
Le innovazioni tecnologiche ed informatiche che caratterizzano la società attuale incidono anche sulle modalità di commissione dei reati, soprattutto da parte della criminalità organizzata, mafiosa e non. Basti pensare che durante il periodo di restrizione della libertà di circolazione conseguente alla pandemia da Covid 19, le organizzazioni criminali dedite al traffico di sostanze stupefacenti hanno proseguito i loro traffici adottando come modalità di trasporto e distribuzione la pratica del darknet market, che prevede la spedizione per posta della sostanza acquistata on line sui mercati stranieri.
Quanto emerge dai procedimenti penali dimostra che il ricorso alle innovazioni tecnologiche ed informatiche da parte della criminalità organizzata viene in rilievo da un lato sotto il profilo della individuazione di sistemi di comunicazioni “sicuri” volti ad eludere il monitoraggio degli inquirenti, dall’altro sotto il profilo delle modalità sempre più sofisticate nella commissione dei reati, finalizzate a rendere più complessa la scoperta dei reati e la loro riconducibilità a specifiche persone fisiche.
Sotto il primo profilo, le indagini degli ultimi anni evidenziano come la criminalità organizzata si avvale, nel settore delle comunicazioni, di criptofonini e di codici criptati che rendono molto più complessa l’attività investigativa. Invero gli inquirenti devono in primo luogo avvalersi delle tecnologie più avanzate per captare tali conversazioni; quindi devono svolgere attività investigative mirate al fine di individuare gli effettivi interlocutori.
Attività particolarmente difficile laddove le comunicazioni non siano vocali (e dunque non ci si può avvalere di strumenti di riconoscimento vocale) ma a mezzo di messagistica, peraltro criptata. Sotto il secondo profilo, sono mutate le modalità di commissione dei reati. Se, ad esempio, prima la droga veniva acquistata e trasportata “fisicamente” e dunque erano possibili attività di appostamento e pedinamento per addivenire alla localizzazione ed ai sequestri della sostanza, ora i traffici avvengono sul web. Gli acquisti e le spedizioni vengono effettuati attraverso la già richiamata pratica del darknet market ed i pagamenti vengono effettuati in criptovalute. Con tali modalità individuare il luogo di partenza e destinazione della sostanza è ben più complesso.
Un altro settore nel quale la criminalità organizzata sfrutta le possibilità offerte da internet è il gioco d’azzardo. Si tratta di una delle attività criminali nella quale Internet ha maggiore rilevanza e di un settore particolarmente remunerativo per le mafie che peraltro ne utilizzano i canali per il riciclaggio dei proventi illeciti. Proprio nell’ambito dell’attività di riciclaggio, che rappresenta una fase necessaria per “ripulire” e reimmettere sul mercato capitali di provenienza illecita, emerge il ricorso alle criptovalute. Se si ricicla il denaro nell’acquisto di un immobile, o di quote societarie, le verifiche patrimoniali secondo metodologie ormai consolidate consentono di individuare i flussi di denaro e dunque di individuare il profitto del reato, così da sottoporlo a sequestro e confisca.
E quando ciò non è possibile, ad agevolare la attività degli inquirenti e della magistratura emerge la previsione del sequestro e della confisca allargata dell’art. 240 bis c.p.p., che prescinde dal rapporto pertinenziale tra il bene ed il reato poiché fonda sulla mera sproporzione tra i redditi leciti dell’indagato ed il patrimonio nella sua disponibilità effettiva. Ma quando l’attività di riciclaggio viene effettuata in criptovaluta un primo problema è la individuazione della valuta digitale (peraltro non regolata da alcuna autorità centrale) e la sua riconducibilità all’indagato. Ciò determina che è molto più complesso individuare non solo il profitto del reato ma anche definire il valore di un patrimonio, nella disponibilità dell’indagato, che sia sproporzionato ai redditi leciti. Risulta dunque più difficile ricorrere alle misure, penali o di prevenzione, di ablazione patrimoniale che sono tra gli strumenti più incisivi nella lotta alla criminalità.
Queste brevi considerazioni impongono due riflessioni. La forza della criminalità organizzata, sia essa di stampo mafioso o no, discende anche dall’apporto di tecnici e professionisti che non hanno scrupolo alcuno a porre le loro conoscenze e competenze al servizio delle organizzazioni criminali. Ciò è sempre esistito (si pensi ad esempio alla rilevanza dell’apporto professionale della figura del commercialista nei reati finanziari e nelle attività di riciclaggio e reimpiego) ma oggi è ancora più significativo, perché le nuove tecnologie, internet ed il mondo delle valute digitali offrono strumenti sempre più sofisticati per eludere le attività di indagine e per riciclare impunemente il provento delle attività criminali.
A fronte della evoluzione tecnologica della criminalità organizzata è necessario da parte dello Stato un impiego di risorse pubbliche significativo per dotare le forze dell’ordine e la magistratura di tutti gli strumenti tecnologici ed informatici nell’attività di contrasto al crimine, con il conseguente aggiornamento professionale di quanti quegli strumenti sono chiamati ad utilizzare nell’attività investigativa. L’unico modo per mantenere efficace ed effettivo il contrasto alla criminalità organizzata, mafiosa e non, è consentire agli inquirenti di avvalersi degli stessi, se non più efficaci, strumenti tecnologici ed informatici di cui si avvalgono i criminali.
di Federica Colucci
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