
Nella mattinata di oggi a Castel Volturno, località Baia Verde, la cittadinanza e i rappresentanti dello Stato e delle Forze dell’Ordine hanno deposto dei fiori davanti alla lapide marmorea che ricorda l’imprenditore Mimmo Noviello. “Mio padre è stato ucciso perchè non ha voluto fare compromessi con la criminalità organizzata. Il sacrificio di mio padre non deve essere vano.” Un’occasione, questa, che non deve essere celebrata solo per quel tragico giorno. Il coraggio e l’esempio di Mimmo Noviello, infatti, devono camminare insieme a noi tutti i giorni.
A dirlo è Massimiliano, figlio di Domenico Noviello, ucciso dalla camorra a il 16 maggio 2008 a Castel Volturno, in località Baia Verde. Domenico Noviello, 65enne di Castel Volturno, venne ucciso in un agguato camorristico il 16 maggio 2008: due sicari raggiungono e affiancano la “Panda” sulla quale viaggia Noviello e aprono il fuoco con pistole di grosso calibro. L’uomo riesce a fermare l’auto e tenta di fuggire a piedi, ma i killer lo raggiungono scaricandogli contro almeno una ventina di proiettili. Nel 2001 Noviello aveva osato sfidare il clan Bidognetti, denunciando un tentativo di estorsione ai danni della sua autoscuola. Per motivi di sicurezza Noviello ha vissuto tre anni sotto scorta.
L’omicidio di Domenico Noviello aveva un chiaro significato: nessuno doveva ribellarsi al sistema del malaffare e della criminalità organizzata. Di fatti, dopo la grande mobilitazione per ricordare l’imprenditore, la giornata commemorativa dedicata a Noviello ha avuto come obbiettivo quello di incoraggiare operai, imprenditori e commercianti a denunciare qualsiasi estorsione e dire no al racket. Da qui, il 22 novembre 2011 viene presentata l’Associazione Antiracket Mimmo Noviello che nasce dall’unione di dieci commercianti del litorale domizio di cui il figlio di Noviello, Massimo, è il Presidente.

All’ISIS di Castel Volturno, durante l’evento organizzato in memoria dell’imprenditore, Massimo Noviello ha voluto rivolgersi direttamente ai ragazzi più giovani: “Oggi siamo qui a ricordare mio padre, Mimmo Noviello. Un padre presente e nonno affettuoso. Amava la vita. Lui ha lasciato a noi l’eredità del senso del dovere. Da quando mio padre è stato ucciso, conobbi Tano Grasso che mi diede l’opportunità di entrare nel mondo dell’associazionismo e dell’antiracket.
L’associazione offre un percorso di assistenze per tutte le vittime di racket. Questo ha dato un senso alla mia vita. Importante è ricordare queste vite, preservare la loro memoria. La Campania detiene il maggior numero di vittime, bisogna evitare di ritornare a fare i conti con questo problema. Queste storie, come anche quella di Don Peppe Diana, servono per non dimenticarci e non dare le spalle a queste problematiche. Oggi ci sono le condizioni per denunciare il racket. Non dobbiamo lasciare inquinare più questo territorio!”.
Il nostro Direttore Antonio Casaccio è stato chiamato ad intervenire all’evento: “Il senso del nostro giornale è proprio quello di dare spazio e libertà ai nostri cronisti. Lavoriamo per garantire il nostro impegno e serietà contro il compromesso della criminalità organizzata. La nostra redazione di Informare è aperta al dialogo e ai ragazzi che sono qui a Castel Volturno”.
Presente all’evento organizzato dall’ISIS di Castel Volturno anche il Prefetto di Caserta Giuseppe Castaldo: “Per il momento le denunce pervenute sono poche. Il fenomeno però continua ad esiste ed occorre ancora lavorare. Denunciare è un dovere, ma ha ricadute concrete: la denuncia può prevenire forme di infiltrazione illegale. L’indifferenza vuol dire omissione. Il mio appello è quindi quello di non dare spazio all’indifferenza”.
Maria Grazia Nicolò, Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, ha concluso: “Mimmo Noviello è stato un esempio virtuoso. Ucciso dalla criminalità organizzata ma anche dall’indifferenza. I dati dell’usura purtroppo ci portano anche al Nord, non solo al Sud. Il percorso di risanamento è iniziato. Il traguardo è lontano ma va raggiunto insieme ai cittadini e di tutto coloro che rappresentano le Istituzioni”.
Presente anche la Presidente Commissione Parlamentare Antimafia: “Mi rivolgo ai ragazzi: che voi possiate seguire l’atteggiamento e l’esempio di Noviello. Il mio lavoro riguarda la capacità di rispettare i diritti. Questo anche sul lavoro, penso al tema dei lavoratori sottopagati. Il 9 maggio, l’arma dei Carabinieri ha arrestato Abinante. Lui gestiva i territori di Monterosa e Sette palazzi a Napoli. Lui ha 25 anni e ha scelto la strada dell’estorsione e dello spaccio. A lui è convenuto fare questa vita da ricercato e oggi da arrestato per qualche soldo in più in tasca? Per questo io vi dico che voi ragazzi avete un valore maggiore. La vostra libertà vale molto di più.”
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