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Il Decreto Sicurezza è legge

Camilla Esposito Alaia
Camilla Esposito AlaiaRedazione Informare
21 giugno 20259 min di lettura

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Il Decreto Sicurezza è legge

Indice (4)

  • 1Cosa prevede il decreto sicurezza
  • 2Contesto politico ed iter parlamentare
  • 3Critiche e proteste in Senato
  • 4Allarme internazionale per i diritti umani

La recente conversione in legge del decreto sicurezza, approvato dal governo Meloni, ha sollevato forti critiche per il suo impatto sui diritti civili. Il provvedimento è passato al Senato con 109 voti favorevoli e 69 contrari e introduce nuove fattispecie di reato e pene più severe per proteste, sgomberi, occupazioni e azioni di dissenso. L’obiettivo dichiarato dal governo è rafforzare la sicurezza interna e proteggere “fasce più vulnerabili” della popolazione, ma i detrattori vedono nel testo un pericoloso giro di vite sulle libertà fondamentali. La capogruppo PD Chiara Braga ha parlato di “abdicazione dello Stato di diritto a favore della paura”, mentre esperti ONU e ONG denunciano rischi concreti per il diritto di manifestare, la privacy e gli standard costituzionali.

Cosa prevede il decreto sicurezza

Il decreto-legge 48/2025 – in vigore dal 12 aprile 2025 – contiene 39 articoli che modificano pesantemente il codice penale e quello di procedura penale. In totale sono previsti 11 nuovi reati e 11 aggravanti aggiuntive. Tra le norme più rilevanti vi è la punibilità della “resistenza passiva” alle forze dell’ordine: fino a oggi un gesto non violento come l’opporsi con il corpo a un arresto o a uno sgombero non era reato, ma ora può costare fino a sei anni di carcere. Aumentano inoltre le pene per chi danneggia beni pubblici o privati durante manifestazioni con violenza: si arriva da 1 anno e 6 mesi fino a 5 anni di reclusione.

La cosiddetta norma “anti-Gandhi” inasprisce le sanzioni per i blocchi stradali o ferroviari di protesta. In particolare, ostruire il traffico con il proprio corpo diventa un reato penale: il decreto prevede fino a 1 mese di carcere e 300 euro di multa per un singolo arresto stradale, ma la pena può salire fino a 6 anni di detenzione se il blocco è commesso da più persone durante una manifestazione. Vengono poi introdotti nuovi reati come le lesioni a un ufficiale o agente di polizianell’adempimento delle funzioni, punibile fino a 16 anni di carcere in base alla gravità del fatto.

Tra le altre disposizioni, spiccano norme molto contestate come lo «scudo penale» per gli agenti sotto copertura dei servizi segreti. L’articolo 31 permette infatti a questi agenti di entrare e persino dirigere associazioni terroristiche senza incorrere in responsabilità penali: le famiglie delle vittime del terrorismo hanno definito questa misura una vera e propria “licenza criminale”. Inoltre si introducono pene fino a 7 anni di reclusione per chi occupa abusivamente immobili altrui (art. 10) e fino a 2 anni per chi blocca strade o ferrovie (art. 14). Molte di queste misure colpiscono direttamente gruppi già svantaggiati: ad esempio diventa reato sfruttare minori nell’accattonaggio (pena fino a 5 anni) e le carceri per detenute madri vengono addirittura ridotte da quattro a due, rendendo possibile il carcere anche a chi abbia figli piccoli.

Il testo ha in parte recepito un vecchio disegno di legge di sicurezza già discusso nel 2023: lo aveva fermato il Senato dopo rilievi del Quirinale. Il presidente Mattarella, infatti, aveva segnalato profili problematici nel precedente iter, così molti articoli sono stati riscritti e poi ripresentati nel dl d’urgenza. Secondo gli esperti ONU, la scelta di adottare queste norme con un decreto-legge d’emergenza (anziché un disegno di legge normale) ha ridotto il controllo parlamentare e pubblico. Gli specialisti ONU avvertono che il testo contiene «definizioni vaghe» relative al terrorismo e può tradursi in applicazioni arbitrarie, colpendo eccessivamente minoranze etniche, migranti e rifugiati.

Contesto politico ed iter parlamentare

L’approvazione del decreto è avvenuta in un clima politico molto teso. Il Governo Meloni ha chiesto la fiducia in Parlamento per accelerare l’iter: già il 27 maggio la Camera aveva votato la fiducia con 201 sì e 117 no (gli astenuti furono 5), e il 4 giugno anche il Senato ha confermato la fiducia con 109 voti favorevoli, 69 contrari e 1 astensione. La mozione di fiducia ha impedito modifiche sostanziali al testo, blindando il decreto nella forma presentata dal governo. Nonostante il largo sostegno della maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia), si è trattato di un passaggio molto combattuto. Alcuni senatori di Lega e FdI hanno tenuto interventi al vetriolo in aula, mentre l’opposizione (PD, M5S, +Europa, Verdi, Azione ecc.) è riuscita a organizzare momenti di protesta e dibattito pubblico prima del voto.

Prima del via libera definitivo, i relatori speciali ONU avevano anche chiesto all’Italia di rivedere il provvedimento, segnalando che molte norme erano in contrasto con gli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Il decreto è entrato formalmente in vigore il 12 aprile 2025, ma doveva essere convertito in legge entro 60 giorni (pena lo scadere delle misure). Con l’approvazione parlamentare del 4 giugno, il testo è così divenuto legge dello Stato. Il governo esulta: la premier Meloni ha scritto su X che si tratta di “passo decisivo per rafforzare la tutela dei cittadini, delle fasce più vulnerabili e delle nostre Forze dell’ordine”, e il ministro dell’Interno Piantedosi lo definisce «provvedimento strategico» contro criminalità e terrorismo.

