
Il countdown verso la fine del Pnrr è già iniziato. Sul calendario europeo il 31 dicembre 2026 resta una data cerchiata in rosso, a simboleggiare il confine formale oltre il quale il Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe esaurire la sua corsa. Tuttavia, dietro quella scadenza che appare definitiva, si nasconde una realtà più sfumata: per molti progetti, soprattutto quelli che attraversano i territori, la partita non finirà allo scoccare della mezzanotte. La fine formale del Piano, dunque, non coinciderà necessariamente con la chiusura di ogni intervento.
Il meccanismo disegnato a livello europeo lega infatti l’erogazione delle risorse al raggiungimento di milestone e target prestabiliti, più che alla conclusione fisica delle opere. Una distinzione che apre margini di flessibilità, soprattutto per i progetti gestiti dagli enti locali. Secondo l’impostazione che Palazzo Chigi si appresta a delineare, sarà sufficiente dimostrare di aver centrato gli obiettivi concordati per sbloccare i pagamenti Ue, mentre collaudi, verifiche amministrative e rendicontazione finale potranno essere completati anche oltre il 31 dicembre 2026, in particolare per scuole, cultura e rigenerazione urbana.
Il perimetro resta comunque definito dagli impegni assunti con Bruxelles e ogni flessibilità sarà circoscritta. Il messaggio politico è chiaro: nella corsa finale del Piano conta meno il taglio dei nastri e più la capacità di dimostrare risultati concreti e misurabili.
Ma cosa significa tutto questo per il Mezzogiorno? Offrire una risposta univoca non è semplice, perché ogni Missione segue calendari e avanzamenti diversi. Resta però un punto fermo: il vincolo che riserva al Sud almeno il 40% delle risorse complessive. Un obiettivo che, come ribadito più volte dal ministro Tommaso Foti, è stato rispettato e in alcuni casi superato. È quanto emerge in particolare nella Missione Infrastrutture e Trasporti, dove la quota destinata al Mezzogiorno ha sfiorato il 50% del totale.
Il riferimento è ai grandi interventi sull’Alta velocità ferroviaria. I cantieri delle linee Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Messina-Catania rappresentano uno degli assi strategici del Piano. In alcuni casi il Pnrr ha rafforzato programmi già esistenti, come sulla Napoli-Bari, dove nei prossimi mesi è atteso il potenziamento dei tratti già operativi tra Napoli e Benevento. In altri, le risorse europee hanno consentito di sbloccare interventi rimasti a lungo nel cassetto, permettendo l’avvio dei primi lotti delle tratte verso Reggio Calabria e in Sicilia.
Per queste opere il traguardo resta fissato al 2026, anche se la conclusione dei lavori potrà slittare oltre la scadenza formale, previo accordo con Bruxelles, qualora i cantieri abbiano raggiunto uno stato di avanzamento adeguato. In gioco non ci sono solo infrastrutture, ma uno degli obiettivi fondanti del Next Generation EU: la riduzione dei divari territoriali.
Un altro fronte decisivo è quello della digitalizzazione, in particolare degli enti locali e delle scuole dell’obbligo. È qui che molti Comuni del Sud hanno concentrato le proprie energie. A livello nazionale, secondo i dati Ifel-Anci, oltre il 92% delle misure risulta concluso o in fase di realizzazione: 18 miliardi di euro distribuiti su quasi 68 mila interventi, con una forte prevalenza di progetti legati ai servizi digitali e alla formazione. Nel Mezzogiorno questa accelerazione ha mostrato un ritmo ancora più marcato. L’ultimo anno del Pnrr servirà a completare gli interventi residui, anche grazie a correttivi operativi come la proroga al 31 marzo dei termini di rendicontazione per gli interventi scolastici.
Più complesso resta invece il capitolo sanità, dove sarà necessario uno sforzo decisivo per chiudere i progetti sulla medicina territoriale e sul rafforzamento delle strutture ospedaliere, ambiti che ricadono sotto la responsabilità delle Regioni. Analoghe difficoltà si registrano nella Missione Lavoro e inclusione sociale, soprattutto sul fronte dei Neet, ancora lontani dai target previsti e particolarmente concentrati nel Sud.
Il 2026 si annuncia dunque come un anno cruciale. Se da un lato l’Italia si prepara a chiedere a Bruxelles la nona rata, la penultima del Piano, e ha già incassato oltre 153 miliardi di euro, dall’altro solo nell’ultimo miglio si capirà se tutti i progetti arriveranno davvero al traguardo. Resta però un dato difficilmente contestabile: proprio nel Mezzogiorno il Pnrr ha contribuito a scardinare due nodi storici, riducendo i tempi di progettazione delle opere pubbliche e accorciando quelli di pagamento della Pubblica amministrazione. Due tabù che sembravano intoccabili e che oggi, forse, non lo sono più.
Leggi anche: PNRR: in Campania speso solo un terzo dei fondi
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...