Napoli, dopo due anni di silenzio e complicità con il Governo di Israele, il Consiglio regionale sceglie di rompere il silenzio sul genocidio commesso a Gaza. Lo ha fatto con una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, che chiede l’interruzione immediata di ogni collaborazione con enti e istituzioni israeliane riconducibili all’attuale governo di Tel Aviv.
Un gesto politico chiaro e deciso, maturato durante una seduta monotematica svoltasi in un luogo simbolico, il Maschio Angioino, e che ha visto un’ampia partecipazione civile e politica. Tra i banchi del Consiglio, si sono alternati interventi accorati, con la presenza di attiviste ed attivisti palestinesi e cittadine e cittadini impegnati sul fronte dei diritti umani. A illustrare la mozione è stato il consigliere di maggioranza Sergio D’Angelo, che ha sottolineato come l’intento non sia quello di interrompere ogni forma di dialogo con la società israeliana, ma di distinguere nettamente tra istituzioni legate a un governo coinvolto in gravi violazioni e realtà impegnate invece per la pace.
Il documento impegna il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, non solo a rescindere eventuali collaborazioni con enti legati all’attuale governo israeliano, ma anche a promuovere, sia presso la Regione Campania sia a livello nazionale, una linea più rigida sugli accordi in ambito accademico, tecnologico, commerciale e culturale con università e imprese israeliane. In parallelo, si punta a rafforzare le relazioni con organizzazioni israeliane non governative attive nel pacifismo, valorizzando una cooperazione alternativa fondata sui diritti umani.
La Napoli dei Palazzi, insomma, sceglie finalmente di dar voce alla Napoli delle Piazze: quella delle ONG, della diplomazia civile, e di chi si spende per costruire ponti, non muri.
Il cuore della mozione sta tutto in una frase pronunciata da Giulia, studentessa palestinese di seconda generazione militante presso il Centro Culturale Handali: «Stop all’equidistanza davanti ai bambini morti a Gaza».
Le sue parole hanno colpito tutti per la loro forza e semplicità, in un contesto in cui la sofferenza civile non è più ignorabile. Il genocidio nella Striscia di Gaza, sta decimando una popolazione già allo stremo, con studi recenti che riportano un crollo della speranza di vita di oltre trent’anni in soli dodici mesi. Una tragedia visibile, durante la seduta è diventata tangibile anche grazie ai cori, alle bandiere palestinesi e alla presenza attiva della società civile. È in questo clima che la città ha preso una posizione che va oltre la politica: è una scelta di coscienza.
Non si tratta solo di parole o dichiarazioni simboliche. Il documento approvato prevede azioni concrete, tra cui il sostegno ad attività umanitarie in favore della popolazione palestinese, anche attraverso l’accoglienza presso strutture comunali, la collaborazione con enti sanitari e sociali, e l’adesione al programma governativo italiano “Food for Gaza”, in sinergia con il ministero degli Esteri. Il sindaco Manfredi ricopre anche il ruolo di presidente dell’ANCI che gli consente di portare la voce di Napoli anche sui tavoli nazionali.
La mozione è quindi più di un atto amministrativo: è un messaggio politico forte, che rivendica il ruolo delle città come attori di pace, capaci di incidere concretamente anche sulle crisi globali.
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