Critiche e proteste in Senato

La seduta di Palazzo Madama è stata estremamente movimentata. Diversi senatori di centrosinistra, dopo aver tentato un dialogo, si sono seduti a terra davanti ai banchi del governo con cartelli inneggianti al dissenso (si leggevano slogan come “Vergogna” o “Denunciateci tutti”) per protestare contro alcune pene previste dal decreto. La puntuale punibilità della resistenza passiva o del blocco stradale – finora considerati atti politici pacifici – è stata indicata apertamente nelle scritte dei manifestanti. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha dovuto sospendere i lavori e convocare la conferenza dei capigruppo dopo ore di tensione.

In aula, l’opposizione ha parlato di “svolta autoritaria”. Il gruppo PD, ad esempio, ha accusato la maggioranza di aver mortificato il Parlamento rinchiudendo il confronto dietro alla fiducia. La capogruppo PD alla Camera, Chiara Braga, ha attaccato duramente il governo definendo il decreto «l’abdicazione dello Stato di diritto a favore della paura». Per Braga la legge colpisce soprattutto cittadini fragili (migranti, poveri, ambientalisti) e «avvicina l’Italia alle società illiberali e alle democrazie autoritarie». Critiche analoghe sono venute da M5S, +Europa e Verdi: secondo questi gruppi il nuovo pacchetto sicurezza rischia di criminalizzare la protesta sociale e di indebolire i controlli sulle forze dell’ordine.

Dal mondo civico non sono mancati appelli agli eletti perché fermassero il decreto: l’associazione Sardine e diverse reti civili hanno partecipato a manifestazioni a Roma contro la conversione in legge. Un tweet di Amnesty International Italia invitava a «respingere questa legge repressiva» perché sanzionerebbe il dissenso pacifico. Sul fronte opposto, i partiti di maggioranza hanno difeso il testo. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno sottolineato che le nuove misure sono destinate a proteggere i cittadini onesti e a dare strumenti più efficaci alle forze dell’ordine. Ad esempio, il deputato FI Tullio Ferrante ha elogiato l’inasprimento delle pene vicino alle stazioni e sui treni («così milioni di viaggiatori saranno più sicuri») e ha definito «sacrosanto» perseguire chi blocca strade o ferrovie col diritto alla mobilità altrui. In sostanza, il governo dipinge il decreto come una risposta necessaria ai problemi di ordine pubblico e criminalità, mentre l’opposizione lo considera un attacco alle libertà democratiche.

Allarme internazionale per i diritti umani

Le reazioni critiche non si sono limitate al dibattito interno: numerosi esperti di diritti umani a livello internazionale hanno espresso forti preoccupazioni. Sei relatori speciali delle Nazioni Unite, coordinati da Gina Romero (relatrice sulla libertà di riunione), avevano già sollevato il 15 aprile i timori su larga scala. Nel loro comunicato si legge che il testo contiene «definizioni vaghe e disposizioni ampie relative al terrorismo che potrebbero portare a un’applicazione arbitraria». Già in dicembre gli esperti ONU avevano avvertito l’Italia che la legge, nella forma originaria, avrebbe violato obblighi di diritto internazionale sui diritti alla mobilità, alla privacy, al giusto processo e alla libertà personale.

L’organizzazione umanitaria Amnesty International ha coordinato iniziative di protesta nel Paese e pubblicato un report durissimo: la vicedirettrice Esther Major ricorda che i decreti-legge vanno usati solo per emergenze straordinarie, non per aggirare il Parlamento. Secondo Amnesty, la norma imporrebbe pesanti restrizioni ai manifestanti pacifici – «un ambiente ostile», dice l’appello – perché introdurrebbe carcerazioni fino a 7 anni per occupazioni e fino a 2 anni per blocchi di strade, con nuove aggravanti da considerare nei reati già esistenti. Il risultato, avverte Amnesty, è che colpirà in modo discriminatorio attivisti ambientalisti, migranti, poveri e altre minoranze, limitando «indebitamente» libertà di espressione, di riunione pacifica e di movimento. In sostanza, l’ONG chiede a deputati e senatori di respingere la conversione del decreto per rispetto dello spirito democratico.

Oltre alle critiche su contenuto e iter, molti segnalano il pericolo di ricadute sui diritti digitali. Un reportage di Wired Italia mette in luce che il decreto prevede esteso impiego di body-cam e sistemi di riconoscimento facciale da parte delle forze dell’ordine. Ciò significa che i manifestanti rischiano di essere spiati e identificati con tecnologie invasive. Come spiega Riccardo Noury di Amnesty, le immagini raccolte dalla body-cam potrebbero servire a profilare etnicamente i dimostranti tramite algoritmi di intelligenza artificiale, con dubbi anche su dove finiscano quei dati sensibili raccolti. In poche parole, il decreto allarga i poteri di sorveglianza del governo su cittadini e attivisti.In questo quadro, anche l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa potrebbero sollevare interrogativi sul rispetto delle Convenzioni sui diritti umani. Per ora, però, l’Italia ha approvato il provvedimento definitivo. La questione resta quindi aperta: opposizione e associazioni annunciano ulteriori iniziative legislative ed eventualmente ricorsi di legittimità alla Consulta, mentre il governo ribadisce la linea della fermezza. Il decreto sicurezza rimane al centro del dibattito pubblico: da un lato viene presentato come rafforzamento della legge e dell’ordine, dall’altro come una norma estremamente controversa che potrebbe lasciare cicatrici sui diritti civili del Paese.

Leggi anche: Legambiente, Campania prima per abusivismo sulle spiagge

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