
I recenti eventi alluvionali che hanno caratterizzato prima i paesi del centro-est Europa (Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania) e poi parte dell’Italia, con l’Emilia Romagna maggiormente colpita, sono disastri annunciati e prevedibili. È scorretto identificarli semplicisticamente come “naturali”, tranne che nel concetto di Natura non si includano principalmente le azioni degli esseri umani. Sembra quasi passare il messaggio che l’acqua, nelle sue varie e diverse trasformazioni, abbia deciso di punire l’umanità, quasi fosse un capriccio, ma non è ovviamente così. La trasformazione e il consumo senza regole del suolo e principalmente del reticolo idrografico, naturale o artificiale, è senza dubbio la prima causa dell’interruzione logica dei flussi idraulici.
Sempre più spesso dobbiamo addirittura assistere alla distruzione del reticolo idrografico, cioè i canali esistenti non solo vengono tombati/tombinati (cioè il canale viene sostituito con una tubazione interrata) ma addirittura eliminati. Le acque meteoriche, una volta cadute sul suolo, non solo non riescono più ad essere gestite, ma non sanno proprio dove devono dirigersi, perché ormai mancano totalmente i punti di scarico finale. Ovviamente le acque, non potendo più scorrere liberamente, si accumulano su superfici sempre più estese causando allagamenti più ampi e duraturi. Un altro errore ricorrente è richiedere alle sole fognature urbane il compito di drenare anche l’antico reticolo idrografico: non è così. Le fognature urbane hanno il compito di raccogliere e smaltire solo le acque meteoriche che cadono sulle superfici di strade e aree limitrofe, ma la regolazione delle acque extra-urbane dovrebbe essere gestita dal reticolo idrografico principale (fiume e torrenti) e secondario (canali/fossi naturali o artificiali). Ma come è possibile tutto ciò se nelle aree extra-urbane, ad esempio, per costruire una nuova infrastruttura, ad esempio un aeroporto, si sostituisce al terreno permeabile l’asfalto impermeabile? La risposta è banale: il sistema non funziona più e nel migliore dei casi si verificano degli allagamenti.


Per quanto attiene l’alluvione e/o esondazione, il concetto è lo stesso anche se i meccanismi sono un po’ più complessi. Eliminando parti importanti di reticolo idrografico o sostituendolo con tratti troppo estesi di tubazioni interrate, il sistema idraulico non ha più il tempo di immagazzinare le sempre più notevoli quantità di acque meteoriche. Semplificando al massimo, nella stessa sezione geometrica arriva molta più acqua in sempre meno tempo; quindi, le opere progettate 30/40 anni fa non sono più compatibili idraulicamente. Quali le soluzioni? Prima di tutto è indispensabile una ricostruzione completa e storica del reticolo idrografico originario e individuare tutti quei tratti che è possibile restituire alla propria naturalità. Il problema vero è che per la sempre crescente ingordigia degli esseri umani, tutto ciò che era campagna 30/40 anni fa, oggi è quasi completamente urbanizzato/edificato.
Chi lo spiega a centinaia di migliaia di cittadini che per ripristinare il reticolo idrografico originario è necessario demolire tutto quanto costruito? Chi lo spiega a imprenditori/investitori che non è più possibile consumare altro suolo costituito da terreno impermeabile? Una soluzione possibile è quella di costruire dei volumi di laminazione, cioè volumi che sono vuoti/svuotati quando non piove e pronti ad accogliere le acque quando piove. Al termine dell’evento meteorico le acque sono poi sollevate nel reticolo idrografico evitando soprattutto sovrapposizioni di più eventi di piena. Il problema è che nell’attuale situazione, laddove non si ponga un freno all’aumento sconsiderato di consumo di suolo, saranno necessari volumi enormi per ridurre il rischio di allagamenti e alluvioni; inoltre, quasi come un cane che si morde la coda, per costruire nuovi volumi di laminazione per una gestione ottimizzata del regime idraulico è necessario comunque consumare altro suolo.
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