cui anche i film stranieri, si pensi al cinema horror giapponese, possono essere ritenuti cult in Italia». Dunque, grazie ad Internet e ai social, i cult movies non sono più limitati a circuiti underground.
Secondo il prof. Gaudiosi, «le rassegne di film del passato possono giocare un ruolo fondamentale da un lato per alfabetizzare il pubblico al linguaggio del cinema e dall’altro per la sopravvivenza delle sale cinematografiche». Sono pochi i cinema in Italia che realizzano questi cicli di rassegne, in particolare 2 su 5 a Napoli, sebbene il riscontro e il guadagno risultino quasi sempre positivi. Difatti, «c’è una notevole domanda di prodotti audiovisivi di qualità – sostiene Costantino – e attira in larga parte un pubblico abbastanza giovane».
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