
Quello che è ormai ben noto a tutti come conflitto israelo-palestinese non è solo la causa di danni fisici e morali. Si tratta soprattutto di un evento che va considerato in maniera molto più ampia rispetto ad i suoi confini territoriali. Ogni guerra, seppur non mondiale, riguarda dei fattori geopolitici internazionali. Anche in questo caso, trovare una risoluzione diventa molto più complicato, in quanto vi sono degli attori esterni che hanno un potere decisionale incisivo.
Sono passati poco più di due mesi dall’attacco di Hamas e dall’inizio dei bombardamenti su Gaza, ma è giusto precisare che questo conflitto ha radici molto più longeve (1948). Per riuscire a comprendere quanto gli attori esterni influiscano in una guerra che può sembrare “distante” e come certi conflitti vadano analizzati in un contesto internazionale, si può fare riferimento agli ultimi eventi.
Come avevo spiegato in un articolo precedente, tra questi attori esterni possiamo trovare organizzazioni internazionali come l’ONU. Quest’ultima a sua volta si compone di un Consiglio di Sicurezza formato da cinque membri permanenti ovvero Stati Uniti, Russia, Francia, Cina e Regno Unito. Negli ultimi mesi infatti, abbiamo potuto notare quanto gli Stati Uniti siano coinvolti nel conflitto israelo-palestinese. Israele rappresenta da decenni un ottimo partner strategico per gli USA. Il 9 dicembre, ad esempio, gli Stati Uniti hanno bloccato con il veto la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Anche questa risoluzione, come quelle precedenti, richiedeva il “cessate il fuoco a Gaza“.
Dopo questa mossa, Israele ha ringraziato gli Stati Uniti ed il ministro degli Esteri israeliano Cohen ha attaccato il segretario delle Nazioni Unite, accusando Guterres di essere a favore di Hamas. Nei giorni a seguire però, la situazione umanitaria è diventata ancora più catastrofica rendendo impossibile non fare qualcosa. Il 13 dicembre l’Assemblea dell’ONU ha approvato la bozza che chiede il cessate il fuoco a Gaza. La risoluzione ha ottenuto 153 voti a favore, 10 contrari tra cui USA ed Israele e 23 astenuti, tra cui Italia e Germania.
Il 18 dicembre si apre con una “buona notizia”, è stato aperto il varco di Kerem Shalom per fornire aiuti umanitari a Gaza. Questa è stata la prima volta in due mesi che Israele ha riaperto il varco situato all’incrocio dei confini tra Israele, Egitto e Striscia di Gaza. Intanto le condizioni umanitarie sulla striscia di Gaza, non sono migliorate. Il 22 dicembre però si conferma un’altra notizia aberrante. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, UNHCHR, ha ricevuto informazioni secondo cui le Forze di difesa israeliane avrebbero ucciso 11 uomini davanti alle loro famiglie a Gaza. Secondo l’ONU, tali informazioni, “danno l’allarme sulla possibile commissione di un crimine di guerra.
A seguire il 23 dicembre, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato una bozza di risoluzione per inviare aiuti umanitari a Gaza. I bombardamenti, nonostante la tregua, sono peggiorati, eppure la bozza riguardava solo gli aiuti umanitari. Questa volta la bozza è stata approvata con 13 voti a favore e zero contrari. Gli Stati Uniti, insieme alla Russia, si sono astenuti.
Mentre per molti di noi la notte tra il 24 ed il 25 dicembre è stata motivo di festeggiamenti, per altri ha rappresentato tutt’altro. La notte fra la vigilia e Natale, a Gaza, si è registrata una delle notti più violente dall’inizio di questa guerra. I bombardamenti hanno colpito il centro della Striscia di Gaza, colpendo le zone di Al Maghazi, Bureij e Nuseirat. Sono almeno 250 i palestinesi morti ed oltre 500 feriti. Intanto il numero di vittime continua a salire ed Israele non ha intenzione di fermare gli attacchi contro Gaza finchè non avrà raggiunto la vittoria su Hamas. Sono 240 gli ostaggi detenuti in questo momento ancora da Hamas.
Solo nelle ultime ore, la società Paltel ha annunciato che le telecomunicazioni a Gaza sono state nuovamente interrotte, questa è la quarta volta negli ultimi due mesi. Le malattie infettive aumentano a causa della scarsa igiene e delle zone sovraffollate, colpendo maggiormente donne in gravidanza, bambini ed anziani. Inoltre gli ospedali in grado di offrire vere cure sono sempre meno ed il 93% della popolazione della Striscia di Gaza si trova in una condizione di malnutrizione.
Nonostante ciò l’ultima risoluzione dell’ONU concerne solo gli aiuti umanitari, escludendo una bozza su una tregua. Proprio in merito a queste dichiarazioni, Israele ha affermato che non concederà più visti automatici ai dipendenti delle nazioni unite, considerati complici di Hamas. Le richieste di visto verranno esaminate caso per caso invece che in maniera automatica.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...