
All’interno dell’iconica Cappella Sansevero di Napoli, dinanzi a uno dei capolavori più celebri della scultura mondiale, questa volta a guidare la visita non sono stati gli occhi, ma le mani. Mani che sfiorano il marmo, che seguono le pieghe di un velo scolpito circa tre secoli fa, cercando così di immaginare ciò che gli altri vedono. Proprio nella celebre chiesa partenopea, infatti – comunemente nota anche con l’appellativo di “Pietatella” – lo scorso 17 marzo un gruppo di persone non vedenti e ipovedenti hanno vissuto un’esperienza straordinaria: toccare il celebre Cristo velato, una delle opere più celebri della scultura barocca europea. Così, per un giorno l’arte cambia prospettiva, diventando un’esperienza da percepire con il tatto.
L’iniziativa – dal titolo indubbiamente evocativo: “La meraviglia a portata di mano” – nasce con l’obiettivo di rendere il patrimonio storico, artistico e culturale della città accessibile anche a chi non può affidarsi allo sguardo. In questa occasione speciale, infatti, la barriera che normalmente proteggeva la statua è stata rimossa e i visitatori, dotati di guanti, hanno potuto esplorare la superficie della scultura attraverso un percorso guidato, pensato appositamente per la percezione tattile.
Non è un dettaglio da poco. Realizzato nel 1753 dallo scultore napoletano Giuseppe Sanmartino su commissione del principe Raimondo di Sangro, il Cristo velato è considerato emblema dell’arte barocca partenopea, nonchè uno dei capolavori assoluti della scultura occidentale. La statua, raffigurante il corpo di Cristo disteso e coperto da un sudario marmoreo così sottile e realistico da sembrare trasparente, genera un effetto che per secoli ha alimentato leggende e stupore tra studiosi e visitatori. Il velo che aderisce al corpo, le vene appena percepibili sotto la pietra, i segni della crocifissione: ogni dettaglio diventa una storia da “leggere” con le dita.
E, per chi non vede, il contatto diretto con l’opera permette di costruire un’immagine mentale che nessuna descrizione potrebbe restituire completamente. Sono stati circa ottanta i visitatori coinvolti nell’esperienza, guidati da accompagnatori formati proprio per la mediazione tattile dell’opera. Un approccio che trasforma la visita in un vero e proprio percorso sensoriale, dove la narrazione si intreccia con l’esplorazione diretta della materia. Ma non è tutto: il percorso, dopotutto, non si è limitato esclusivamente al Cristo velato. I partecipanti hanno infatti avuto l’occasione di toccare anche altri capolavori custoditi nella cappella – tra i quali la statua della Pudicizia e il gruppo scultoreo del Disinganno, due opere simbolo del complesso monumentale.
L’evento ha rappresentato senza dubbio un passo in avanti importante, in direzione della costruzione di una visione più inclusiva della fruizione culturale. Musei e siti storici, tradizionalmente progettati per un pubblico che osserva le opere a distanza, stanno dunque iniziando a ripensare il proprio rapporto con i visitatori con disabilità sensoriali, grazie a percorsi tattili, audiodescrizioni e materiali in braille. Strumenti sempre più diffusi, che contribuiscono ad abbattere ostacoli che per troppo tempo hanno limitato l’accesso alla cultura.
Nel caso del Cristo velato, l’esperienza assume un valore ancora più forte. La scultura è celebre proprio per la sua straordinaria resa illusionistica: un velo di marmo che sembra leggerissimo, quasi impalpabile. Toccarlo, dunque, significa entrare in contatto da vicino il virtuosismo tecnico di Sanmartino, e comprendere di conseguenza quanto la materia possa trasformarsi sotto le mani di un artista. E forse proprio questo è il senso più profondo dell’iniziativa: ricordare che l’arte non appartiene solo allo sguardo. Può essere ascoltata, raccontata, immaginata. E, in casi rarissimi come questo, anche toccata.
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